“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

Recensione di Ilaria Biondi

soffio delle stagioni

Il soffio delle stagioni, le poesie di Maria Cristina Sferra.

Le ho lette. Le ho ascoltate – ché la Poesia è canto, e vuole far sentire la propria voce.

Ma le Parole sono esigenti, richiedono partecipazione e non si accontentano di giungere fino a noi.

Vogliono attraversarci.

Abitare le pupille dei nostri pensieri. Camminare nel respiro della nostra anima.

Tremare nella bocca dolce del nostro cuore.

Le ho portate allora con me, fuori dalle chiuse stanze, per lasciarle scivolare nelle schegge blu del cielo e nel verde paziente dei fili d’erba.

Ho atteso la giornata propizia, come in un rituale sacro.

Ché la Poesia è magia, e solo la si può accostare con mani cariche di silenzio e devozione.

Ho così affidato i versi del Soffio delle stagioni all’abbraccio del vento e all’ombra leggera di luce delle fronde scompigliate.

Perché quella è, credo, la loro vera dimora.

“Le stagioni scorrono,

trasformando se stesse e noi,

rinnovando abiti, sensazioni e pensieri.

Sul loro soffio leggero vola la vita,

mentre la stiamo vivendo.

Sul soffio delle stagioni

vola la poesia,

mentre la sto scrivendo.”

Ed è così che quei versi ariosi hanno adagiato le pieghe morbide e trasparenti del loro abito di organza su di me, con loro incedere fiorito di garbo e di antica, arcana bellezza

Le parole allungano radici di memoria nei lidi brumosi di pianeti remoti.

Covano tacite nel grembo nascosto del tempo.

Gocciano poi, inattese, sulla mano lieve della poetessa, che coglie i loro petali di perla e incanto con anima chiara, colma di stupore nuovo.

“Sono una scrittrice raccoglitrice.

Semino parole, raccolgo poesia.”

soffio delle stagioni

Si posa la brezza delle stagioni sulla pagina e sui battiti dei giorni, trascinando con sé

le foglie dei ricordi

il polline invisibile di una quieta mestizia

il pianto mite di una nostalgia sospesa

il soffio composto di dolori non spenti

l’estasi pura di uno squarcio di perfetta, luminosa felicità.

Rammenda, il gioco eterno del Tempo, la gonna un poco gualcita della malinconia, prima che gelida folata ne laceri gli orli.

Abbandona la poetessa pezzi di anima e cuore al buio di una notte che conosce luna e promette alba, inseguendo assorta la danza delle stelle, a mitigare la goccia spinosa della distanza e a disegnare sulla pelle l’attesa lieta del bianco mattino.

Si fa volo di libellula, ventre di storie, carezza ebbra di cuore.

Trabocca il suo sguardo del respiro d’Amore, nello spazio accogliente di un abbraccio che invoca l’istante e l’infinito.

La poetessa Sa.

Conosce, ausculta e sfiora i bisbigli e Il soffio delle stagioni che, ignare della nostra piccolezza e indifferente presunzione, corrono

scorrono

scivolano su memoria e oblio, rimpianti e gioie brevi, lacrime e sorrisi azzurri.

Ammaccati dalle dismisure di un vivere attorcigliato alle ansie confuse e ai vuoti affanni, disabitiamo le nostre pupille pigre del prodigio invisibile che ingemma ogni palpito di vita, intorno a noi, ciechi di dimenticanza.

Ma l’io poetico vede, e non dimentica.

Esso semina, coglie e raccoglie.

Nel fremere delle fronde scorge il sussurro del segreto universo che si rispecchia – luccicante, imprendibile epifania – nelle stanze riposte della nostra anima.

Con umile saggezza ricama la costellazione vagabonda del nostro ieri e del nostro domani, che dall’Altrove giunge e all’Altrove ritorna.

La parola poetica di Maria Cristina Sferra, come lascia presagire la malia aggraziata e gentile che suscita la copertina, rifugge i colori sgargianti, baldanzosi e impudenti della Primavera.

Essa si nasconde al riverbero accecante della luce tronfia e gravida dell’Estate, per ammantarsi delle tinte d’ambra del tramonto, tessendo l’elegia della vita che si lascia carezzare dall’aria lenta dell’Autunno e dalla seta d’ombra dell’Inverno, perché non teme la Notte, finché in essa si accovacciano la luce della neve e il bacio dorato della terra umida di foglie.

“Il soffio dell’autunno

è un brivido che viene da lontano.

Dice che porterà via la luce

e la condurrà con sé

nelle grotte segrete del tempo.”

Titolo: Il soffio delle stagioni
Autore: Maria Cristina Sferra
Genere: Poesia
Editore: Selfpublishing
Data edizione: 2016

 

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Sinossi:

Ventiquattro poesie più una, quella che apre la silloge, le dona il titolo e ne rivela il senso profondo. Brevi componimenti evocativi da assaporare con lentezza, cullati dalle parole, centellinando i versi come un dolce nettare, per lasciarsi trasportare sul vento leggero delle emozioni.

 

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