“Intervista semiSeria, forse anche un po’ inquietante” di Altea Alaryssa Gardini

Nel corso dei miei anni, di vita effettiva e anche più nello specifico negli anni da studentessa, ho sempre avuto un forte legame con le figure antropizzate legate alla sfera occulta che molti di noi rifuggono: il mondo di Ade o della Morte, per essere più precisi.

Nei miei studi mi sono imbattuta in molti scrittori, autori in ogni forma di espressione che hanno affrontato questa tematica, tra cui possiamo trovare Dante Alighieri mentre qualcun altro ha pensato di dare una voce alla morte. Quanti di voi hanno letto “Storia di una ladra di libri”?

Ho pensato che in realtà la si incontra un po’ ovunque, spesso mano nella mano con Persefone, altre volte con le sue due amiche, le stelle guerriere di cui ognuna è la rinascita e la caducità dell’altra. Li ho visti passeggiare a cavallo, persino a cena nei ristoranti con molte delle persone che negli anni si sono unite alla sua compagnia. Una morte che mangia il buro di noccioline e ne è rapita, infiammata dalla smania di conoscere il tocco del suolo di cui conosce solo le profonde radici e le caverne dell’eco nelle profondità del suolo.

Visto che per ognuno è una figura piuttosto emblematica, ho deciso che sarebbe stato carino o costruttivo provare a parlare con lei. Ho per caso incontrato la prima stella del mattino e gli chiesto di intercedere per mio conto per poter avere udienza.

Sono stata accolta in una stanza con le pareti color panna ma con un’apparenza traslucida, una camera dalle milioni di pareti, senza sentirsi perduti e senza confini. In alcune vi erano appesi quadri di Veermer. In altre, centinaia di libri nelle enormi scaffalature visibili ad un occhio attento: adagiate ai muri come evanescenti ma allo stesso tempo reali, potrebbero ricordare un po’ l’idea che ci può essere fatti della memoria. Gli arredi erano molto eleganti ma semplici, tutto costruito in legno di ciliegio ed ovunque ci sono soprammobili che ricordano il calore delle mattine d’inverno, come fossero carezze di nonne.

La sua figura aspettava paziente, seduta in una poltrona in un angolo della stanza, in mano un libro dalla copertina in pelle rossa che iniziava a chiudersi silenziosamente tra le sue mani mentre mi avvicinavo.

Un ampio sorriso si è aperto sul suo volto, ora era più chiara la fisionomia della persona che mi trovavo davanti. Un ragazzo davvero molto giovane, moro con degli enormi occhi universali e lineamenti dolci come quelli di un compagno di giochi tanto amato. Mi venne fatto cenno di avvicinarmi e di sedermi. Mentre mi apprestavo a farlo, lui si alzava in segno di rispetto verso la mia presenza, davvero una cosa che non mi sarei mai aspettata. Ve lo sussurro in silenzio, quegli occhi sono ammalianti, mi sono accomodata e le parole se ne sono andate. Forse potrei aver un tantino esagerato a voler venire fin qui.

Percependo il mio imbarazzo è stato lui a prendere la parola.

“So che tra voi c’è l’usanza di presentarsi con un nome, purtroppo ne ho molti e nessuno di questi viene mai pronunciato in occasioni simili a questa. Capirai che nessuno chiede simili concessioni con un vero intento. Diciamo che per oggi userò un nome classico ma poco usato nella quotidianità. Io sono Azrael, piacere di accoglierti.”

Lo guardo parlare, gesticola con le mani, gesticola con gli occhi e percepisce ogni sfumatura.

Io, sono Altea. Mi dispiace davvero importunarVi ma mi sono accorta che si parla spesso della vostra persona e nessuno sa mi davvero chi voi siate. Mi piacerebbe porre rimedio in qualche modo, solo che ora che ci penso sembra davvero tutto strano e forse avrei dovuto ponderare meglio su quello che stavo chiedendo

Appoggia il libro sul bracciolo della poltrona, come se avessi detto la cosa più divertente e curiosa del mondo.

 “Davvero? Posso dire la mia? La mia personalissima visione dei fatti?  Ho già parlato qualche volta in antichità e di recente in un bel libro. Credo che in realtà la visione che è stata data del mio lavoro sia molto chiara, l’unica cosa di cui davvero mi rammarico è di dover tacere taluni particolari.”

