“Bomarzo e la valle delle meraviglie”

“Bomarzo e la valle delle meraviglie”

a cura di Carolina Colombi

Bomarzo

Valle delle meraviglie in Bomarzo

“Qui, ogni pensiero vola.”

 Nel cuore della Tuscia Laziale, procedendo in direzione di Viterbo, si incontra Bomarzo.

 Bomarzo è un paese situato alle estreme pendici dei Monti Cimini e bagnato dal fiume Tevere.

In passato fu parte  dello Stato Pontificio, mentre oggi è linea di confine fra Lazio e Umbria.

E’ esempio di ricchezze architettoniche, archeologiche e naturalistiche.

Ma è soprattutto uno l’elemento che caratterizza questo borgo antico arroccato su di una collina: il Palazzo Orsini.

Palazzo, divenuto gioiello di architettura rinascimentale.

 Ma appena fuori dall’abitato, si incontra un originale complesso artistico e monumentale di notevole importanza.

 Unica al mondo, in virtù delle sue particolarissime statue di basalto, integrate nella natura, la Valle delle Meraviglie è un’attrattiva di enorme portata.

 All’inizio degli anni ’80, quando casualmente la visitai, mi era nota come Parco dei Mostri.

 Successivamente ho scoperto che sono diversi i nomi attribuiti a questo sito magico.

  Se non addirittura mistico: Sacro Bosco, Valle delle Meraviglie, Bosco Iniziatico.

 Agli occhi curiosi di coloro che si inoltrano nel folto della vegetazione, si presenta un mondo abitato da giganteschi “mostri” di pietra.

 Sono sculture che rappresentano figure mitologiche e grottesche, legate al mondo del fantastico e dall’indiscusso significato simbolico.

 Addentrandosi nel Parco di Bomarzo si viene guidati da una mappa virtuale.

 E accompagnati da conifere e latifoglie, gli ospiti si imbattono in enormi statue in cui, indiscusso, dimora l’arcano.

 Per ogni tappa dell’itinerario, il percorso prevede l’incontro con una statua.

 Al fine di apprezzare e riflettere sul significato metaforico ed esoterico che ogni rappresentazione racchiude in sé.

 Da 500 anni il Parco incute timore, sorpresa e meraviglia.

 Fu costruito intorno alla metà del ‘500 dall’architetto Pirro Ligorio, su commissione di Pier Francesco Orsini.

 Con il desiderio di farne dono alla propria moglie: Giulia Farnese, omonima della nota concubina di papa Alessandro VI.

Bomarzo

Sirena

  Non esiste un codice interpretativo, ritenuto universale, per il Sacro Bosco.

 Storici, filosofi, studiosi si sono interrogati sui significati reconditi delle statue.

  Ma tutti sono stati concordi nell’affermare, che non si può dare una definizione a tale complesso.

  E neppure si può conoscere lo scopo per cui è stato creato.

 E’ opinabile il giudizio di coloro che hanno attribuito all’insieme il significato criptico di modo per esorcizzare il Male.

 Le conclusioni a cui sono giunti sono rimaste sospese.

 Come sospesa è l’atmosfera che si respira nel multiforme caleidoscopio di rappresentazioni scultoree.

 Anche Salvador Dalì, pittore surrealista, ha cercato di dare una interpretazione iconografica al complesso.

 Complesso che con la sua solennità colpisce l’immaginario collettivo.

 Però, anche a lui, come ad altri, non si è palesato nulla di decifrabile e riconducibile ad alcunché.

 Soltanto, ha trovato ispirazione per una delle sue numerose opere.

 Varcando la soglia dell’ingresso, il visitatore si trova di fronte al simbolo degli Orsini, affiancato da due sfingi e inciso nella pietra.

Bomarzo

Maschera orrenda

 Seguono poi numerose statue, tutte di uguale importanza per il contenuto manifesto.

 Anche se alcune meritano maggior attenzione di altre.

 Il Pegaso, un drago assalito da un leone e un cane. Un Elefante da battaglia, che con la proboscide solleva un guerriero.

 L’Orco, enorme mascherone con la bocca spalancata, al cui interno trova posto un tavolo con relativa panca, visitabile dagli ospiti del Parco.

 La Tartaruga, situata accanto a una cascata, e sul cui dorso è appoggiata una figura femminile, mentre dal terreno sorge una testa di mostro.

 Impressionante è la statua del Gigante che lacera le membra di un avversario.

 Un gigantesco vaso poi, finemente decorato, tale da risultare prezioso quanto l’opera di un orafo.

 Un sedile in pietra, a nicchia, detto Panca Etrusca, sul cui fondo si trova un’ iscrizione che espone in versi ciò che il Sacro bosco offre ai visitatori.

“Voi che pel mondo gite errando vaghi di vedere meraviglie et stupende – venite qua dove son faccie orrende – leoni elefanti orsi et draghi.”

 Vi si trova poi il Tempio, luogo non accessibile, ma estremamente suggestivo dove sono visibili i segni zodiacali disposti secondo il Sistema Solare.

 Stravagante e particolarissima è la Casa Pendente, costruita su di un enorme masso inclinato.

 Inclinata anch’essa, ha il significato simbolico de il Rischio.

 Fu Giulia Farnese a farla costruire, durante una lunga assenza del marito impegnato in battaglia.

 Entrare al suo interno è un’esperienza sensoriale spiazzante, che dà le vertigini.

 Inoltre un Cerbero, altra spaventosa raffigurazione del Parco dedicata ai mostri.

 Zona considerata come la zona passionale del complesso.

 Perchè esiste un’altra parte.

 Quella dove si manifesta serenità.

 Costituita dalla spianata del Tempietto, fu destinato alla sposa di Pier Francesco Orsini.

 Quindi, una netta separazione dei due mondi: quello passionale espresso da gran parte delle sculture del bosco, e quello della spiritualità dove è possibile sfogare il “core”.

Bomarzo

Casa pendente

 Dopo la morte del principe, successiva a quella di Giulia, il Parco di Bomarzo fu abbandonato per secoli.

 E’ stato poi rilevato  da un’antica famiglia nobiliare del luogo, e offerto al pubblico affinchè fosse fruibile.

 La mia visita al sito, e in questo mi accompagna la memoria, si colloca in un periodo in cui il Parco era lasciato all’abbandono.

 E anche trascurato, affollato da un mucchio di vegetazione inselvatichita, che in parte ricopriva le sculture.

 Adesso invece, è un’importante meta turistica dell’Alto Lazio.

 Luogo singolare e curioso il Parco dei Mostri di Bomarzo.

 Lo si può raggiungere dopo lo svincolo autostradale di Orte, avviandosi in direzione di Viterbo.

 Viterbo è città anch’essa ricca di fascino, soprattutto per le testimonianze del suo importante passato.

“Lasciate ogni pensiero o voi che entrate…”

 E’ questa una delle iscrizioni incise nella pietra all’interno del parco.

 La si può interpretare come un invito ad abbandonare le proprie certezze per fare posto alla parte più istintiva e ancestrale di sé, al fine di ritrovare il proprio essere primitivo.

 E’ forse questo il significato recondito dei mostri di pietra, che da 500 anni abitano il magico giardino?

Bomarzo

Tempietto

 

Cultura al femminile

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