“Natale 1951” di Tommasina Soraci

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“Natale 1951” di Tommasina Soraci

Natale 1951 con il primo abete “addobbato”. I ricordi mi riportano allo zio Santino che, dall’8 dicembre, iniziava veri e propri lavori in corso per il presepe, bisognava preparare la cartapesta, colorarla del colore delle montagne, aspettare che si asciugasse, raccogliere gli involucri di stagnola dei cioccolatini, riaggiustare le casette un po’ rovinate dagli anni precedenti. Direttrice dei lavori era la nonna, per la quale tutto doveva essere pronto per l’inizio della “novena”. Finalmente mezza stanza era occupata da un intero paese della Palestina, con “pastorelli” di tutti i mestieri, chili di muschio rigorosamente fresco, la capanna che era proprio una grotta di pietra. Tutto il periodo della novena la nonna ci voleva intorno a sé per recitare il Rosario, poi arrivava lo zampognaro, con un’enorme (almeno dal mio punto di vista!) zampogna, gonfia da sembrare un vitello, come quelle del Sud e “odorosa” di capra; a completamento delle preghiere, suonava canti natalizi, in cambio aveva un bicchiere di vino e l’ultima sera, un po’ di soldi. ma quel natale si aggiunse una sorpresa, tu e lo zio siete arrivati con un abete che sfiorava quasi il soffitto, meraviglia, stupore per quell’albero che ci faceva sentire al passo con i tempi, perfino la nonna, gelosissima del suo presepe, partecipava all’ euforia generale. Bisognava però pensare all’addobbo, cominciò la caccia alle palle, quelle fragilissime. Si pose poi il problema dell’illuminazione. la soluzione fu tua: una serie di candele di piccola dimensione e una sorta di mollette di metallo che si agganciavano ai rami. Proprio la sera della vigilia, nell’attesa degli zii che venivano da fuori (siamo o no emigranti?) ti sei accorto che mancava la neve. La discussione in famiglia si accese sulla scelta di fiocchetti di ovatta o della farina fatta cadere a pioggia dal colino. Fu scelta a seconda proposta, ricordo che insieme a te ci siamo divertiti a far piovere nuvole di farina sul nostro albero, con grave disappunto della mamma che cercava di approntare la tavola e di mantenere tutto ordinato e pulito in attesa degli ospiti.
Ma ho ancora vivissima l’emozione di quando si sono spente le luci e fu tutto uno sbrilluccicare di fiammelle, come nel mondo delle favole, mentre fuori le campane suonavano e la nonna metteva il Bambinello nella grotta.

(in ricordo di mio padre, da “Ho preso un brodetto” – Ed. era Nuova, 2013)

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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