“Filomena e le altre” di Nadia Campanelli

“Filomena e le altre” di Nadia Campanelli

Recensione di Ilaria Biondi

Filomena e le altre

“Nel cuore culliamo il ricordo del nostro passato e ci riconosciamo nel quadro che il tempo ha dipinto”

Noi siamo Filomena e le altre.

Noi figlie, innamorate, fidanzate, mogli, madri, nonne.

Noi, Donne.

Era custodita la mia infanzia povera nelle curve ruvide dei miei zoccoli, che nella prodiga ora mattutina conducevano il mio passo di vento e lucciole nel crocchio sommesso e gioioso della scuola di Mompiano.

Paese cullato dal ventre delle montagne e bagnato dal verde di prati freschi.

S’intanava l’odore di stalla, fumo e minestrone nella trama gualcita dei nostri vestiti, che attendevano testardi le nuove trame di primavera, per germogliare di sole e profumo di violette.

Cercava l’ingenuo sogno una Santa Lucia di sconosciute gaiezze.

Nella tenera letizia bambina immaginavo carezze fiorite a una bambola nuova.

Ma il sacco di farina ostinato di miseria esibiva mesto una manciata di mele.

Svaporavano le mie lacrime amare nel cielo lindo del sorriso di mia madre.

Noi siamo Filomena e le altre.

Nel fallace abbaglio del Carnevale, trombette e maschere a calpestare d’allegria i giorni bui di una povertà che tenace si aggrappava ai muri corrosi.

Ai pavimenti ammaccati.

Ai materassi di paglia che accoglievano i nostri sonni ancora svolazzanti di illusioni.

Scorreva il rosario dei nostri giorni giovani, timbrava il tempo il passare delle ore e delle stagioni.

Esplosa la baldoria delle stelle filanti, dilagava nel cuore l’attesa della Vecchia.

Fantoccio cencioso che nel grembo stonato del suo sorriso inebetito e delle sue smorfie senza pupille raccoglieva paure, fatiche e screpolati travagli.

La si bruciava a metà Quaresima al Cortif.

E a quelle fiamme arcane affidavamo, fiduciose, le nostre amarezze acuminate.

Guardavamo le lingue infuocate con stupita gratitudine, certi che quella sera, grazie alle braci che avrebbero colmato le scaldine, i nostri sogni sarebbero stati più dolci.

Noi siamo Filomena e le altre.

La polvere di affanni che attraversava le nostre vite era accolta benevola dai nostri cuori giovani, che trovavano le acque quiete della speranza anche nel terreno pietroso dell’indigenza e della schiena piegata dalla zappa e dall’aratro.

Filomena e le altre

Il pianto del maiale scuoteva i fragili silenzi dei giorni nebbiosi di gelo, ma le sue carni pietose salvavano il nostro ventre dagli uncini crudeli della fame.

Il nostro respiro scrutava attonito il misterioso limite dell’orizzonte.

Il vuoto delle nuvole.

Il rombo remoto della pioggia.

L’aria secca e screpolata.

Il pensiero del raccolto tormentava la nostra pelle e i nostri volti.

Il desco ci accoglieva con gracili promesse di polenta, fichi secchi e pacioni.

Ma lieve si faceva il nostro passo di ballo, quando la fisarmonica alzava le sue note fino all’ultimo cicaleccio delle stelle.

Noi siamo Filomena e le altre.

Nuova felicità si accendeva nei nostri cuori azzurri, che chiedevano alla Madonna, portata in processione nella luce silente di maggio, la grazia e l’incanto dell’Amore.

Il destino rapace ha squarciato i nostri segreti pensieri col vento turbinoso e selvaggio della guerra.

I nostri miraggi di felicità hanno intonato un canto di lamento.

Abbiamo detto addio alle notti di sottoveste mormoranti di stelle, col pensiero a inseguire i nostri uomini nell’attesa di sangue del fronte e nella sghemba incertezza dei campi di lavoro.

