La Carmen e l’esaltazione della libertà

A cura di Chiara Minutillo

Tra pochi giorni, come di consueto, partirà il Festival Operistico dell’Arena di Verona, manifestazione che, ogni estate, porta nella famosa città italiana migliaia di turisti. Quest’anno, ancora una volta, grandi protagoniste sono le opere italiane. Dei cinque melodrammi in programma, infatti, uno solo non fa parte dell’ampia composizione del nostro territorio. Sarà proprio quest’ultima opera a dare il via al Festival.
Amata in tutto il mondo grazie al suo carattere allegro, nonostante il classico tragico finale, la Carmen di Georges Bizet verrà eseguita nella versione con Franco Zeffirelli alla regia e sarà possibile assistere all’opera durante varie serate fino alla fine di agosto.
Prima di parlare della Carmen, però, è necessario rinfrescare un poco la memoria.

Cos’è un’opera lirica

L’opera lirica, come uno spettacolo teatrale, è una forma teatrale drammatica che include costumi, allestimenti, scenari. La differenza tra essa e un normale spettacolo teatrale risiede principalmente negli interpreti, costituiti da cantanti professionisti che, invece di recitare, cantano, appunto, accompagnati da un’orchestra e guidati da un direttore di orchestra. L’opera lirica è uno spettacolo complesso, in quanto si basa su più dimensioni, ognuna delle quali è fondamentale per la perfetta riuscita della messa in scena: la voce umana, la musica orchestrale, i costumi, la scenografia, gli effetti speciali e, in alcuni casi, la danza.

L’Opera, come forma musicale, affonda le radici nella tragedia greca e ha avuto origine a Firenze, verso la fine del 1500, grazie a un piccolo numero di uomini, membri di una Camerata: intellettuali, poeti e musicisti decisi a inserire, come aspetto fondamentale, dei testi nelle musiche che componevano. Come nuova forma di arte che rispetti, anche l’opera doveva avere delle linee guida. In questo caso, vennero scelti tre principi da rispettare:

1. Il testo era fondamentale. Doveva essere compreso. Di conseguenza, anche la musica doveva essere semplice per non distrarre lo spettatore dalle parole.
2. Le parole dovevano seguire il ritmo della musica e essere cantate con la stessa intonazione e lo stesso tono che si sarebbe usato recitando.
3. La melodia doveva riflettere le emozioni e i sentimenti nascosti nel testo.

Il primo compositore ha mettere in pratica questi principi fu Jacopo Peri, che nel 1594 mise in scena la sua opera Dafne, basata su un mito greco e, di fatto, riconosciuta come la prima opera della storia.

Le opere sono divise in atti e scene che contengono vari pezzi destinati a uno o più cantanti. Spesso, nell’ambito lirico si sente parlare di aria e recitativo. L’aria è una parte solista, che si focalizza sulle emozioni e sui sentimenti del personaggio che in quel momento recita invece che sull’azione. Il recitativo è invece un dialogo parlato o cantato che aiuta a sviluppare l’azione e rende chiara la relazione che intercorre tra i personaggi. La storia narrata in un’opera è scritta sotto forma di libretto, raramente scritto dal compositore che, solitamente, si occupava solo degli spartiti e della musica.

È comune l’idea che l’opera sia una forma d’arte simile o uguale al musical. In realtà, tra le due, esistono molte differenze. La prima e più fondamentale di tutte è la relazione tra la musica e la composizione teatrale stessa. Mentre nel musical le canzoni sono usate per aiutare nel racconto della storia, nell’opera la musica non è solo un accompagnamento. È parte integrante della composizione stessa. Nei musical, inoltre, spesso il genere musicale è tendente al pop o al rock e i cantanti usano microfoni. Nel caso dell’opera la musica è classica e complessa e le voci hanno una potenza tale da non necessitare di microfoni, nemmeno in uno spazio aperto. Nell’opera poi, è difficile sentire parti recitate, parlate, invece che cantate. Quando accade, ci troviamo di fronte a un Singspiels, come il Flauto Magico di Mozart, o a un’opera-comique, come la Carmen di Bizet. Cambia il nome, da tedesco a francese, ma il concetto no.

L’autore, Georges Bizet

Georges Bizet nacque a Parigi nel 1838. Cresciuto in una famiglia di musicisti, Bizet imparò sin dalla tenera età a suonare pianoforte e armonica e a cantare. All’età di nove anni entrò in Conservatorio, studiando composizione dapprima con Pierre Joseph Guillaume Zimmermann e successivamente con Fromental Halévy, la cui figlia Geneviève andò in sposa a Bizet stesso. L’influenza dell’insegnante e suocero, fu fondamentale per Bizet nella creazione della sua più famosa opera, Carmen. Grazie a Halévy, infatti, il compositore sviluppò una certa predilezione per la poesia, accompagnata dalla propensione a temi come l’amore e l’esotico.
L’amore per la poesia, emerse già con l’opéra-comique del 1872, Djamileh, ispirata da un’epigrafe contenuta nel poema Namouna di Alfred de Musset. Quegli stessi versi furono ispiratori anche per la stesura di una parte della celebre Habanera, aria della Carmen.
Ambientazione esotica, dimensione amorosa e poesia furono alla base del fascino che la novella Carmen scritta da Prosper Mérimée ebbe su Bizet.

Genesi di un’opera: la nascita della Carmen

Nel 1872, Camille Du Locke e Adolphe de Leuven, direttori dell’Opéra-Comique, contattarono Bizet, proponendogli di comporre un’opera in collaborazione con i due librettisti Henry Halèvy, cugino della moglie di Bizet, e Ludovic Meilhac. Vennero offerti al compositore tre differenti scenari da cui far partire la sua opera. Bizet, però, rifiutò, impuntandosi su una sua idea: lavorare a un’opera che si basasse sulla Carmen di Mérimée. Idea che trovò una forte opposizione da parte dei suoi collaboratori. In quel periodo, la Francia possedeva due teatri pubblici, l’Opéra e l’Opéra-Comique. I due teatri, uguali nel finanziamento che li teneva in piedi, si differenziavano per il tipo di pubblico e per il genere musicale proposto. La prima struttura allestiva grand opéra (opere liriche che trattavano argomenti più seri e meno melodrammatici e che vedevano sostituiti i dialoghi parlati con recitativi contenenti dialoghi cantati) per un pubblico appartenente alle classi alte. La seconda si specializzò sulle opere di cui portava il nome, adatte a un pubblico borghese. Durante il secolo precedente, nel Settecento, il genere opéra-comique era stato utilizzato come strumento di satira sociale che prendeva di mira le convenzioni dell’opera d’élite, dando spazio anche a argomenti di attualità. Nel corso del tempo, però, questo genere vide un rapido cambiamento.

Nel 1872 venne messa in scena la Djamileh di Bizet, opera che si adattava al gusto per l’esotico di Bizet e di Du Locle, direttore del teatro. Tra il pubblico, però, l’opera non riscontrò tutto questo successo. Nonostante ciò, Du Locle commissionò un secondo lavoro a Bizet, Carmen appunto. Il problema, però, era proprio il pubblico. I direttori del teatro desideravano un’opera leggera, allegra e con un lieto fine, cosa a cui il pubblico, composto prevalentemente da famiglie, era abituato. Sul palcoscenico dell’Opéra-Comique non si era mai assistito alla morte di un personaggio, tantomeno a quella dell’eroina dell’opera, e nemmeno alla trattazione di temi come il contrabbando o l’omicidio. Un pubblico borghese sarebbe rimasto decisamente scioccato davanti alla morte della protagonista e anche dinanzi alla rappresentazione estremamente realistica di personaggi del popolo mossi dalle loro passioni.

I librettisti cercarono di alleggerire i toni della novella di Mérimée, ma il contenuto del libretto risultò comunque troppo crudo rispetto ai canoni dell’Opéra-Comique. Le idee di Bizet riguardo alla messa in scena lo portarono a scontrarsi non solo con i collaboratori, ma anche con gli interpreti stessi. Zulma Bouffar e Marie Roze rifiutarono la parte di Carmen, la prima per il rifiuto di “essere accoltellata” sulla scena, la seconda perché convinta che Carmen fosse un personaggio troppo scabroso per lei. Fu Célestine Galli-Marié a accettare la parte e sostenere il progetto pur non conoscendo, inizialmente, la novella di Mérimée. Bizet riscontrò problemi anche con il coro, che minacciò uno sciopero. Era usanza porre il coro di fronte al direttore di orchestra, ma Bizet chiese qualcosa mai fatto prima e considerato impossibile: cantare e muoversi contemporaneamente, soprattutto nei due cori del primo atto, all’entrata delle sigaraie e allo scoppio della rissa dopo l’arresto di Carmen. Persino gli orchestrali ebbero modo di lamentarsi, sostenendo che le partiture fosse ineseguibili. Ci vollero cinque mesi di prove straordinarie perché anche la parte musicale venisse eseguita a dovere.
Bizet fece modifiche, ma non cedette mai alle pressioni che lo spingevano a modificare il finale dell’opera. Fece anche in modo che la caratterizzazione dei personaggi non snaturasse la novella di Mérimée, arrivando a lavorare anche sul libretto, dove necessario. La verità era che a Bizet non importava né del gusto né della tradizione del pubblico francese dell’Opéra-Comique o dei librettisti. Ciò che voleva era penetrare lo spirito della novella, trasmetterlo nella sua opera e, per farlo, l’idea di avere dei collaboratori e dei librettisti era una sorta di limite di cui Bizet, probabilmente, avrebbe fatto volentieri a meno.
Carmen fu l’ultimo lavoro di Bizet, il quale lottò per tutta la sua breve vita per affermarsi come compositore, ma le sue scelte che tanto si discostavano da un repertorio tradizionale oscurarono il suo talento. Il 3 marzo 1875, venne allestita la prima dell’opera, che fu accolta freddamente, a causa delle tematiche forti affrontate con realismo. Il pubblico giudicò Carmen un’opera dissoluta e immorale. Bizet, convinto del valore della sua opera, si ritirò nella sua casa a Bougival, dove, dopo tre mesi, morì di infarto a soli 36 anni. Bizet, quindi, non ebbe modo di vedere la sua opera più famosa riadattata per divenire una Grand-Opéra rappresentata a Vienna e, da quel momento in poi, nei maggiori teatri di tutto il mondo.

