L’allattamento non è una nuvola rosa.

L’allattamento non è una nuvola rosa.

Intervista a Rita Perduca

di Antonia Romagnoli

allattamento mamma

Mary Cassatt, 1898 – Louise nursing her child

Avrò abbastanza latte?” “Il mio latte sarà nutriente?” “Devo tornare al lavoro, come faccio ad allattare?” E poi, amici e parenti che aiutano… “Ha già un anno, basta con quella tetta!” “Gli dai il latte troppo spesso: diventa viziato!” “Ormai il tuo latte sarà acqua: non è meglio un bel biberon?”

Allattare al seno non è facile come sembra. Non si tratta solo di una questione fisica, quanto di una serie di condizioni, mentali e culturali, di dubbi, insicurezze e ansie che le neomamme devono affrontare, spesso da sole o con aiuti inadeguati.

Se non bastassero le difficoltà che possono sorgere per tanti motivi, allattare al seno spesso significa anche lottare contro un retaggio culturale di pregiudizi e ignoranza. Sembrerebbe, per molti versi, che intorno all’allattamento materno ci sia, e ci sia stata, una vera e propria campagna di demotivazione: le mamme che non allattano, è chiaro, sono un ottimo affare e non basta che la pubblicità del latte artificiale sia vietata. Quando si esce dall’ospedale si ha già in mano il nome di un latte maternizzato, se non addirittura l’idea che una piccola aggiunta sia del tutto naturale e sana.

Oggi, però, non voglio essere io a fare considerazioni su questo tema, ma lascio la parola a un’esperta, Rita Perduca, consulente IBCLC.

Questa sigla difficile è l’acronimo di International Board Certified Lactation Consultant® e indica una consulente professionale dell’allattamento. Si tratta di una figura nata in America, dove affianca il personale ospedaliero, e da alcuni anni è stata portata anche in Italia da alcune donne e mamme, che hanno scelto di portare avanti questa preziosa competenza per aiutare altre mamme in difficoltà.

Ho conosciuto Rita in un momento particolarmente delicato della mia vita, nel quale, al contrario di altre mamme, desideravo chiudere con l’allattamento al seno: il suo aiuto prezioso mi ha aiutata a motivare la scelta di proseguire e di guardare in modo nuovo il rapporto con mio figlio e con il mio ruolo di mamma.

Ciao Rita, e grazie per aver accettato questa intervista. 
Per prima cosa, vorrei chiederti una cosa che può sembrare scontata: perché è importante sostenere le mamme che allattano al seno?

 

Cassatt_Mary - Maternité,1890

Cassatt Mary – Maternité,1890

Ti ringrazio per avermelo chiesto; sembra una domanda scontata, in realtà non lo è affatto, perché si è parlato moltissimo di allattamento negli ultimi anni e a volte anche  con superficialità e a sproposito, creando tantissimi equivoci : credo che per chiarire il senso del sostegno all’allattamento materno serva partire da una sua definizione corretta.

L’allattamento non è che un atto istintivo determinato dalla fisiologia della gravidanza e del parto: una funzione fisiologica del nostro organismo, come la respirazione o la digestione.

Si tratta del sistema completo di sostegno per mamma e bambino dopo la nascita.

Come affermano OMS e da UNICEF e come riporta il nostro Ministero della Salute, infatti, il mancato allattamento -ed in particolare il mancato allattamento esclusivo durante i primi sei mesi di vita-  sono importanti fattori di rischio:  possono causare una maggiore mortalità e propensione ad ammalarsi dei neonati e dei bambini, oltre a una maggiore difficoltà nelle attività scolastiche, una minore produttività e un diminuito sviluppo intellettuale e sociale, con evidenti ricadute a livello della comunità.

Davvero vogliamo essere responsabili di tutto questo?

Gli ostacoli all’allattamento nascono quasi sempre dalla non conoscenza di tutto questo: di ciò spesso ne approfittano le aziende produttrici di sostituti del latte materno che lucrano su un falso problema, che è quello di “non avere latte”, usando anche mezzi al limite della legalità per incrementarlo. Come puoi immaginarti, questa dinamica rischia di creare un circolo vizioso, in cui moltissime persone cadono.

Attualmente, a 4 mesi in Italia allatta in modo esclusivo solo il 35% delle mamme.

Quali sono le problematiche che ti vengono maggiormente sottoposte?
Mary Cassatt - Sleepy baby,1910

Mary Cassatt – Sleepy baby,1910

Sono moltissime e diversissime, le problematiche che tratto come IBCLC:  mi occupo ad esempio di allattamento nei bambini prematuri, di rilattazione dopo mesi di interruzione, di portare al seno un bimbo nato con labiopalatoschisi, sindrome di Down, di allattamento in caso di patologie materne, ma anche di informare che la birra non fa latte e che per evitare sintomi neurologici al cucciolo è necessario allattare almeno le due ore successive ad un brindisi. Mi occupo di aiutare ad allattare, ma anche a smettere di farlo.

A volte semplicemente sto accanto alla mamma e la ascolto, lasciando che trovi in sé stessa le risorse che ancora non conosce e che la porteranno ad un allattamento sereno.

