Amarcord: La Montagna, l’aquila e la pioggia

#contest Amarcord
di Altea Alaryssa Gardini

Avevo appena 14 anni, non posso dire che prima di allora non ci avessi mai pensato ma le mie esperienze, in merito all’approccio con l’altro sesso, erano a dir poco più somiglianti a degli scontri tra galli. Troppo poco femminile, troppo poco delicata, insomma troppo poco in un sacco di cose ma decisamente troppa in molte altre.

Le scuole superiori erano iniziate da poco, di fianco a me sedeva un ragazzo molto carino ma decisamente più somigliante ad una marmitta di una mietitrebbia che ad un essere umano, se capite cosa intendo, ma non so per quale ragione mi interessasse guardarlo. Credo, sia molto probabile, che io stessi mettendo in atto la mia prima indagine sociologica: alcuni esseri umani, sono delle marmitte.
Quello fu il periodo in cui tentavo di cercare una mano, quella cosa calda che ti aiuta a rialzarti ogni volta che cadi, probabilmente perché continuare a sbattere il sedere a terra e tenere la testa bassa, sotto il peso della maschere, mi stava iniziando a dare parecchie noie. La mia richiesta ricorrente era: ma perché, diamine, sempre a me? Poi scoprii “Il trono di spade” e me ne feci una ragione, ma a quel tempo mi era tutto molto più difficile.

Vi ho già parlato di Gianluca: la marmitta, ora vi parlo di colui che sedeva in fondo alla classe. Divenne la mia mano calda e la prima vera scoperta in ambito sociologico: alcuni esseri umani sono rocce calde.
Di lui avevo notato gli occhi limpidi e l’abilità di lasciarsi scorrere tutto intorno, come fosse di poco interesse rispetto al suo sguardo da aquila. Passavamo interi pomeriggi, senza un vero perché a parlare di qualsiasi stupidaggine possa interessare due ragazzi di 14 anni: lui voleva mettere radici ed essere la più alta montagna del mondo, io volevo volare via e andare il più in alto possibile. Fu in una giornata di pioggia, lungo un viale alberato, che mi trasformai in drago e feci il nido in cima a quella montagna così calda con il nome di un fiume. Il nome delle stesse acque, in cui molti iniziarono la loro prima nuova vita al tempo di Gesù.
Col tempo, ci siamo poi persi di vista e i contatti si sono fatti radi. Lui è la roccia di molti altri suoi compagni d’arme e io sono volata via, ma ogni pomeriggio di pioggia penso a quel suo modo di tenermi al sicuro che poi ho cercato nel mio attuale compagno. Non è stato un caso che abbia trovato un uomo che me lo ricordasse: qualcuno che mi lasciasse fare il nido ma mi permettesse di volare.

Un commento:

  1. Tenero,ironico, schietto e femminile un ricordo che mi ha scaldato il cuore. Brava!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *