“Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”, di Luis Sépulveda

Recensione di MIRELLA MORELLI

sepulveda

Nome libro: Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza

Autore: Luis Sépulveda

Genere: narrativa

Editore: Guanda

Anno di pubblicazione: 2013

Pagine 95

Luis Sépulveda è uno scrittore noto, osannato, conosciuto in tutto il mondo.
Naturalmente c’è chi non lo ha mai letto ed è proprio a questi lettori che voglio rivolgermi.

Perchè leggere Sepulveda, perché leggere una favola e che senso ha ai nostri giorni?

Partirò da qui.

Al primo interrogativo rispondo subito che vale la pena in primo luogo per la scrittura: è un artista dallo stile semplice eppure coinvolgente; la lettura dei sui testi scorre sempre senza intoppi e con estrema chiarezza. Mai contorto, anche quando le frasi sono lunghissime.

Insomma non ci si perde mai nel rigo, non si è mai costretti a ricominciare un concetto da capo e, qualora lo si faccia, di sicuro sarà per gustare qualcosa che ci è particolarmente piaciuto.
Una scrittura elementare, quindi direte…

Assolutamente il contrario: ci vuole maestria per gestire la semplicità.

E ci vuole maestria per scrivere favole, oggi ancor più che nel passato.

Ma per spiegare cosa intendo vi do subito poche righe dell’incipit:

“In un prato vicino a casa tua o a casa mia viveva una colonia di lumache sicurissime di trovarsi nel posto migliore del mondo. Nessuna di loro si era mai spinta fino al limitare del prato, né tanto meno fino alla strada asfaltata che iniziava proprio là dove crescevavano gli ultimi fili d’erba…”

Senza nulla togliere alle favole specifiche per bambini, quelle di Luis Sepulveda sono prima di tutto favole per adulti. Un adulto coglierà il significato recondito, mentre la mente infantile può solo istintivamente intuire. E mentre il bambino leggerà la favola nei suoi fatti o elementi principali, toccherà all’adulto andare a fondo e, qualora la si legga insieme, spiegargli il contenuto morale sotteso – aspetto, questo, che oggi come ieri caratterizza le favole.

“Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” è a mio dire una “favola di formazione”. Intendo con ciò una favola in cui si racconti della crescita, della scoperta di sé, di un percorso emotivo e di tutti quei sentimenti che nascono dall’interiorità dell’individuo, determinandone la maturazione.
Nella favola della lumaca Ribelle troviamo proprio tutto questo: i“perché” della propria condizione e del proprio naturale esistere; quei “perchè” che ci si pone in età giovanile, allorquando la sensibilità è davvero esasperata e l’individualismo cozza contro la necessità di socializzare.
La lumaca Ribelle si pone e pone domande perchè vuole capire se stessa e il mondo in cui vive.

Al contrario gli adulti, assuefatti allo stato naturale delle cose, non hanno più curiosità e non si curano di sapere se c’è un altro modo di essere e di fare.
Atteggiamenti di vita a confronto, dunque, e cioè vivacità ed entusiasmo giovanili contrapposti al quieto vivere dell’età matura:

“Ma gli argomenti della lumaca che voleva conoscere i motivi della lentezza non risvegliavano grande interesse nelle altre lumache. Mormoravano fra loro che le cose andavano bene così, che bastava sapere il nome del calicanto, del dente di leone, dello scoiattolo e della gazza, del prato che chiamavano Paese del Dente di Leone, e sostenevano di non aver bisogno d’altro per essere felici come erano, lumache lente e silenziose, tutte impegnate a mantenere umide il corpo e a ingrassare per resistere al lungo inverno”.

In questa favola il tema centrale non è come in molte altre favole di Sepulveda la diversità, bensì il coraggio: di porsi domande, di andare a cercare le risposte e, una volta trovate, regalarle anche agli altri allo scopo di fare il loro bene.

Dunque un coraggio che porta alla generosità.

“E le dispiacque ancora di più che qualcuna addirittura sussurrasse: – Sì, sì, è meglio che se ne vada via, vogliamo vivere tranquille! (…) E, alzando il volume del sussurro quanto la minuscola bocca le consentiva, disse: – Ah sì? Allora me ne vado, e tornerò soltando quando saprò perché siamo così lente (…)!”.

Altro aspetto molto importante nella favola di Sepulveda è l’accettazione di se stessi, tanto da ribaltare lo sguardo sui difetti fino a farne un punto di forza: quello che per la lumaca è uno svantaggio, un vero e proprio handicap – la lentezza estrema – al contrario consente di vedere cose che andando di fretta non si sarebbero mai viste, pertanto divenendo un pregio.

Per noi umani frettolosi di oggi assurge a vero monito: correndo e seguendo un ritmo frenetico la nostra esistenza rischia di essere penalizzata, poiché ci sfuggono le mille cose belle che ci circondano, le sole importanti davvero. La fretta, nemica odierna dell’esistenza:

“La tartaruga, masticando gli ultimi petali delle margheritine, le disse che se lei non fosse stata una lumaca dall’andatura lenta, molto lenta, se invece della sua lentezza avesse avuto il volo veloce del nibbio, la rapidità della cavalletta che copre a salti enormi distanze, o l’agilità della vespa che ora c’è ora non c’è perché è più veloce dello sguardo, forse non sarebbe mai stato possibile quell’incontro di esseri lenti come una tartaruga e una lumaca.”

Ci può essere ancora un altro modo di leggere questa favola, ed è quello della positività del pensiero diverso da quello comune: talvolta discostarsi dall’ovvio è difficile, si rischia la discriminazione…ma lottare per quello in cui si crede e crederci fino in fondo, è proprio ciò che infine farà la differenza.
Seguire le proprie idee, combattere per affermarle e, una volta riusciti, mettere i frutti al servizio del bene collettivo: ritorna l’aspetto pedagogico della favola, il suo valore aggiunto: la morale…per le giovani generazioni ma ancor più per gli adulti.

Ecco perchè le favole di Luis Sepulveda sono davvero per tutti i lettori.

Link all’acquisto:
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Sinossi:

Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente «lumaca». Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria del grande scrittore cileno. Un’altra storia memorabile che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo.

 

3 commenti:

  1. Carmela Pregadio

    Bella recensione, ottima scelta! Carmela Pregadio

  2. Giovanna Avignoni

    Un libro che fa parte della Trilogia dell’amicizia. Appena inizierà la scuola proporrò il libro da te recensito ai miei piccoli alunni. La gabbianella e il gatto e Storia di un topo e di un gatto che diventò suo amico li abbiamo letti gli anni scorsi, ci abbiamo lavorato in narrativa e in educazione all’immagine e abbiamo visto le trasposizioni teatrali. Grazie Mirella.

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