L’unico tratto comune delle mie consulenze è che, qualunque sia il caso, si tratta di un allattamento infelice e a rischio, che spesso può diventare sereno e soddisfacente per quella mamma e quel bambino.

Questo è infatti un periodo molto strano, di transizione: nella nostra cultura coesistono condizionamenti ancestrali che pervadono ancora la vita quotidiana di moltissime mamme e conoscenze tecnico-scientifiche mai possedute finora, per cui niente dovrebbe essere più avvolto da misteri e congetture!

 

Le mamme sono purtroppo ancora in preda a pregiudizi originati da varie fonti, quali “ora è grande per poppare” “se mangi i fagioli il bimbo avrà le coliche”, “crescono bene anche con la formula artificiale” ecc, ecc., mentre come IBCLC esploro l’allattamento a 360 gradi, grazie all’apporto di scienze come l’endocrinologia, la microbiologia, la psicologia, la farmacologia, l’epidemiologia, l’epigenetica, ecc., ecc. e  sono supportata dal punto di vista clinico da tecniche e da protocolli sperimentati.

Come mai hai scelto di diventare consulente per l’allattamento? 
Mary Cassatt The Young Mother (Mother Berthe holdin her baby), 1900

Mary Cassatt The Young Mother (Mother Berthe holdin her baby), 1900

Mi ha sempre affascinato la relazione che la diade madre-bambino sviluppa con l’allattamento e la consapevolezza innata che sostiene questa coppia.

La certificazione come IBCLC  è una qualifica molto prestigiosa, perchè ha criteri rigorosissimi. Per mantenerla è necessario infatti dimostrare una continua formazione: ogni 5 anni una IBCLC deve ricertificarsi seguendo corsi di aggiornamento e svolgendo attività scientifica, mentre ogni 10 anni deve rifare l’esame, studiando sulla bibliografia più aggiornata.

Ho potuto coltivare questo interesse già dai tempi dell’università, forse grazie all’orgoglio che mia madre nutriva per avermi allattato, ma l’allattamento dei miei figli mi ha rivelato aspetti inimmaginati. Solo allora ho riscontrato che questo gesto apre la strada ad una consapevolezza nuova e profonda in mamma e bambino, che cresce man mano che la relazione si sviluppa: per questo ho continuato ad occuparmene a livello interdisciplinare, seguendo sia madri che allattavano serenamente sia che ne vivevano le difficoltà.

Ogni volta vedo nei loro percorsi  ciò che ho letto in questa frase: “Allattare è spogliarsi delle bugie che ci hanno raccontato per tutta la vita su chi siamo o su chi dovremmo essere” (L. Gutman) rinnovando quello che per me è da sempre il senso del mio lavoro.

Quali sono i consigli principali che daresti a una mamma per vivere serenamente l’allattamento? E quali, invece, a… un papà?
Christian Krohg -Sleeping mother with child, 1883

Christian Krohg -Sleeping mother with child, 1883

Nel mio lavoro non do mai consigli. Io parto dall’assunto che ogni allattamento sia unico e che la diade abbia una competenza innata: i consigli possono cristallizzare e stereotipare, possono far sentire inadeguati e determinare una sorta di ansia da prestazione.

Quando nasce un bimbo c’è un fortissimo cambiamento in corso… Stanno nascendo anche una mamma ed un papà e serve un tempo ed uno spazio per accogliere anche loro,  perché abbiano modo di riconoscersi nel nuovo ruolo, anche magari imparando da ciò che alla fine non risulta utile.

I papà, anche se concretamente non allattano, sono fondamentali per la serenità dell’allattamento, ma spesso  per le consuetudini sociali essi vengono relegati un po’ al margine, oppure sono spinti a recitare un ruolo preconfezionato, rimanendo disconnessi dalle loro vere emozioni e sensazioni.

Per questo possono avere bisogno di più tempo, di stare il più possibile accanto alla compagna e al proprio piccolo, meglio ancora se a partire dalla gravidanza, in modo da assisterli ed accompagnarli nella loro “danza”. Questo può incoraggiare la sintonia e la comunicazione, quindi l’assunzione di un ruolo autentico ed efficace.

Forse un buon consiglio per la mamma come per il papà è proprio quello di tenersi alla larga dai consigli, di essere sì stessi, di darsi tempo, di ascoltarsi e di ascoltare il proprio bambino, da cui c’è tantissimo da imparare.

Ritengo importante creare intorno all’allattamento una squadra autenticamente affiatata, amorevole e serena. Per questo nelle mie consulenze considero fondamentale l’ascolto e il sostegno, per questo nei gruppi per genitori che gestisco è prioritario creare uno spazio di condivisione basato sul non giudizio.

Che cosa determina, secondo te, la riuscita o il fallimento di un allattamento al seno?
Janis Rozentāls - Madre e figlio,1904

Janis Rozentāls – Madre e figlio,1904

Non c’è un solo fattore: per determinare la riuscita di un allattamento serve un bel cocktail!

