Il lungo tunnel dell’Adolescenza: chattiamo?

“Il lungo tunnel dell’adolescenza: chattiamo?”

DI GIULIA LA FACE

 

 Immagine dal web

genitori, adolescenti e la Rete

Ho resistito fino alla fine della seconda media. Tutti con il cellulare, mia figlia no. Quando ne parlavo con altri genitori mi guardavano come fossi una troglodita, lontana anni luce dal mondo.

Alla fine ho ceduto anche io: cellulare alla preadolescente. Garanzia di inserimento nel gruppo dei pari, così pensavo, così mi si diceva…

Sebbene non sia poi accaduto esattamente questo.

Di sicuro le ho garantito una protesi. Da allora si aggira con questo oggetto, con il quale svolge qualsiasi altra mansione, in qualsiasi ora, tra le mani.

Pollice versoflesso perfettamente in grado di digitare in pochi secondi un discorso anche lungo e complesso, quando vuole…

Alla soglia dei quindici anni è una perfetta conoscitrice della Rete. Iscritta a Social dalle funzioni e caratteristiche più svariate. Accomunati dalla medesima prerogativa: restare in contatto, virtuale e con codici di linguaggio assai standard, per buona parte del tempo di veglia.

Un genitore, un paio di anni fa, durante una accesa discussione sui pro e i contro all’uso dei cellulari, definì il mezzo come il “cortile di casa dei nostri figli”.

Mi spaventò moltissimo questa definizione. Oggi, tristemente, mi rendo conto che è realtà.  I nostri figli usano il contatto virtuale come prolungamento della quotidianità con i propri amici e conoscenti.

Di fatto senza assaporare la solitudine e attimi di intimità con loro stessi.

O spesso sostituiscono direttamente  il contatto reale con quello virtuale. Più facile, meno implicante, almeno in apparenza, delle relazioni reali.

Inoltre luogo accessibile più dei tanti luoghi di incontro  veri che avevamo noi e che oggi sono venuti a mancare, a cominciare dal famoso “cortile”.

In questo caso i Social più comuni, come Ask e messaggerie istantanee come Whatsapp, garantiscono la possibilità di costruirsi in primis una identità che li soddisfi. Successivamente di entrare in contatto con centinaia di persone, senza che vi sia mai stato un incontro nella realtà fattuale.

A volte passano anche dall’incontro virtuale a un successivo incontro reale, di fatto creando un nuovo tipo di comunicazione e di socialità.

Talvolta esponendosi a pericoli facilmente immaginabili. La Rete è mondo, è conoscenza,  ma anche pericolo.

E’ una modificazione credo irreversibile. Così quando mi sono accorta di lottare con i mulini a vento, ho fatto l’unica scelta possibile: mi sono iscritta a tutti i Social più frequentati e ho iniziato a conoscere il loro mondo.

Fatto di linguaggi, rituali, valori, che altrimenti sarebbero rimasti a me totalmente ignoti.

L’uso delle fotografie (selfie per meglio dire) è esteso alla quasi  totalità dei fruitori dei Social. Chi li frequenta, tra i genitori più digitali, ormai non si stupisce più delle immagini dei propri figli. E di una generazione intera che scolpisce i propri muscoli per rappresentarli successivamente. Oppure di ragazze che sembrano tutte modelle, con una fisicità esasperata e gli occhi smaliziati.

Salvo poi rappresentare a parole il loro mondo interno che spesso lascia attoniti per la capacità di leggerlo, definirlo, giudicarlo. O lasciare pensieri  alla lettura di chi vorrà, per sentire di esistere:

“… anche domani dovrai vestirti, uscire, affrontare gli sguardi della gente, sorridere, andare avanti. Non importa cosa ti porti dentro, dovrai gestirlo da solo, consapevole che la vita è soprattutto questo, vivere nel dolore e fingere che non sia così” ( su Ask, ragazzo diciassettenne).

 Conoscono poco  il senso e il valore della privacy: ciò che accade “dentro” è immediatamente veicolato e rappresentato fuori. Ugualmente si insultano con una facilità raccapricciante, di fatto slatentizzando rabbia e aggressività, che la tastiera dello smartphone o del pc  consente senza tante remore, essendo riparo e nascondiglio.

Alla solitudine di questa generazione non nego una creatività nuova: fate un giro su you tube!  Si improvvisano registi, cantanti,  creano linguaggi nuovi. In alcuni casi davvero innovativi, che piacciano o meno  a noi della pre-rivoluzione tecnologica digitale. Parlano tra di loro e si capiscono.

Creano da loro i loro stessi miti. Ridono di noi anche e spesso lo sanno fare bene…

Allora mi  interrogo, nelle mie lunghe riflessioni, dopo aver ascoltato la mia Adolescente.  Figlia che , in rari momenti di condivisione, mi fa partecipe di questo suo mondo. Senza volerlo, non li abbiamo lasciati troppo soli? Soli a gestire un mondo, quello virtuale, che noi stessi abbiamo creato senza conoscerlo davvero.

Se non siamo stati assenti, pur presentissimi nella loro vita con il nostro “vecchio mondo”, che non parla piu’ un linguaggio a loro comprensibile.

O se le nostre contraddizioni, i nostri valori, così disattesi nel risultato ottenuto costruendo questo mondo, li abbiano fatti allontanare delusi da noi.

Sono solo domande. Presto le rivolgerò a loro, attraverso apposito account che creerò su un paio di Social, cercando di comunicare con un linguaggio a loro più vicino. Cercando di non giudicarli  ma con la voglia vera di conoscerli.

Intanto mando un whatsappino a mia figlia, con la foto della mia faccia e le chiedo se si ricorda di me! Ama questi scherzi e so che in questo modo verrà di persona a dirmi  di smetterla, che tanto non sono capace di usare i Social!!!

Adolescenti e Social Network, sempre più dipendenti

http://www.bloggirl.it/gli-adolescenti-ai-tempi-dei-social-network/

giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

3 commenti:

  1. Lucido sguardo sulla realta’ dei ragazzi digitali, ebbene si’ li abbiamo lasciati soli poco prima che imparassero a digitare una tastiera, eccone il risultato …..

  2. Come dici tu, i nuovi mezzi di comunicazione sono un’appendice, di cui molto spesso anche noi adulti ci serviamo, ormai, ma, come tutte le appendici, resta solo un’estensione di ciò che siamo veramente.Che restino mezzo, e non fine, dipende da ciò che abbiamo da dire attraverso di essi.

  3. Mio figlio mi ha dato della NERD, suppongo quindi di essere abbastanza in sintonia con il loro mondo.
    E’ così importante recuperare l’adolescente che è in noi, diversamente sono e resteranno alieni. Ma che fatica! Riuscire a stare dietro a sbalzi di umore, euforia, crisi di pianto, uscite con amici improbabili. Durissimo fare la mamma nel XXI secolo, meno male che l’autoironia stempera.

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