“La prima volta delle donne”

“La prima volta delle donne”

 a cura di Carolina Colombi

La prima volta

Diritto al voto delle donne

 E’ il 10 Marzo del 1946 la prima volta che in Italia le donne vanno al voto.

Dunque, non  soltanto è l’8 marzo a essere una ricorrenza importante.

Prima volta

E’ il 1946 quando le donne vanno al voto.

 E’ il 2 Giugno del 1946, quando gli italiani sono chiamati a scegliere fra Monarchia e Repubblica.

 E in quell’occasione “anche” le donne sono interpellate per esprimere il loro personale parere politico.

 Ma per loro non è una novità.

 Perchè lo hanno già fatto, il 10 Marzo dello stesso anno, con un’altissima affluenza alle urne.

  Avvenimento notevole, sollecitato anche dai movimenti femministi che in questi anni assumono maggior consapevolezza.

 Forti della loro partecipazione alla Resistenza, momento in cui le donne hanno anche imbracciato il  fucile,     il genere femminile reclama a gran voce di far parte della vita politica italiana.

 E attraverso il voto esprimere il proprio parere.

Prima volta

Avvenimento importante per il genere femminile

  Da tempo  nelle donne si è accesa tale imprescindibile esigenza.

 Esigenza che nasce con la Prima Guerra Mondiale, in virtù del ruolo attivo che mogli e madri hanno avuto nella società dell’epoca.

 Infatti, nelle fabbriche sostituiscono gli uomini impegnati al fronte, mentre in famiglia assumono la funzione di capofamiglia.

 Ed è proprio grazie a tali mansioni, che nasce in esse la volontà di ritagliarsi un ruolo nelle decisioni che riguardano la loro vita e il futuro dei loro figli.

  Per cui la partecipazione al voto è un atto che spetta loro di diritto.

 Per comprendere il passaggio della prima volta delle donne, occorre fare un passo indietro.

 E perciò ripercorrere le tappe che hanno portato a ottenere un risultato tanto importante, il quale dà alle donne una connotazione ufficiale di partecipazione alla vita politica.

 Il percorso, alquanto sofferto,  costato un cospicuo numero di vittime innocenti, prende il via dai primi movimenti femministi.

 A partire dalla fine dell’800 e proseguendo per tutto il ‘900, fanno sentire la loro voce.

 Soprattutto in America e in Inghilterra.

 Da tempo le donne, per rivendicare i loro diritti, lottano con i mezzi a loro disposizione: stampa, circoli, conferenze, il tutto al fine di eleggere e poter essere elette.

  Alcuni nomi fra tutte: Silvia Pankhurst, e  le scrittrici Charlotte Bronte e George Eliot.

  In Italia il cammino è stato più lungo e difficile che altrove.

 Sono state molte le proposte di legge fatte, ma per svariati motivi, sono sempre state rifiutate o rinviate.

 Siamo nel 1895 quando la legge vieta espressamente la partecipazione femminile alle consultazioni elettorali.

 Nel 1906 il movimento per il voto propone un testo di legge, appoggiato anche da Maria Montessori, che però non viene preso in considerazione.

 Arriviamo al 1912 quando si ottiene il Suffragio Universale, riservato soltanto ad alcuni degli aventi diritto; anche in questo caso le donne ne sono escluse.

 Nel 1922 si ha un nuovo tentativo, ma Mussolini, impegnato con la marcia su Roma, non dà l’approvazione affinché la proposta diventi legge.

  Nel 1925 si ha un’ulteriore mozione di voto, ma solo per le consultazioni amministrative.

  L’iter viene però interrotto e la legge si arena in Senato.

  Poi, con il Fascismo, neppure più gli uomini vanno a votare.

  Soltanto al termine del ventennio fascista, il 10 Marzo del 1946, le donne sono chiamate per la prima volta, a esprimere la loro opinione sulla politica italiana.

 Anche se tale evento, rivoluzionario, non suscita l’eco che avrebbe meritato: la discussione sul voto si riduce a un mero dibattito politico fra cattolici e partiti di sinistra.

  Questa volta anche la Chiesa darà  la sua “benedizione”.

  E’ il 2 Febbraio 1945, con un decreto legislativo, che le donne possono entrare a far parte dell’Assemblea Costituente.

Prima volta

Le donne all’assemblea costituente

  Tuttavia, nonostante i notevoli passi in avanti fatti, alcune fondamentali conquiste arrivano soltanto in un momento successivo.

 Fino al 1950 non esiste una legge sul congedo per maternità.

Soltanto nel 1960 le donne vengono ammesse a tutte le professioni.

 E solo nel 1963 possono svolgere l’incarico di magistrato.

Comunque, anche se oggi il cammino è ancora irto di ostacoli, il percorso intrapreso ha dato buoni risultati: alla Camera dei Deputati c’è un Presidente donna, e in corsa per la candidatura degli Stati Uniti c’è una figura di sesso femminile.

Cultura al femminile

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