Drones World Tour: la settimana dei Muse a Milano

A cura di Chiara Minutillo

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Muse week. Così è stata ribattezzata questa settimana che, proprio oggi, trova la sua conclusione. Muse week perché si é verificato un evento straordinario. Straordinario nel senso che accade di rado. Straordinario nel senso che ha in sé qualcosa di meraviglioso perché, diciamolo chiaro, piacciano o meno, i Muse hanno stile e talento.
Sono passati sette mesi da quando sono stati resi disponibili i biglietti per quelle che, originariamente, erano le uniche due date italiane del Drones World Tour. La prevendita, tuttavia, ha scatenato l’inferno, tanto da spingere il trio inglese a decidere, così su due piedi, di inserire altre due date e poi un altro paio ancora. Sei date nell’arco di una settimana, tutte sold out nel giro di pochi minuti.
Certo, visto e considerato il numero di biglietti venduti in occasione del concerto a San Siro nel 2010 e quelli acquistati per i due spettacoli tenuti a Torino e per il live, diventato anche Dvd, di Roma nel 2013, c’era da aspettarselo che due sole date in un palazzetto dello sport come il Forum di Assago, che può ospitare, a far tanto, 15.000 persone, non fossero sufficienti.
Avendo visto i Muse due volte, a San Siro e a Torino, appunto, pensavo di sapere cosa aspettarmi. Mai stata più orgogliosa di essermi sbagliata. Dopo la ballerina acrobatica appesa a una sorta di mongolfiera e il robot gigante visti nei precedenti live, ero veramente convinta di non poter osservare nulla di più spettacolare. Dopo anni che ascolto i Muse, evidentemente, ancora non ho capito che loro sono una sorpresa continua.
Prima di tutto, però, chi sono i Muse? All’anagrafe sono registrati come Matthew James Bellamy, Christopher Anthony Wolstenholme e Dominic James Howard, rispettivamente cantante/chitarrista, bassista e batterista. Il trio si conobbe nel Devon dove, nel 1992, formò un gruppo chiamato inizialmente Rocket Baby Dolls. Fu con questo nome che il gruppo vinse una competizione tra gruppi scolastici: certo che non avrebbe ottenuto il primo posto, Matthew Bellamy convinse gli amici a salire sul palco con un trucco nello stile dei The Cure e a rompere le attrezzature alla fine dell’esibizione, come delle vere rockstar. Il tutto per impressionare la giuria. Sembrava un’idea folle, ma funzionò: la giuria rimase favorevolmente sorpresa dalla loro determinazione, tanto da assegnare loro il primo premio. Da quel momento il gruppo cominciò a essere notato e, dopo un iniziale rifiuto da parte di alcune case discografiche a causa dell’eccentricità dei tre e del timbro vocale molto particolare di Bellamy, finalmente la Maverick Records decise di organizzare alcuni concerti in America per poi metterli sotto contratto nel 1998.
Globalmente riconosciuti come una delle band migliori nei live, i Muse hanno vinto numerosi premi tra cui 5 MTV Europe Music Awards, 6 NME Awards e 6 Q Awards. Sono stati premiati 2 volte ai Brit Awards come “Miglior Band Live” e nominati 5 volte ai Grammy Awards, vincendo due volte il premio “Miglior album Rock” con “The Resistance” e “Drones”.
I loro album hanno venduto più di 20 milioni di copie e l’ultimo lavoro, Drones appunto, è riuscito a restare in vetta alla classifica britannica per due anni e a arrivare ai vertici di quella americana.
I temi trattati nelle loro canzoni sono i più svariati, dalla fantascienza alla politica, passando per i problemi sociali e la religione.
muse-dronesDrones è forse l’album più ambizioso della band inglese, non tanto a livello musicale, quanto in fatto di tematiche. Prevalente è il tema del controllo della mente. Significativa è infatti la copertina dell’album, nella quale si vede un uomo che, davanti a uno schermo su cui scorrono una serie di persone come soldati ordinati e obbedienti, manovra un leva. Il particolare inquietante, però, è che l’uomo stesso altri non è che una leva guidata da qualcuno di cui si vede solo un’enorme mano.
Bellamy stesso, poco prima dell’uscita del disco, rivelò che si trattava di un concept album, ovvero di un album che racconta una storia. La storia di un uomo che, davanti alla progressiva disumanizzazione del mondo, simbolicamente rappresentata dal sopravvento dei droni, perde la fede, la sicurezza e la speranza al punto da divenire facilmente manovrabile, fino a quando comprende di non voler più essere utilizzato e arriva a ribellarsi, ritrovando fiducia nell’amore e nell’umanità. Questa è la storia raccontata nelle prime 10 tracce dell’album. Le ultime due tracce, The Globalist e Drones, invece, pur raccontando, riassunta, la stessa storia, presentano un finale negativo. “Questo album analizza il viaggio di un essere umano, dalla sua perdita di speranza e dal senso di abbandono, al suo indottrinamento dal sistema per divenire un drone umano, fino all’eventuale defezione da parte dei loro oppressori”.
