Scrivere di cancro. Appunti di vita. “Io più forte di…Te”

RECENSIONE DI Mariagrazia De Castro

Autori: Vittoria Principe, Lorena Goldin

Titolo: “Io più forte di… Te”

Edizione: Edizioni vpcomunication

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Il dolore, la sofferenza e la malattia hanno sempre fatto parte del femminile.

La letteratura, tra paradigmi tradizionali e contemporanei, ci restituisce diversi cammini, metaforici o reali, di dolore al femminile. Malattie, lutti, tradimenti e sofferenze d’ogni tipo, alimentano drammi strazianti e spezzano vite femminili che si trovano a fare i conti con un dolore che frantuma le loro vite, le incatena o ancora le porta a fare i conti con il passato senza nessuna aspettativa per il futuro.

Dopo un grande dolore viene un senso solenne, stanno composti i nervi, come tombe, il cuore irrigidito chiede se proprio lui soffrì tanto? Fu ieri o qualche secolo fa?

Emily Dickinson

Le donne, le eroine dei romanzi, le protagoniste di molte novelle, conoscono i dolori del corpo, le ferite dell’anima, il tormento impotente, il supplizio dei supplizi, quello che ti fa dire “non posso più combattere” come scrisse Virginia Woolf al marito in un ultimo biglietto prima di lasciarsi annegare con delle grosse pietre in tasca.

Poi ci sono due donne, due autrici – Vittoria Principe e Lorena Goldin – che tracciano un percorso di ripristino dell’equilibrio fisico ed emotivo, lungo la loro via di vita segnata dal cancro, dalla malattia tumorale, che l’oncologo Antonio Febbraro, nella sua prefazione al libro definisce “ladra del nostro futuro”.

Due donne, due scrittrici, due malate per le quali il cancro diventa forma di comunicazione, voce espressiva. Il cancro si fa parola scritta.

“Oggi ho vinto. Quella sera mi sembra tanto lontana. Quasi inesistente. Ma ne avverto ancora l’odore e il sapore acre. Una lotta immane che solo chi vive può capire”. (p. 9).

 Un dolore a due voci. Un diario a quattro mani. Un racconto che non è sfogo, né isteria femminile da quattro soldi. È la storia, due storie convergenti di un cancro che non ferma il tempo, non annulla lo spazio, ma richiede scelte fatte di testa e di cuore. Un presente narrato, un futuro segnato dalla ricerca delle strategie complesse entro le quali re – inquadrare la propria vita.

“Raccontare il percorso, il vissuto della malattia, è fondamentale, per sé e per gli altri. Per aiutarli. Anzi aiutarle, le donne. Essendo il mio tumore tutto femminile, un tumore in quote rosa, il mio parlare è rivolto soprattutto alle donne” (p.11).

 Vittoria e Lorena raccontano le loro storie, personali e particolari, vincono la battaglia contro il cancro. Per loro la scrittura assume un valore terapeutico, strumento e fine per riconciliarsi con il dolore e anche con la vita perché dalle loro parole traspare, evidente, che attraverso il dolore, lo scrivere del dolore e il vivere nel dolore, hanno conosciuto meglio loro stesse e si sono auto – offerte la possibilità di ascoltarsi.

La penna è la loro chemioterapia del corpo e dell’anima. E scrivere immediatamente dopo aver vissuto il cancro, sembra rispondere a un bisogno urgente, struggente e disperato di rimettere insieme la propria esistenza, di ricomporre il mosaico della propria vita, recuperarne i frammenti, riciclarli come materia seconda.

 “Vedere i capelli che, appena li tocchi, ti restano tra le mani, è un’esperienza che non si augura ad alcuna. Con ogni ciocca che cade, se ne va la certezza di essere donna, la speranza di poter di nuovo piacere, di rivederti com’eri. È qui che ho vissuto il momento più alto di solitudine”. (p.17).

Un libro che rompe il muro del silenzio, un percorso narrativo con cui le autrici condividono emozioni e stati d’animo, consigli e speranze. A loro serve come speranza per sentirsi meno sole, a noi come strumento per superare la paralisi pregiudiziale del cancro come “male incurabile”.

Stando a un sondaggio condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) un campione di 150 persone colpite da un tumore ha risposto (81%) che scrivere può aiutare a combattere il cancro.

E noi che siamo al di qua della barricata e leggiamo chi scrive di cancro, possiamo comprendere, seppur parzialmente, che chi combatte contro il male del secolo non smette mai di sognare, lavorare, amare, pensare, progettare e proiettarsi nel futuro, con determinazione, coraggio e ottimismo. Perché scrive.

Vittoria e Lorena sono come le donne spezzate di Simone de Beauvoir: donne lese, annullate, donne che devono sollevarsi dalle macerie, ma solo con la loro consapevolezza e con le loro forze. Da qui il titolo Io più forte di…Te …è proprio la forza che evolve il dolore, lo trasforma, lo permuta, lo baratta; un dolore che permette solo a chi lo ha vissuto di maturare… una sofferenza che trasforma tutto in sensatezza.

* Prefazione del dott. Antonio Febbraro, Primario Oncologia Fatebenefratelli di Benevento e conclusioni della dott. ssa Paola Martinoni, fondatrice Associazione “Libellule Onlus”.

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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