“Una dolce figuraccia” di Francesca Gnemmi

CONTEST AMARCORD

Era stato un pomeriggio denso di avvenimenti importanti, mi sentivo ancora scossa da emozioni contrastanti e la stanchezza stava rapidamente prendendo il sopravvento.

La giornata però non era ancora finita e il meglio doveva ancora arrivare.

Devo ammetterlo, ero agitata e spaesata. Il pensiero di dovermi confrontare con un ambiente profondamente diverso dalla mia quotidianità mi intimoriva, certa che avrei fatto tappezzeria e magari anche qualche piccola gaffe.

Sì, perché mi capita spesso di agire in buona fede e combinare guai. La nuvoletta fantozziana che mi porto appresso dalla nascita raramente mi abbandona. Niente di grave o irreparabile ma io e le figuracce andiamo a braccetto.

Appena arrivate, mi accomodo  insieme a Samantha su una panchina, di gente non ce n’era molta. Si sa, i giovani escono sempre in tarda serata, non come noi quasi quarantenni che vediamo nella puntualità una questione di educazione e dovere.

Accanto a noi due uomini vestiti di nero. Uno di corporatura normale e uno stano paio di occhiali sul naso, l’altro grosso il doppio. Tra una chiacchiera e l’altra afferravamo qualche parola delle loro e il tipo più piccolo sembrava davvero particolare.

Samantha si propone. Visto che presto lavorerà qui, meglio iniziare a fare amicizia. Simpatica e spigliata donna single si getta in una piacevole conversazione. Civetta un poco e quando il tizio si presenta come “Saturnino” restiamo entrambe di sasso.

Bene! Almeno la figuraccia con il personaggio famoso l’ha fatta lei. Per fortuna, mi sono tolta un peso. Il peggio è passato. O forse no…

La chiacchierata si conclude con «Non ci stavo provando, era solo per scambiare due parole.»

Alziamoci, è meglio.

Altri nomi importanti si muovono indisturbati nel cortile e sulla terrazza. Persone che conosco solo di nome e fama; ammetto di avere ricordi sfocati dei loro volti visti da qualche parte in Tv o sui giornali.

Il fondatore di Eataly, il premio Pulizer Cunningham, un pezzo grosso di Mondadori, qualche produttore famoso e un paio di attori. Non sono andata a sbattere contro nessuno, è già qualcosa. Geppy Cucciari non l’ho proprio vista. Mannaggia, l’unica che sarei stata in grado di riconoscere e forse la sua umanità mi avrebbe aiutato a sentirmi un po’ più a mio agio…

Nessuno scatta fotografie o chiede autografi, non è il contesto adatto.

Baricco però è come una calamita. Non riesco a smettere di osservarlo. Samantha se ne accorge e mi fa una proposta. «Non possiamo fermarlo per un self ma se ti scatto una foto con lui in sfondo ti va bene lo stesso?»

Mi si illuminano gli occhi.

«Sìììììììì!» la pazzia sta dilagando.

Samantha sta rischiando una figuraccia, lo so. «Se mi scopre mi licenzia ancora prima di iniziare!»

Dopo l’ennesimo scatto ci arrendiamo. È troppo basso e nelle inquadrature si vede solo la zazzera di capelli brizzolati e mossi. Non c’è verso di infilarlo nella scena. Mi accontento di un ricordo alla porta del suo ufficio.

Non sono come abbiano fatto i miei piedi, cotti come due cotechini, a infilarsi nelle scarpe con il tacco dopo essere rimasti a mollo per diverse ore in un paio di ballerine sopravvissute a un temporale e una grandinata. Camminare sul ciottolato però non è il massimo, quindi propongo a Samantha una pausa. Lei ha un certo languorino e io è dal nostro arrivo che punto un cesto pieno di lecca lecca da luna park. La serata a tema è molto frivola e i dolci offerti appetitosi.

Quanti colori! Mi getto sul blu e rosso. Un lecca lecca gigante, come quelli che si trovavano alle feste patronali nelle bancarelle dei dolciumi. Molto più buono però.

Le porte del teatro sono aperte e l’interno quasi deserto. Alla spalle del palco del dj filtra solo una tenue luce blu, che lascia appena intravedere le sagome attorno a noi.

Ci accomodiamo sul primo gradone, di fronte alla sedia vuota posta al centro del palco. Fa proprio effetto immaginare cosa succede durante il giorno in quella grande stanza.

Voliamo con la fantasia mentre ci gustiamo io la mia bomba di zucchero e lei una crepe al cioccolato che cola caldo liquido marrone dai bordi.

«Tanto qui non ci vede nessuno…»

All’improvviso un gruppetto di uomini sale sul palco. Stanno accerchiando qualcuno. Uno ha una torcia in mano.

«Samantha chi sono?»

Non faccio in tempo ad aggiungere altro. Si accendono le luci. Sono davanti a noi a un paio di metri al massimo.

Oh mio Dio!!!

«Samantha, c’è Ligabue!»

Lei non mi dà retta, impegnata a mangiare. Una goccia di cioccolata le cade sulla coscia, formando una macchia enorme. Mi volto verso nella sua direzione. «Te lo giuro, è davvero Ligabue.»

Lo guardo dritto negli occhi e sorrido. Un sorriso a trentadue denti, colmo di tutta la mia emozione e incredulità.

Poi mi porto le mani alla bocca e la copro. Che vergogna!

Sono tutta blu. Un incrocio tra un puffo e un Visitors. Labbra blu, denti blu, lingua blu. Oh Signore, che figuraccia!

Samantha ha la bocca piena, il cioccolato ha formato due sottili rivoli che le scendono dalle labbra al mento. Le dita sporche e appiccicose.

«Mi scusi…» biascica in tono quasi incomprensibile.

E lui… ride e ci rivolge la parola… «Ragazze, buon appetito!»

Buon appetito???

Siamo le uniche due in tutta la festa ad averlo visto; ci ha addirittura parlato. E noi… due ebeti. Non avremmo potuto presentarci in modo peggiore.

Si ferma vicino alla porta.

«Samantha sbrigati, chiediamogli una foto. Siamo state simpatiche, non ci dirà di no.» Voglio mandare una foto a mio marito. Quando la vedrà, cadrà dal letto. Adora Ligabue.

Il cioccolato cola ovunque e lui se ne va.

L’occasione è persa ma quegli attimi li ricorderemo per molto, molto tempo. Rido ancora al pensiero e faccio sorridere le persone alle quali lo racconto.

Mi consolo: non è comunque stata la figura peggiore della mia vita.

 

 

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