“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

Recensione di Elvira Rossi

soffio delle stagioni

Nella lettura delle poesie ho seguito un criterio: quando ho avuto il libro tra le mani, ho superato la curiosità di aprirlo, ho sfogliato le pagine, solo quando sapevo che non l’avrei lasciato, se non alla fine di questa riflessione. Ho evitato ogni recensione, per garantirmi una lettura avulsa da influenze esterne. Penso che per un autore sia più interessante osservare le differenti prospettive, da cui è stata considerata la sua opera.

Ho letto tutte le poesie una prima volta, senza alcuna interruzione, affidandomi in maniera ingenua al coinvolgimento emotivo dei versi. Da questa prima lettura innocente ho tratto una sensazione di serenità e armonia.

Solo successivamente ho letto i testi con malizia, per analizzarli, smontarli, confrontarli, profanandoli in maniera impertinente. E alla fine li ho ricomposti nella loro splendida interezza, per ammirarli con uno sguardo più consapevole, scusandomi per tanto oltraggio.

Attraverso un’analisi sia dei temi che delle tecniche espressive sono entrata nei segreti della poesia, ho ricostruito la sua origine e le ragioni della sua musicalità.

Nel linguaggio poetico di Cristina raramente sono inseriti termini precipuamente letterari o poco convenzionali. Questa esclusione, a mio avviso, si pone come una connotazione pregevole: l’intensità poetica non si esprime attraverso elementi e giochi artefatti, ma scaturisce con naturalezza, come accade quando si è in possesso di un’ispirazione vera e di un’autentica versatilità per questo genere letterario.

Nella poesia prevalgono parole e sequenze lessicali dal suono dolce e delicato. Parole limpide e intense, che suggeriscono immagini di una profondità interiore, connotata da armonia e da equilibrio. Un equilibrio, che vive all’interno del proprio io, e che si estende anche al rapporto con il tempo e le sue stagioni.

Le forme lessicali, esaminate singolarmente, sono di una estrema semplicità, tuttavia superano sempre i limiti angusti del significato letterale. Numerosi gli esempi di parole comuni, che accostate abilmente assumono tonalità inconsuete: “Le stagioni che parlano”, “Lana grigia con le sue parole”.

Il senso della parola si dilata notevolmente e suggerisce una complessità di pensieri ed emozioni. Sono messe in contatto immagini lontane e prive filo logico e non mancano gli accostamenti arditi: “Carezze dipinte”, “Le stagioni sono scampoli di lana…”, “E le montagne profili di volti maschi…”

Scarto semantico e procedimenti analogici svolgono un ruolo decisivo rispetto alla poeticità dei testi.
Versi liberi non tanto difformi per lunghezza, prevalentemente brevi e con parole brevi, impongono pause frequenti e uniformi.

I periodi sono brevi ed essenziali e raramente si ricorre alle voci verbali: le esperienze emotive non sono né descritte né raccontate, come è preferibile che avvenga in poesia, bensì sono catturate dalla pregnanza della parola e condensate in immagini dalla forte carica evocativa.

È una poesia che andrebbe letta con pacatezza, rispettando tutte le pause indicate dall’interruzione del verso e dalla punteggiatura. Una lettura misurata genera un ritmo piacevolmente cadenzato, senza per questo essere monotono, favorendo la riflessione e l’abbandono alle emozioni.

La lirica “Semino parole” si configura come una sorta di manifesto di una concezione esistenziale, che vede il tempo incontrarsi e legarsi strettamente con la poesia. Scrivere versi entra in stretta congiunzione con la vita, l’arricchisce e la sorprende, aggiunge valore al tempo. “Seminare parole e raccogliere poesia” è una stupenda e attraente immagine di quella fecondità creativa, che realizza la magia di trasformare le parole in poesia. Lo stretto rapporto tra il tempo della vita e la poesia è rivissuto nel “Soffio delle stagioni”:

“Sul soffio delle stagioni
vola la poesia
mentre la sto scrivendo”

Significati nascosti si concentrano in diversi componimenti brevi, che non esprimono solo gli stati d’animo dell’autrice, ma lasciano spaziare la mente, come avviene in “Altre cose”, dove il segreto dell’anima, che non è rivelato per intero e in termini espliciti, si lascia solo indovinare e consente un’espansione del momento emozionale. I versi della poesia “Incanto” ti avvolgono di stupore con

“Io non sono che liquido incanto”

Ci sono dei testi in cui affiora una vena sottile di malinconia: ”I giorni belli”, “Meno che polvere”, “Il tempo sottile”. Il tema dominante è il tempo: i giorni sono ricolmi di domande senza risposta. Il sonno, che segna la distanza tra giorno è giorno, assume le sembianze di una morte lieve. Il tempo che scorre si assottiglia e rappresenta un dono sempre più prezioso. Nell’universo siamo meno che polvere ed è meglio ritrovare i giorni belli e non desiderare altro. Queste ultime parole si ammantano di timida esitazione nell’esprimere la nostalgia del passato e il timore di coltivare illusioni.

