“Smettere di tremare” di Erika Usseglio

Smettere di tremare di Erika Usseglio

contest AMARCORD

Siamo in auto, sto guidando io. Lui urla. Colpa mia, gli ho fatto presente che se perde anche questo lavoro non ho più intenzione di mantenerlo.
È come se fossi sdoppiata, una parte di me prosegue la discussione, l’altra si estranea totalmente. Cosa sta dicendo? “Rispetto… donna di casa… non ti permettere…”
Ma cosa fa? Prova ad aprire la portiera mentre guido? Ci manca solo che mi rompa anche la macchina, non basta tutta la roba che mi ha spaccato, libri, cd. Certo, io non posso avere svaghi, non sia mai. Puzza di vino da quattro soldi che fa schifo.
“Guarda che io stasera vado alla riunione, dì quello che vuoi, io vado.”
Ah sì, devo prepararti cena perché tu hai lavorato tutto il giorno? E io cosa ho fatto, secondo te? Beh, stasera te la prepari tu.
Sta cercando un argomento per attaccar rogna e quando entra nel cortile lo trova. C’è stato il vento forte fino a mezz’ora fa ed è tutto pieno di foglie. “Ecco, Cristo, non sei buona a niente, guarda che roba, non è possibile!”
Cerco di stare calma, so per esperienza che è pericoloso mettersi a rispondere adesso, quindi gli dico che io vado e ci vediamo dopo. Fa due passi minacciosi verso di me e io quasi corro fuori. Salgo in macchina, che testa che ho, il pane è sul sedile. Bene, glielo porto. Salgo i gradini, non sto pensando a niente, voglio solo posare il sacchetto e andare.
Lui mi sente, esce come una furia, non so neanche cosa dice, mi mette le mani sulla giacca, ma cosa sta facendo, spinge, sento vuoto sotto i piedi, volo quattro gradini e sbatto contro il cancelletto. Meno male che l’avevo chiuso. Scappo, via via.
La strada è tutta curve e in discesa. Mica facile guidare mentre tremo come una foglia. Mi devo fermare tre volte, non mi tremano solo le mani, tremo proprio tutta.
In qualche modo riesco ad arrivare al luogo della riunione, manca ancora mezz’ora, non importa, aspetto. Intanto chiamo mia madre: “Scusa mamma, ti spiace se stasera vengo a casa tua? No, no, tutto bene, è che abbiamo un po’ litigato, ma niente di grave. Va bene, allora a dopo.”
Sto in macchina, fumo una sigaretta dopo l’altra e penso che io, del gruppo di amici, ero quella idealista, la ribelle… Come sono arrivata qui, a questo punto? Come ho fatto a sbagliare tutto così? Quand’è, di preciso, che ha cominciato ad andare tutto storto?
Vedo arrivare gli altri, entro anch’io. Siamo in sei, sono tutte persone che, come me, hanno un familiare alcolista. Nessuno mi capisce come loro. Lo vedono che qualcosa non va, io parlo, parlo, loro mi ascoltano, dicono qualcosa, una ragazza mi abbraccia. La gente normale non dovrebbe piangere a questo punto? Provo a bere un bicchiere d’acqua, mannaggia come tremo, neanche se lo tengo con due mani…
Stasera il tempo scorre in modo strano, mi sembra di essere appena arrivata ed è già ora di andare. Mi avvio verso casa di mia madre, rimetto la maschera. Ecco un’altra cosa che lui è riuscito a cambiare: a me si leggeva in faccia tutto ciò che provavo. Adesso sono diventata una maga della dissimulazione.
Comunque, adesso sono in casa, tengo prudentemente le mani in tasca, la rassicuro, sorrido persino, chiacchieriamo un po’ (che tortura) e finalmente sono a letto.
Domani penserò a tutto e farò ciò che va fatto, ma adesso…
Adesso vorrei solo smettere di tremare.

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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