Abbiamo cavalcato strade e sentieri con sguardo di mite fierezza.

Custodendo le mani e le voci dei nostri cari entro il ventre caldo del nostro coraggio.

Noi siamo Filomena e le altre.

Madri e sorelle dei nostri fratelli, dei nostri padri, delle nostre compagne di sventura, di figli partoriti sotto le macerie e di figli perduti nello svaporare folle e insonne di un’esplosione.

Madri dei nostri mariti e degli Amori che l’inganno dell’esistere ha ucciso anzitempo.

Abbiamo percorso le carraie polverose della fame e della guerra, sfidando gli spari di fucili, i bombardamenti, i bengala avvolte nei nostri scialli di lana, amore e pietà.

“Donne generose di coraggio, di preghiere e di pianto”

Il nostro anello nuziale non ha temuto la distanza, ma il nostro cuore si è sventrato insieme alla polveriera sul colle e al respiro massacrato della famiglia Boccacci.

Le lacrime carezzano mute i volti d’ombra di tutti i caduti, nell’adagio compassionevole delle nostre litanie.

La pozza nera di quegli anni senza eternità ha scarnito le nostre estati orgogliose di gioia e vita.

Non è morto il fiore dei nostri anni, protetto e difeso dal fazzoletto che ci copriva il capo, ma i petali son divenuti tristezza appassita.

“La guerra è una ferita che non si chiude da un giorno all’altro”

Noi siamo Filomena e le altre.

“Comprendere chi eravamo e non dimenticare”

Il memoriale che Nadia Campanelli ha realizzato in collaborazione con la Cooperativa dei Lavoratori di Mompiano è un pezzo di memoria che riavvolge il filo del gomitolo aggrovigliato della Storia.

Le piccole ma grandi storie personali e quotidiane delle donne del borgo bresciano di Mompiano si incastrano con vigore, tenacia, saggezza e caldo abbraccio materno fra gli ingranaggi dolenti e ingannevoli dei primi cinquant’anni del Novecento.

Storie che esigono con dolce fermezza di essere ascoltate e non dimenticate.

Il canto fiero di coloro che hanno scavato col pennino la trama bianca delle pagine di quegli anni si è affidato, generoso e appassionato, alla penna sincera, leggiadra e vellutata di Nadia Campanelli, che con mano di luce ha sciolto dal silenzio quei racconti preziosi.

Dalle ossa nere di un tempo di impossibili tribolazioni e battaglie di dolore guizzano i ricami e gli amuleti di queste voci, voci di donne che hanno fatto risplendere il sole anche sugli alberi sfioriti e sul volo mesto degli uccelli.

E sui detriti di cenere e sogni, alta nel vento di primavera, grida la vita il  suo inarrestabile respiro…

“ [La Gina] Dopo la Resistenza partorì la sua terza bambina ][…]. Il destino, alla nostra Gina, aveva regalato solo femmine, ma di questo fu contenta, perché era solita ripetere quanto fossero importanti e indispensabili le donne per costruire un futuro migliore!”

Grazie a Nadia Campanelli, a Filomena e le altre donne di Mompiano e a tutti coloro che hanno concorso alla creazione di questo volume.

Un mosaico luminoso di voci e immagini di un tempo lontano ma non perduto, che riverbera sul nostro presente la propria melodia di vigore femminile, saggezza contadina, abbraccio di campana, dialetto e poesia.

Titolo: Filomena e le altre

Autore: Nadia Campanelli
Genere: memoriale
Editore: Cooperativa Lavoratori
Anno: 2006

SINOSSI

“Le donne, da vestali della penuria e del focolare spento, tornavano ad essere grembo e culla di nuove vite. La storia d’Italia apriva un nuovo capitolo, il ciclo della vita scritto in inchiostro rosa riprendeva il suo placido corso.”(Massimo Tedeschi, “Bresciaoggi”)

 

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