“Odore di ferro e cacao” di Alessandra Dragone

“Odore di ferro e cacao” di Alessandra Dragone

recensione di Emma Fenu

ferro cacao

Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali, 
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia…
”.

Francesco Guccini

Sono stata su una locomotiva, pagina dopo pagina. Ho respirato l’odore denso e acre del ferro che mi ha perforato i polmoni e pizzicato le iridi, rendendoli laghi scuri. Ho sollevato il mento dalla fame e dall’ingiustizia del proletariato, per alitare, fra gli sbuffi scuri del vapore, le fulgide idee della libertà e dell’uguaglianza.

Il romanzo di Alessandra Dragone, “Odore di ferro e Cacao”, è fragoroso come una catena di montaggio di una fabbrica di inizio XX secolo e suggestivo e magnetico come l’aroma del seme antico che racconta storie di terre lontane, di continenti uniti dalle maniche di una camicia rossa che si tinge di nero.

È  una storia incastrata nelle rotelle dei meccanismi della Storia, dove fra anarchici, socialisti, futuristi e fascisti ci sono soprattutto uomini di carne e ossa che si muovono in ideali di fumo e cercano il sentimento, l’amore, il mistero.

Sonno anni neri di zampe di ragno, in cui la tarantola si è mossa, quella che ha nella pancia la mappa del mondo, perché c’è aria di cambiamento e non si può più tacere: via gli indici che cuciono le labbra, via le lettere vergate a mano che travisano il passato.

Sono anni di emancipazione di molti e di oscurità di troppi, tempi di eroi che rimangono per sempre “giovani e belli”, profumati di ossimori.

Leggendo il romanzo della Dragone e appassionandomi oltre che alle vicende strettamente connesse al contesto storico che segue la prima guerra mondiale, descritto con acume e precisione, ho amato lasciarmi sedurre dalle peripezie dei protagonisti, ossia le quattro sorelle Musino nate nel Matese, in un mondo al riparo dalla locomotiva e senza binari, ciascuna descritta con notevole capacità di introspezione psicologica, e dell’anarchico e sfortunato Errico Guastoni, l’uomo “perfetto” per far sbocciare una Violetta e scrivere una Storia Vera.

Al termine del romanzo, mi è mancato il fiato.

Troppo brava la scrittrice o troppo feeling fra noi. Non so.

Ma la locomotiva di Francesco Guccini, che è stata sfondo melodico della mia adolescenza, la aveva in mente anche lei, Alessandra Dragone, mentre scriveva e io quel suono lo ho sentito, ha echeggiato potente, “sembra quasi cosa viva”.

Sinossi

Maggio 1919. Alla morte del notaio Alberto Musino, le quattro figlie scoprono di aver ereditato una villa di cui ignoravano l’esistenza. Violetta, la più giovane e intraprendente, convince la sorella Emma a partire alla volta di Cento, vicino a Ferrara, per prenderne possesso, ma un mistero ben più fitto le attende.

“Villa Libera” è infatti abitata da un giovane anarchico, Errico Guastoni, che dieci anni prima aveva ricevuto da loro padre il privilegio di viverci gratuitamente.

Il gesto, secondo una lettera, era stato dettato dall’ammirazione per gli ideali politici del ragazzo e dal rimpianto per aver scelto una vita borghese.

Incredule e sconcertate, Violetta ed Emma apprenderanno da un vecchio amico del padre la verità sul passato del genitore, legato a eventi drammatici – compreso un omicidio – avvenuti durante la rivolta del Matese nel 1877, che avevano cambiato per sempre il destino della famiglia di Errico.

Per tutti è giunto il tempo di affrontare le conseguenze di quei fatti. Errico vedrà sgretolarsi le proprie certezze e sarà costretto ad affrontare le sue fragilità.

Diviso fra l’odore di ferro del progresso, quello sensuale del cacao incarnato dalla sfacciata

Vera un’affascinante donna futurista che conosce attraverso le lettere rubate alla posta dove lavora – e quello pulito di Violetta con l’innocenza del suo amore, dovrà scegliere se lasciarsi contaminare o perseguire fino alla fine i suoi ideali politici.

Titolo: “Odore di ferro e Cacao”

Autore: Alessandra Dragone

Edizioni: Baldini & Castoldi, 2014

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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