Io, mamma.

Io, mamma.

di Antonia Romagnoli

io, mamma

Volevo dare anch’io un piccolo contributo per la festa della mamma.

Ho scritto tre articoli che non vi farò probabilmente mai leggere.

La mia vita ruota troppo intorno alla maternità per riuscire a dire qualcosa di sensato sul tema senza tirare fuori il mio vissuto.

Volevo scrivervi una paginetta ironica sull’educazione.

Volevo scrivere qualcosa di commovente sulla maternità.

Volevo condividere la mia mirabolante esperienza.

Bubbole.

Vi regalo, invece, un piccolo cristallo. Uno di quei ninnoli inutili, costosissimi, che in molte case (ma non la mia, purtroppo) fanno bella mostra in vetrinette e scaffali.

Se ci guardi dentro, in quei bei cristalli, vedi il mondo tutto moltiplicato, vedi mille mondi. Tante piccole, minuscole scene. Oggi ti regalo le mie.

In un mondo ci sono io che pedalo. Dietro di me c’è il mio secondogenito, ancora piccino, e torniamo dall’asilo. Canto una canzoncina stupida, senza senso, inventata per lui. Ogni giorno, la cantiamo. Parole messe insieme senza significato, ma è la nostra canzone.

Tipo topo… topo tipo…

Ma il cristallo si è mosso, e già la scena è sparita, già non la sento più. È rimasta l’eco, parole lontane che il tempo si è portato via.

In un altro cristallo c’è mia figlia maggiore. È seduta sul seggiolino della macchina, legata come un salame. Un bozzolo rosa, tutta occhi e ciuccio. Non vuole stare seduta, si dimena e la guardo preoccupata dallo specchietto. Poi, accendo la radio e appena sente She love you dei Beatles si calma. Balla quasi, ondeggia felice da dietro il ciuccio sento che canticchia ie ie ie.

E io capisco che questo istante è per sempre.

Ma il cristallo si muove appena, ed ecco me bambina accanto alla mia mamma. Lei che lavora all’uncinetto, io seduta ai suoi piedi. “Aspetta che devo contare”. Interrompe per un poco la mia fiaba, e io paziente aspetto, col fiato sospeso, che quei conti difficili finiscano.

Perdonatemi, questa volta sono io a scuotere il ninnolo. Pensare a lei, oggi, fa ancora troppo male, anche trent’anni dopo averla persa.

Arriva un altro piccolo mondo, ed ecco la nonna, ed ecco me piccina che le cammino accanto. Come andava forte, la nonna! Quante volte dovevo chiederle di rallentare perché le mie gambette corte non le stavano dietro! Me lo diceva sempre, quando tanti anni dopo, camminavamo piano lungo la via, lei affaticata dagli anni.

Quanta vita è passata, quanti mondi ho perduto. Come figlia, come mamma!

In un altro cristallo, e questo è l’ultimo che vi dono, c’è il più piccolo dei miei figli.

C’è il suo braccino che mi cinge il collo, quasi mi soffoca nelle lunghe notti in cui, se solo muovo un muscolo, lui si sveglia. Ma lo so già: se muovo il cristallo, anche questo mondo scompare. Sto ferma, immobile, e so che l’attimo è prezioso, unico, labile come il vento e forte come la roccia.

Questi sono i miei doni per voi, in cui ho racchiuso tutto il mio mondo di mamma. C’è tutto, anche quello che la mia voce non ha la forza di dire.

Perché essere mamma è possedere il mondo, ed è perdere tutto in ogni istante.

 

My blog, Il salotto di miss Darcy

Un commento:

  1. Che belle sfaccettature di cristallo e di attimi eterni pieni di vita vera colmi di amore, stampati nello spirito per sempre uniti a quelli delle nostre madri e non solo quelle biologiche. Mi hai emozionato.

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