Il libretto: trama della Carmen

PERSONAGGI:

Carmen, zingara e sigaraia (mezzosoprano)
Don José, brigadiere (tenore)
Micaela, giovane navarra (soprano)
Escamillo, torero (baritono)
Frasquita, zingara (mezzosoprano o soprano leggero)
Mercédès, zingara (mezzosoprano)
Il Dancairo, contrabbandiere (baritono)
Il Remendado, contrabbandiere (tenore)
Zuniga, tenente (basso)
Moralès, brigadiere (baritono)
Lillas Pastia, oste (ruolo parlato)
Una guida (ruolo parlato)
Monelli (voci bianche)
Soldati, giovani, popolani, sigaraie, zingare, zingari, venditori ambulanti (Coro)

L’azione si svolge a Siviglia e dintorni, all’inizio del XIX secolo.

Atto I

Micaela è in cerca di Don José, ma viene infastidita dal caporale che cerca di attaccare discorso con lei. Una marci annuncia il cambio della guardia e Il caporale José dichiara che l’unica donna a aver conquistato il suo cuore è Micaela, sua sorella adottiva. Poco dopo, dalla fabbrica, assieme alle altre sigaraie, esce Carmen, bella zingara sospettata di contrabbando, intonando l’Habanera (L’amour est un oiseau rebelle) e conquistando l’attenzione generale. Don José pare non notarla, ma Carmen gli lancia un fiore e se ne va, lasciandolo a raccoglierlo. Nel mentre, torna Micaela che porta a Don José soldi e notizie di sua madre.
Dall’interno della fabbrica provengono delle grida. Qualcuno è stato accoltellato, forse da Carmen. Zuniga cerca di comprendere l’accaduto e invia all’interno José, che poi esce con Carmen, la quale viene arrestata. In cella, Carmen riesce a sedurre Don José, il quale allenta i nodi delle corde che la tengono legata e permette che ella scappi.

Atto II

È passato un mese. Carmen si trova in un’osteria dove canta e balla con Mercedes e Frasquita. Zuniga cerca di sedurre Carmen, ma l’entrata di Escamillo lo interrompe nel suo tentativo. Carmen respinge anche il torero e confessa alle amiche di essere innamorata di Don José, che è appena stato rilasciato dalla prigione dove era stato rinchiuso per averla aiutata. José le confessa il suo amore, ma Zuniga esorta il giovane a tornare nell’esercito. Sta per nascere un duello, ma Carmen si fa aiutare dai contrabbandieri per separare i due uomini. José si unisce quindi a Carmen e ai fuorilegge, fuggendo com loro.

Atto III

Il covo dei contrabbandieri si trova sulle montagne. Carmen e José litigano di continuo. Le carte predicono a Carmen che la sua morte è vicina e lo stesso vale per José. Micaela arriva alla ricerca di José. Giunge anche Escamillo. José, geloso, lo sfida a duello, ma i due vengono divisi da Carmen, ormai innamorata del torero. Micaela annuncia a José che la madre è in un punto di morte. Il giovane la segue, ma giura vendetta a Carmen,

Atto IV

A Siviglia è il giorno della corrida. La folla attende Escamillo. Carmen non si cura degli avvertimenti delle amiche che le dicono che José é tornato per vendicarsi. Carmen lo incontra e il giovane la supplica di tornare con lui. Carmen rifiuta e, in seguito alle minacce, gli getta addosso l’anello che lui le aveva donato. Mentre Escamillo viene acclamato dalla folla, José uccide Carmen con una pugnalata e si consegna ai gendarmi.

Due Carmen, le differenze

La novella di Mérimée narra di un archeologo francese che, recatosi in Spagna, incontra il bandito Don José. A Cordoba, poi, egli si imbatte nella zingara Carmen che le predice il futuro, lo seduce, lo inganna e lo deruba. Dopo un po’ di tempo, egli viene a sapere che José è statao condannato a morte per l’uccisione di Carmen. Recandosi da lui in visita, l’archeologo scopre che José era un brigadiere basco che in Andalusia conobbe la bella gitana Carmen, ladra, contrabbandiera e prostituta. José avrebbe dovuto arrestarla, ma l’aveva lasciata fuggire e, per questo era stato degradato. In seguito era stato nuovamente sedotto da Carmen. Per questo, accecato dalla gelosia, José uccise un tenente, amante della donna, fuggendo con i contrabbandieri e finendo per uccidere anche il marito di Carmen, una volta scoperto il suo matrimonio. A quel punto, José non aveva potuto fare altro che mettere davanti a Carmen due scelte: o fuggire con lui o morire. Per Carmen, però, la libertà non aveva prezzo e, per questo, aveva deciso di morire.
Convenzionalmente parlando, l’opera richiede che nei ruoli principali le voci siano quelle di soprano, contralto, tenore e basso. Bizet, però, affidò il ruolo di Carmen a un mezzosoprano. Aveva quindi bisogno di un personaggio da assegnare a un soprano. Nonostante nella novella, Carmen non abbia rivali femminili, Bizet inserisce Micaela, che, nell’opera, viene mandata dalla madre a proporsi come sposa a Don José. Abbiamo quindi una notevole differenza tra la novella, in cui tutti gli uomini ruotano attorno a Carmen e l’opera, nella quale Micaela non assume il ruolo di antagonista, ma comunque è una figura in contrasto con Carmen, la brava ragazza, una sorta di contrappeso.
Carmen stessa, nella novella, è presente attraverso i ricordi di José o le parole dell’archeologo nel ruolo di narratore. Nell’opera di Bizet, invece, Carmen è la protagonista a tutti gli effetti, parla in prima persona, non viene introdotta da altri.
Don José assume un ruolo differente nelle due storie. In Mérimée è un bandito e un assassino, mentre alla fine diviene vittima, in Bizet è un soldato ingenuo, infine omicida, ma come gesto estremo della sua autodistruzione, di una caduta lenta e graduale che si percepisce sin dall’inizio.
Bizet concede al torero Escamillo uno spazio più ampio rispetto a quanto accade nella novella di Mérimée. Il torero, infatti, costituisce l’oggetto drammaturgicamente necessario della gelosia di José.

Carmen e l’amore per la libertà

I personaggi della Carmen sono indubbiamente tra i più forti della storia dell’opera. L’ambientazione spagnola non è un caso. Nulla meglio delle sonorità spagnole poteva rendere meglio l’energia e la verità delle passioni e degli istinti che li muovono in ogni loro azione. Ognuno di loro risulta quindi estremamente complesso dal punto di vista psicologico.

Preso da una passione folle, Don José rinuncia a tutto, lasciandosi condurre alla rovina dalla donna che ama, al punto di uccidere anche lei. Questo a causa dell’impossibilità di comprendere e accettare la donna per ciò che è, una donna come poche: una zingara bellissima, passionale, ricca di fascino e sensualità. Una donna posseduta da un fortissimo slancio vitale, dall’amore per la libertà e l’indipendenza. La musica di Bizet avvalora e enfatizza il suo modo di fare, la sua irriverenza, lo sprezzo delle regole e il modo leggero di prendere la vita, con ogni rischio che ciò comporta. Risulta paradossale, ma perfettamente adatta al personaggio, la conclusione dell’opera: straziante e poetica, mentre la musica di festa che acclama il torero accompagna la morte della bella e, ora più che mai libera, zingara.

Carmen è un personaggio anticonformista, molto forte, fedele a se stessa e coerente, come dimostrato dalla scelta di sfidare José, piuttosto che cedere alle sue minacce che l’avrebbero privata del bene per lei più prezioso. Una donna libera di essere, indipendente. Un personaggio che venne magistralmente interpretato da una delle soprano più importanti del secolo scorso, Maria Callas. La divina seppe infatti trasmettere tutta l’essenza di questo personaggio e del suo modo di pensare libero e diretto. Fu proprio la Carmen a far innamorare la Callas dell’opera lirica. Fu la Carmen a affascinarla e a decidere della sua vita. Ed è proprio la sua interpretazione dell’Habanera che propongo nel video a seguire.

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