Ma torniamo a parlare del concerto. La sensazione che ci sia qualcosa di molto differente dai precedenti show arriva appena prima di accedere ai settori del palazzetto. Sulle scale, un cartello riporta l’avviso che, oltrepassando quella soglia, si concede l’autorizzazione per la ripresa di video e immagini con telecamere. Una volta raggiunto il posto, purtroppo alla fine del concerto di apertura, durato solo mezz’ora, tenuto da una band olandese, un altro particolare accende la curiosità. Il palazzetto è gremito di persone e il parterre è in gran parte occupato da un palco di forma rotonda posto al centro del Forum, da cui partono due pedane che arrivano alle estremità del palazzetto. In alto, casse, schermi, misteriose sfere trasparenti, luci, una sorta di gabbia. Ci sono abbastanza ingredienti per rendersi conto che le sorprese saranno infinite.
Lo show inizia con 10 minuti di ritardo. Tutto si fa scuro, a parte qualche luce blu elettrico che pende dal palco. Paradossalmente, il concerto comincia dalla fine. Drones, ultima traccia dell’omonimo album, viene utilizzata come intro. Le voci a cappella di Bellamy e Wolstenholme si diffondono dall’impianto audio, mentre il testo della canzone viene trasmesso sugli schermi. Le misteriose sfere giganti si staccano dal loro sostegno, fluttuando nell’aria, come droni giganti, illuminate da minuscoli led blu, generando meraviglia in tutti.
Si crea un’atmosfera di attesa che subito esplode in un boato quando la band sale sul palco, sfoggiando un look dark, in netto contrasto con lo spettacolo di luci che presto inizierà (e abbandonando, almeno questa volta, gli abiti dai colori sgargianti che solitamente sfoggiavano), e intonando Psycho, singolo che precedette l’uscita dell’ultimo album e che ne riassume perfettamente il tema, con un ritmo incalzante che fa delirare il pubblico e tramite il quale la band ritorna all’hard rock, temporaneamente abbandonato nei precedenti due album, nei quali erano stati favoriti i suoni elettronici. Psycho alterna parti cantate, in cui Bellamy impersona “colui che è a capo di tutto”, rappresentato da un capitano militare, riff di chitarra e parti recitate, in cui il capitano indottrina l’ultimo arrivato rendendolo, a tutti gli effetti, una “macchina per uccidere”. Su questo pezzo si scopre uno degli effetti speciali dello show: la pedana centrale del palco ruota se stessa, permettendo, in un certo senso, anche al batterista di muoversi.
Alla sesta traccia si rivela la seconda sorpresa. Dopo un breve salto nel passato della loro carriera, il gruppo torna al presente con l’elettronica Dead Inside. Bellamy si libera della chitarra, afferra un microfono e inizia a vagare per il palco, mentre dei teli calano verticalmente sulle due passerelle, trasmettendo immagini in 3D che rappresentano una donna-robot, la quale diventa protagonista anche della parte finale della traccia musicale The 2nd Law: Isolated Sistem, facendo da collegamento tra questa e The Handler. Due enormi mani in 3D compaiono sui teli sospesi sulle due passerelle. Non sono mani qualsiasi. Da esse si dipanano dei fili da burattinaio che vanno a terminare esattamente su Bellamy e Wolstenholme, muovendosi secondo la musica, dando l’impressione di manovrare i due musicisti e rendendo chiara l’idea del significato della canzone. Durante il bridge psichedelico e incalzante le due mani sembrano lottare per sopravvivere nella loro posizione, per poi essere sostituite dalle figure dei due suonatori e ritornare, infine, protagoniste.IMG-20160519-WA0019
Abbandonate le figure in 3D, tornano sul palco i droni sferici, illuminati da luci iridescenti, ad accompagnare la band nell’esecuzione di due successi del passato.
Il concerto prosegue, tra canzoni più o meno recenti, jam session, effetti spettacolari e luci psichedeliche per poi arrivare a The Globalist, durante la quale un dirigibile, in stile Led Zeppelin, percorre tutto il palazzetto, riprendendo con una mini telecamera il pubblico stipato nelle tribune e trasmettendo le immagini agli schermi posti direttamente sopra il batterista.
Poco dopo arriva Mercy, dolce e straziante, come solo una richiesta di pietà può essere, mentre nel pezzo finale volano coriandoli e stelle filanti sparate sul parterre. Indubbiamente il pezzo a più alto coinvolgimento emotivo della serata.
Ma due ore sono già passate e l’armonica di Wolstenholme suona le note di un successo di Ennio Morricone, preannunciando l’arrivo di quella che, da sempre, è la canzone di chiusura dei loro concerti: Knights of Cydonia. Il pubblico salta, canta, balla, nella consapevolezza che ancora pochi minuti e le luci si spegneranno. Le immagini di robot armati, città futuristiche, soldati e droni spariranno, lasciando il posto alla rielaborazione di pensieri e emozioni che solo la musica, di qualsiasi genere, può provocare.
Una band fantascientifica che reincarna nelle proprie canzoni tutto lo spirito di Orwell e Asimov, forse un poco anche di Verne e di Bradbury, mostrandolo non solo musicalmente ma anche negli effetti speciali che caratterizzano i loro concerti, rendendoli dei veri e propri show epici, in cui la forza e il talento dei tre musicisti non passa assolutamente inosservato.

Tracklist del concerto del 18/05/2016

Drones
Psycho
Reapers
Interlude
Hysteria
Dead Inside
Map of the Problematique
The 2nd Law: Isolated Sistem
The Handler
Supermassive Black Hole
Prelude
Starlight
United States of Eurasia
Munich Jam
Madness
JFK
Revolt
Time is Running Out
Uprising
The Globalist
Drones (Reprise)
Take a Bow
Mercy
Knights of Cydonia

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