Il mistero e la precarietà della vita, il sonno come anticipazione della morte, che pure sono dei tòpoi della poesia, qui ricorrono in termini insoliti e in forma totalmente originale, nuova, moderna.

Consideriamo, ad esempio, l’espressione “la morte lieve”: l’accostamento inedito di due parole semplici esprime un concetto complesso e genera un effetto di straordinaria efficacia poetica, pur riproponendo un tema, che nella poesia tradizionale di eccellenza è stato trattato con una profusione di parole.

La malinconia di queste poesie assume sfumature tenui, appena palpabili, e non si traduce mai in dramma.
Dietro questi versi si coglie la sensibilità al dolore, ma anche la capacità di accoglierlo e di alleviarlo con la forza dei sentimenti: “il freddo dell’inverno è mitigato dal calore degli abbracci.”

La primitiva sensazione di serenità e di armonia mi sembra sostenuta anche da un’analisi più minuziosa dei testi.

All’amore ci si riferisce con una riservatezza, che non svela, non azzarda e maschera la passione del cuore dietro delicati abbracci e tenere carezze:

“È bello ritrovarsi ogni sera
e abbracciarsi, sentirsi,
sapere l’uno dell’altro il calore”
(…)
“Ti copro di baci infantili”
(…)
“Bello cadere nella dolcezza,
stordirsi di carezze”

In “Carezze dipinte” si osa di più, quando si allude al desiderio del corpo maschile e femminile di avvicinarsi:

“Gli uomini mille mani da intingere
nel loro arcobaleno di fili sottili”
(…)
“Il tuo profilo distante
è al mio fianco in silenzio”

La sottile sensualità, estremamente cauta e composta, non è solo nella dolcezza delle immagini, ma nella musicalità dei versi.

Raramente i singoli componimenti sono monotematici, i motivi delle stagioni, del tempo e dell’amore vivono dello stesso respiro, un unico destino li accomuna, stringendoli nell’abbraccio della Poesia. Il tempo delle stagioni e il respiro della natura interagiscono e nei diversi momenti della notte e del giorno s’imbattono nei palpiti segreti dell’animo umano, che seminerà emozioni e raccoglierà Poesia.

“Il cielo parla di neve”, “Il cielo ha i suoi pensieri”, “La notte tesse i sogni”: tempo e natura si sovrappongono tanto da coincidere con perfetta geometria di forme.

La natura è percepita come una creatura benevola, che dona protezione: “Negli alberi risiedono le anime guardiane”, “Le ombrose fronde abitano il mondo e ci proteggono”.

La poetessa esprime la propria energia nella ricomposizione e nel dominio di tutti gli elementi conflittuali.

“I nostri pensieri tessono
le stoffe delle stagioni”

Il tempo, che sembra dominarci, non è che una costruzione dei nostri pensieri. Siamo noi che prestiamo al tempo il suo respiro vitale. Il tempo, che ci genera, ci consuma e alla fine ci annulla, non potrebbe esistere senza di noi.

“Siamo piccoli
davanti al mare
ma abbiamo enormi
spazi dentro di noi”

In questi versi individuiamo la consapevolezza della fragilità umana, ma anche la fierezza di una profondità interiore, che sembra sfidare la vastità del mare.
Tempo e natura si animano e si parlano, sono entità inscindibili: sono “Soffio delle stagioni”, titolo della raccolta di liriche di Maria Cristina Sferra.

Sinossi

Ventiquattro poesie più una, quella che apre la silloge, le dona il titolo e ne rivela il senso profondo. Brevi componimenti evocativi da assaporare con lentezza, cullati dalle parole, centellinando i versi come un dolce nettare, per lasciarsi trasportare sul vento leggero delle emozioni.

Titolo: Il soffio delle stagioni
Autore: Maria Cristina Sferra
Genere: Poesia
Edizione: CreateSpace Direct Publishing 2016
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Maria Cristina Sferra

Maria Cristina Sferra, giornalista professionista e graphic designer. Insaziabile lettrice, scrive per lavoro e per passione. Autrice indipendente, ha pubblicato il romanzo “A mezzogiorno del mondo (una storia d'amore)”, la silloge poetica “Il soffio delle stagioni”, la raccolta di racconti rosa "L'amore è una sorpresa".

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