“Sette anni in Tibet” di Heinrich Harrer

“Sette anni in Tibet” di Heinrich Harrer

Recensione di Francesca Gnemmi

copertina sette anni in tibet

Un orizzonte lontano, oltre l’Himalaya…

dove le nevi perenni ricoprono le cime, che sembrano toccare il cielo. Si chiama Tibet ed è il Tetto del Mondo, simbolo di libertà e indipendenza.

Quello che per gli stranieri è ancora un Paese proibito, diventa per lo scalatore austriaco Heinrich Harrer la meta di un viaggio durato mesi, in fuga dalla prigionia inglese in India, durante la Seconda guerra mondiale.

Migliaia di chilometri di cammino attraverso le terre del Tibet, in condizioni estreme, alla ricerca di un riparo e di cibo, durante i quali la i contatti e l’integrazione con la popolazione locale, spesso guardinga e sospettosa nei confronti dei forestieri, non furono facili.

Montagne inospitali i cui pendii sono percorsi solo da pastori che vivono alla giornata, nel sacrificio ma sempre pronti a condividere il poco che hanno con chi possiede ancora meno.

Come un miraggio al confine tra terra e cielo, la città sacra del Tibet: Lhasa.

L’incontro con il giovane Dalai Lama e la nascita di una tenera e sincera amicizia. Un ragazzo investito di enorme potere e di esso prigioniero.

L’amore infinito del suo popolo che lo confina a un’esistenza di solitudine, precludendo quelle piccole gioie che il contatto umano regala.

La scoperta di usanze e tradizioni tanto lontane da quelle occidentali, quanto vere e autentiche. Un luogo che diventa casa, dopo quasi un anno e mezzo di attesa, nei quali poche volte Heinrich si è sentito ospite gradito.

“Durante gli ultimi dieci chilometri di strada ci mescolammo a una fiumana di pellegrini e carovane. Nei punti importanti e propizi c’erano chioschi che esponevano dolciumi, panini bianchi e altre leccornie che ci facevano venire l’acquolina in bocca. Ma non avevamo denaro. L’ultima rupia l’avevamo data alla nostra guida. Man mano che ci avvicinavamo alla città, ne riconoscevamo le caratteristiche, ammirate tanto spesso sui libri, senza aver sognato di poterle un giorno vedere con i nostri occhi.”

Un diario, un reportage ma comunque una storia di cuore. Quello che il protagonista e autore lascia tra quelle alte vette. Pagine da assaporare poco alla volta, lentamente, così come scorrono i Sette anni in Tibet.

Profumo di armonia, soffi di vento, un sorso di latte al burro acido, il gelo della notte. Particolari che si perdono tra le dolci note di un Paese che strema colui che lo ama, ma ripaga attraverso pace immensa.

Sinossi

In principio del 1939 Heinrich Harrer, ex campione di sci e famoso alpinista austriaco, viene scelto per partecipare alla spedizione sul Nanga Parbat.

Tornerà in patria solo dopo incredibili eventi: sarà internato in un campo di concentramento, evaderà più volte, riuscendo a penetrare in terre mai visitate da un occidentale e a fare amicizia con il giovane Dalai Lama; ma soprattutto conoscerà e sarà conquistato da una cultura antica e affascinante, di cui diventerà il paladino.

Sette anni in Tibet è non soltanto il racconto appassionante di questa straordinaria esperienza – un’avventura al limite dell’incredibile – ma anche una testimonianza storica e umana sugli ultimi anni del Tibet indipendente, alla vigilia della drammatica invasione delle truppe cinesi.

Autore: Heinrich Harrer
Titolo: Sette anni in Tibet
Editore: Mondadori
Genere: narrativa di viaggio
Anno pubblicazione: 2012
Pagine : 437

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