#Amarcord “Tutto ciò che ci basta” di Marina Fichera

Camminavo in un’assolata giornata di marzo a Calcutta – una sorta di paradisiaca anticamera dell’inferno –  quando, all’angolo di una caotica, inquinata e rumorosa strada, accanto a un cumulo di poveri colorati stracci, la vidi.

Una giovane donna, avrà avuto venticinque anni, non di più. La pelle scura, la corporatura magra, i capelli ricci e corti, neri come la pece e splendenti come riflessi di luna, la carnosa bocca adornata da denti bianchi come perle aperta in uno dei sorrisi più dolci e sereni che abbia mai visto. Era seduta per terra, una mano sollevata con il palmo rivolto verso il cielo, a chiedere qualche rupia ai passanti.

Intorno a lei saltellavano allegramente due o tre bimbi, piccolissimi, semi nudi, sorridenti. Scuri e belli come piccoli putti. Giocavano come se intorno a loro non ci fosse miseria e squallore, come se tutto fosse normale, come se si potesse essere felici con nulla.

Un sorriso, un raggio di sole, un gesto amico, l’amore. La prima volta che sono andata in India ho capito che tutto questo è ciò che ci basta.

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