Per Esempio?

“Per esempio, io adoro il mondo in cui vivete. È davvero vivace e pieno di vita ed al contrario di ciò che qualcuno pensa, non passo affatto il mio tempo ad aspettare le anime che poi giungono qui. Io sono ovunque, perché tutto è vivo ed inesorabilmente morirà. Io ho amato, ho vissuto, ho avuto dei figli e ho gustato la sincera amicizia. Perché questo risulti strano, io non so. Conosco ogni vostro libro, ogni vostro suono e tutti i singoli tratti dell’universo ed eppure mi stupisce apprendere la spontaneità di ogni singola voce.”

Immagino che vi saranno note le storie sui fantasmi e sul tristo mietitore, cosa ne pensate? In fondo, io stessa posso dire che non vedo nessun enorme mantello e nessuna falce gigantesca.

“Francamente se tu volessi vederla la noteresti, perdonami se ti do del tu ma io c’ero il giorno in cui sei nata, mi incuriosisce il pianto dei bambini. Hai mai sentito le canne al vento nella brezza del mattino? Io sì, ma nessuna di esse è in grado di riprodurre il suono di una creatura che nasce. Ma sto perdendo di vista la domanda. Conosco le numerose storie, alcune potrebbero essere vere ma talune a mio avviso sono da rivedere. Una su tutte, io non li definirei fantasmi, non è vero che blocco le anime, le incenerisco o che altro. Io le accompagno nel viaggio, spiego loro cosa nella loro esistenza è cambiato, non è facile neanche per loro, una voce amica può solo aiutare. In fondo sono qui da così tanto tempo che conosco le procedure. Dopo di che, fanno quello che desiderano, alcune diventano calde presenze e cicli di rinascita, altri preferiscono rimanere sulle loro. Io non sono affatto triste, ma capisco che voi lo siate quando qualcuno vi lascia. È un fenomeno che voi chiamate transfer, date a me proprietà che in realtà sono vostre, uno dei miei compiti sarebbe anche poter essere di aiuto, ma non sempre mi viene dato il consenso o il tempo di farlo.

Ora, mi sento un po’ sciocca, davvero vi piace assistere alle nascite?

“A tutte quelle in cui riesco ad esserci. Non credo ci debba essere paura da parte vostra, tanto ci incontremo comunque che io lo voglia o meno. Ho molti amici che non volevo mi raggiungessero ma non posso sovvertire l’ordine del mondo o la sua follia per mio tornaconto e d’altronde neanche voi. Ma ora che mi ricordo, voi non mi vedete. Facciamo finta che io non abbia detto niente”

Ho incontrato la luce del mattino, ma non quella della sera. Mi sono imbattuta nelle loro figure piuttosto spesso e anche loro possiedono diverse identità, sono anche loro vostre amiche?

“Certamente, la strada è impervia sia in un mondo che nell’altro e loro sono la guida nella luce e nell’oscurità. Perché avere paura se si ha un faro che ci riporterà sempre nel luogo in cui dobbiamo essere, dovrebbe essere un moto di speranza.”

E di Persefone, cosa mi volete dire?

“Quella è davvero una bella storia, riconosco di essere molto più umano di quello che si crede, lei poteva darmi quella conoscenza di cui non ero in grado di percepire la spontaneità. Tutti avete nozioni su come sono costituite le cose ma non tutti sono in grado di manipolarne l’aspetto pratico. Ti faccio un esempio pratico: tu conosci benissimo le tecniche di pittura di un particolare arco cronologico ma non sei davvero in grado di riprodurle. Hai altri doni, ma questo proprio no, lo stesso vale per me ma in maniera amplificata, non posso alleviare nessuna sofferenza se non conosco la genuinità del sentimento all’origine. Il resto fa parte della mia sfera personale e mi piacerebbe che tale rimanesse”

Penso che ci sarebbe molto altro da dire

“Si, è vero. Ma tu non hai tutto questo tempo e devi tornare a casa con la prima stella della notte, così potrai conoscere anche lei. Spero di essere stato chiaro in alcuni frangenti. Tu hai detto molto più di quello che pensi a molti miei amici. Ora, ti devo davvero salutare”

In un attimo, tutto si fa cielo e mi trovo nel mio letto a guardare le stelle.

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