Gli ingredienti sono la presenza del sostegno da parte di chi vive intorno alla madre: il compagno, i parenti e gli amici, le strutture sociali.

La disponibilità di informazione scientifica corretta, l’aiuto di un professionista certificato.

La motivazione e la fiducia in se stessa  alle quali la madre può attingere nei momenti più delicati.

Un pianto forte di protesta da parte del suo bimbo, la reattività, l’assenza di rassegnazione, a cui la mamma sente di dover rispondere, trovando nuove strategie. Non dimentichiamo che un bambino “buono”è spesso un bambino rassegnato, che non richiede e lascia spazio, mentre l’allattamento e lo sviluppo di un neonato necessitano presenza, disponibilità, contatto, dedizione.

Non c’ è quindi un ingrediente unico per la riuscita di un allattamento: tutti possono contribuire e in tantissimi modi. Io per questo cito spesso Ibu Robin Lim, che dice “Una madre che non ha allattato è una donna che è stata lasciata sola dalla società”: ognuno di noi è responsabile e … Insieme possiamo fare tantissimo!

Tante mamme rinunciano ad allattare perché costrette a tornare al lavoro: la vita moderna è davvero così incompatibile coi tempi di mamme e bimbi?
The_Young_Mother, Charles West Cope, 1845

The Young Mother, Charles West Cope, 1845

La vita delle donne, delle madri e dei loro bimbi in particolare non è stata mai molto facile, né felice: una volta si allattava di più e più a lungo, forse, ma molto meno consapevolmente.

In questo periodo storico affrontiamo alcune difficoltà peculiari e i nostri bimbi con noi, ma non mi sento di dire che la vita moderna sia davvero incompatibile con i tempi delle mamme e dei bambini: a pensarci bene, piuttosto, per la prima volta abbiamo al nostro fianco  strumenti culturali e sociali  per cambiare le cose e come prima d’ora mai davvero così radicalmente.

I nostri ritmi sono frenetici, le attività stressanti, i tempi della biologia violentati in molti modi, ma… diversamente dai tempi passati oggi possiamo scegliere.

Io assisto a prese di coscienza che portano a cambiamenti profondi negli stili di vita delle donne, delle famiglie, attraverso l’allattamento: riuscire ad allattare oggi può avere il valore di un vero e proprio percorso di crescita e di cambiamento anche per la società in cui viviamo. Può essere lo strumento per andare incontro alla nostra umanità più autentica e ai nostri bisogni essenziali, lasciandoci alle spalle pregiudizi e condizionamenti.

Per qualcuno “cambiare il modo di venire al mondo” può addirittura cambiare il mondo stesso: può dare nuovi principi ad una civiltà che sentiamo essere sull’orlo del baratro.

Non stiamo a piangerci addosso, guardiamo alle nostre attuali potenzialità e mettiamole in atto: se desideriamo allattare possiamo farlo, possiamo cambiare le condizioni che ce lo impediscono dentro e fuori di noi e creare quindi un mondo migliore per i nostri figli.

Certo… un passo per volta, una goccia di latte dopo l’altra.

 

Grazie Rita per questi meravigliosi spunti di riflessione che ci hai regalato!

 

Che cos’è l’IBCLC

L’ IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant) è una figura professionale che si occupa di informare e sostenere la coppia madre-bambino in allattamento, mettendo a disposizione della mamma che vuole allattare informazioni aggiornate e supportate da studi scientifici; aiuta la mamma a prendere delle decisioni e a prevenire, riconoscere e risolvere le eventuali difficoltà legate alla sua specifica situazione.Consulente IBLC: che cos’è?

Molte Consulenti IBCLC operano all’interno delle strutture del Sistema Sanitario Nazionale, altre integrano la loro attività di consulenza professionale, con quella di volontariato all’interno di organizzazioni di auto aiuto tra madri. Altre ancora svolgono la propria attività come libere professioniste in ambulatorio o a domicilio.

Le consulenze possono essere legate a qualunque problema, dalle difficoltà nei primi giorni (come attaccare il piccolo, come risolvere ingorghi e ragadi…) a situazioni più complesse, come in caso di parto gemellare, bimbi prematuri, con patologie o sindromi, bimbi con labiopalatoschisi.

Le consulenti aiutano le mamme in ogni fase dell’allattamento, dando informazioni sull’estrazione e la conservazione del latte materno, sullo svezzamento, sull’allattamento dei bambini più grandicelli, sulla rilattazione, sulla compatibilità tra allattamento e farmaci, cure, terapie, su come affrontare al meglio il ritorno al lavoro e come rispondere ai bisogni notturni dei neonati tenendo conto delle esigenze di tutti i componenti della famiglia.

Le consulenti si occupano dell’allattamento a 360°: organizzano corsi, sia destinati alle gestanti sia alle neo mamme, e gestiscono gruppi di sostegno nei quali le mamme, oltre al supporto delle esperte, hanno anche modo di confrontarsi.

Per approfondire: http://www.allattamentoibclc.it/

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_250_allegato.pdf

http://www.nostrofiglio.it/neonato/allattamento/10-regole-per-allattare-bene-e-a-lungo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *