Le mie 15 accuse. Per un mondo e una femminilità diversa.

Le mie 15 accuse. Per un mondo e una femminilità diversa.

di Antonia Romagnoli

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Il testo che sto per presentarvi non è mio: mi è arrivato attraverso Facebook ed è attribuito a Maria del Mar Jimenez Redal, sociologa e insegnante di cucina.

Si tratta di una prospettiva estrema, molto forte, della femminilità e della genitorialità: è la proposta di un modo nuovo (o antico) di riappropriarsi del proprio corpo, dei propri tempi, della femminilità e della maternità.

Molte delle sue accuse, in un certo modo, sono state e sono anche mie, consapevoli o inconsapevoli. Le sofferenze che generano queste accuse sono state e sono le mie.

Si può non condividere, ma non si può restare indifferenti di fronte a queste parole, che ci richiamano con forza a guardare con maggior lucidità il mondo che stiamo creando, lo stile di vita da cui ci lasciamo inghiottire e a cui, come dice Maria, sacrifichiamo i nostri figli.

Il termine sacrificare, per me, ha qui una doppia, intensa valenza, perché se da un lato è vero che troppo spesso rinunciamo a stare coi figli e a crescerli con ritmi fisiologici, è vero anche che i piccoli sono diventati le nostre “ideali” vittime sacrificali a una non ben definita divinità sociale, a cui dobbiamo conformarci: li doniamo a lei come noi, prima, siamo stati donati.

Ci sono necessità, certo, a cui non possiamo sottrarci. Ma queste quindici accuse ci spingono, in un modo o nell’altro, ad alzarci in piedi e a guardare la realtà da un altro punto di vista.

Questo è sicuramente un testo provocatorio, che a tratti può arrivare a essere offensivo per la forza con cui queste “denunce” vengono portare avanti, ma credo che lo scopo sia proprio questo, provocare. Nel bene o nel male, queste parole vogliono farci reagire, farci prendere una posizione, farci pensare a ciò che stiamo facendo e a dove stiamo andando.

La traduzione è stata fatta da me, con l’aiuto di Giulia la Face e di Google, dallo spagnolo, perdonate se c’è qualche errore, ci abbiamo messo le migliori intenzioni!

Il testo originale lo trovate qui.

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Le mie 15 accuse

di Maria del Mar Jimenez Redal
  1. Io accuso l’industria farmaceutica di aver trasformato tutti i processi naturali delle donne in malattie tremendamente redditizie: le mestruazioni, la contraccezione, la gravidanza, il parto, l’allattamento, l’invecchiamento e la menopausa.
  1. Io accuso la pillola (e tutti i prodotti ormonali, in generale, in donne sane) di aver completamente cambiato il nostro delicato equilibrio endocrino e di derubarci dei messaggi intuitivi che collegano l’inconscio con le diverse fasi del ciclo mestruale femminile, della relazione tra ovaie e alcuni ormoni e l’attività degli emisferi cerebrali. Questo è uno dei problemi di base sorprendentemente nascosto. Le donne per la prima volta si disconnettono da se stesse nel parto, e per molti anni restano svincolate (separate) dalla saggezza femminile ancestrale e di contro restano più legate (confidano) a un laboratorio che non al loro stesso corpo.
  1. Io accuso la fecondazione artificiale di sfruttare donne che disperano di concepire e di sottoporle a un processo doloroso, lungo e costoso – invece di analizzare le vere (e correggibili) cause di problemi durante la gravidanza – che le costringerà a rivedere il ritmo e lo stile di vita a tutti i livelli.
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  1. Io accuso l’industria alimentare della sua strategia macabra ed efficace per convincere da mezzo secolo le donne a utilizzare il latte preso da un animale (il cui cervello è molto inferiore a quella umano) trattato chimicamente, proposto in plastica, da mani fredde, invece che preferire il calore, l’amore e il miracolo del seno materno. Questo successo economico ha significato una condanna a morte per milioni di bambini nei paesi in via di sviluppo, un alto rischio di malattia, ha significato un inferiore livello cognitivo e un distacco nei paesi ricchi. La mancanza di allattamento al seno significa assenza di ossitocina e un ridotto legame madre-figlio, e da qui una lunga catena di comportamenti non naturali.
  1. Io accuso il sistema ostetrico che ha fatto diventare il processo naturale della nascita una patologia, di averlo medicalizzato fino al delirante numero di cesarei, fino al 50% dei parti in alcuni paesi; di non rispettare l’estrema fragilità del neonato e di aver reso l’atto sacro di nascita una semplice estrazione e manipolazione dei neonati.
  1. Io accuso i pediatri di aver confuso credenze sbagliate e pregiudizi con la vera scienza, avere portato all’insuccesso milioni di potenziali allattamenti con false regole, di aver trasformato in malattia la mancanza di sonno materno e di aver anteposto i propri criteri alle raccomandazioni del OMS.
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  1. Io accuso neurologi e psichiatri di un eccesso di diagnosi di iperattività, e di aver drogato e intontito una generazione di bambini (nonostante fossero stati riferiti effetti collaterali) con il Ritalin / Rubifren: la cocaina pediatrica.
  1. Io accuso gli psicologi di prosperare a spese di tutti gli errori nell’educazione dei figli, di non far onore al loro nome (psiche = anima), di aver creato teorie che hanno portato a educare i bambini negando ciò che suggeriva l’istinto materno (usando parole come iperprotezione, mancanza di confini, permissivismo, rovinare, ecc), e di essersi inventati una falsa socializzazione precoce che esiste solo molto più tardi (6-7 anni è l’età in cui è stabilita la lateralità cerebrale).
  1. Io accuso i falsi guru dell’educazione: Spock / Ferber / Valman / Estivill e i loro seguaci comportamentisti, per i loro metodi che sono socio-torture e manifestano insensibilità, crudeltà e mancanza di rispetto nei confronti dei bambini. Se ci fosse un tribunale dell’Aja emotiva, tutti questi personaggi sarebbero condannati per crimini contro l’umanità.
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  1. Io accuso le femministe classiche di aver mutilato le donne umiliando la nostra femminilità e maternità, e di aver venduto i nostri figli per una falsa liberazione che era solo un cambio di luogo di oppressione; le accuso di aver perpetuato e rinforzato il sistema e i valori dominanti: la mascolinità, la concorrenza, la predazione, la gerarchia. Non c’è mai stata alcuna rivoluzione sociale, ma una continuità con un altro volto. Sì, sono compatibili il lavoro e la genitorialità, ma per questo dobbiamo trasformare il sistema, non forzare noi stessi e abbandonare i piccoli.
  1. Io accuso le riviste femminili di promuovere modelli di donne decerebrate, consumiste, siliconate, ipersessuali, che quando fanno figli diventano madri virtuali, che crescono a distanza i loro figli a colpi di Visa e continuano imperterrite la loro vita senza cambiare nulla.
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  1. Io accuso il sistema educativo di precocità, di avere programmi obsoleti che non soddisfano le reali esigenze di apprendimento attraverso il gioco e la libertà di espressione; lo accuso di incoraggiare la sottomissione e l’obbedienza e di impedire i processi di pensiero indipendente e creativo che permettono trovare la propria strada nella vita.
  1. Io accuso l’intera società di essere adultocentrica e di escludere i neonati e i bambini dalla vita quotidiana, di disprezzare la maternità e la genitorialità considerandole come una perdita di valore delle donne, ma per valorizzare quest’ultima come produttore all’interno del sistema economico (o come riproduttore o come badante).
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  1. Io accuso lo stato di benessere di aver imprigionato la vita dei bambini negli asili che si trasformano in una sorta di “orfanotrofi giorno” ben decorati, costringendo entrambi i genitori a lavorare fuori da casa per sopravvivere in un modello di vita asfissiante, dopo aver trasformato il concetto che “ci vuole un villaggio per crescere un bambino” nella solitudine e nell’impotenza di 8 bambini per ogni puericultrice; lo accuso di avere generato politiche di equilibrio famiglia-lavoro miserabili; Denuncio l’assenza di sostegno alla famiglia rispettabile e, ovviamente, la creazione di uno stato di malessere diffuso: secondo l’OMS, nel 2020 la depressione sarà la seconda malattia.
  1. E, naturalmente, accuso le donne di non ascoltare il cuore o l’istinto, di aver sacrificato i loro figli e di averli lasciati divorare dal sistema (perché già erano state divorate loro stesse), di arrivare alla maternità e al parto con poche informazioni e quindi con un atteggiamento di ragazze docili che delegano il loro ruolo ad altri; le accuso di non combattere o allontanarsi da questo modello economico ingiusto, anche all’interno della casa, fino a dirigere la rabbia e la frustrazione (consapevolmente o meno) contro i loro figli, diventando insensibili al pianto e alle chiamate notturne, ossessionate dall’educazione e dalle regole (che sostanzialmente le aiutano ad avere struttura e ordine e a togliere il senso di colpa per l’abbandono affettivo). Le accuso di concentrare tutte le loro forze agli aspetti esterni alla casa.

 

Mar Jimenez Redal

Mar Jimenez Redal, sociologa, insegnante di cucina, docente e promotrice di una vita sana e alternativa attraverso i blog La Cocina Alternativa e El Blog Alternativo.

Vive a Préjano, una piccola cittadina a La Rioja Baja (Spagna) con il marito e il figlio. È coautrice del libro “Una Nueva Maternidad”  (Editorial Ob Stare) e autore di ebook dedicati alla cucina e alla vita naturale.

 

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