“I frutti del vento” di Tracy Chevalier

“I frutti del vento” di Tracy Chevalier

Recensione di Anna D’Auria

I frutti del vento

 

L’incipit dell’ultimo romanzo storico di Tracy Chevalier “I frutti del vento” ci immerge immediatamente nella grande storia americana, quella della frontiera mobile.

La conquista del West racconta una storia ricca di sofferenza e di insofferenze, di lotta contro la natura a volte matrigna, a tratti meravigliosa nel suo splendore.

“Stavano di nuovo litigando per colpa delle mele. Lui voleva piantare quelle dolci, buone da mangiare, lei le asprigne per farci il sidro. Erano così abituati ai litigi che ciascuno dei due recitava la parte a memoria, senza neppure badare alle parole dell’altro: le avevano sentite fin troppe volte.”

Ne I frutti del vento c’è tutto:

territorio e paesaggi sono descritti in modo da sentire l’odore della palude o vedere la magnificenza delle sequoie e dell’oceano, perdendosi nelle pianure sconfinate. Ben descritto lo squallore della vita negli avamposti di frontiera e la povertà e la durezza della vita nelle campagne, come la vastità dell’Ovest con le sue città tutte diverse ma infine tutte uguali. Ben presenti le differenze tra gli differenti stati, la mobilità sociale, l’intraprendenza personale premiata.

Nel romanzo ci sono i protagonisti della storia d’America che si sovrappongono alle storie dei personaggi creati dall’autrice.

i frutti del vento

La storia propone la saga della famiglia Goodenough

a partire dal capostipite James e sua moglie Sadie. Nel loro difficile sopravvivere, i due incontrano con cadenza periodica John Chapman (o Johnny Appleseed), famoso venditore di meli che grossa parte ha avuto nella colonizzazione americana. Tra vita familiare burrascosa, vizi e virtù, cinque dei dieci figli della coppia sopravvivono alla malaria e, cresciuti, trovano la propria via.

“Mamma!
Mi voltai e vidi Robert. Fui felice che fosse stato lui a trovarmi, perché gli volevo più bene che agli altri, anche se mi metteva in soggezione. Robert era l’unico dei miei figli che avrebbe avuto un futuro, me lo sentivo. La Palude non se lo sarebbe portato via.”

La storia continua seguendo Robert, figlio prediletto dei Goodenough. Tra mille traversie, la vita di Robert è l’emblema del colono senza radici e senza legami, che esplora il territorio in totale libertà e sopravvive fino a raggiungere la costa ovest, vedere l’oceano e tornare indietro. Il suo rapporto epistolare con la sorella Martha permette al lettore di mantenere i contatti con il nucleo originale dei Goodenough.

Attraverso Robert la Chevalier ci presenta un altro personaggio importantissimo sia per la storia americana che per quella europea, William Lobb e le gigantesche sequoie della Sierra Nevada.

i frutti del vento

“Fu in un campo a Nord di Sacramento che Robert Goodenough sentì parlare di quegli alberi strani e giganteschi.”

E “quegli alberi strani e giganteschi” possiamo osservarli ancora oggi soprattutto in Inghilterra, ma anche in tutta Europa e in Italia, nelle ex residenze dei nobili.

Lo stile di Tracy Chevalier è come sempre scorrevole e accattivante, i personaggi si raccontano quasi con leggerezza pur nella loro miseria.

Il lettore resta rapito dalla bellezza della natura mostrata tra le pagine del libro. Nella lettura non si avverte lo stacco tra la storia americana e la saga inventata; tutto è armonicamente amalgamato tanto da apparire narrazione di fatti reali, quasi la trasposizione su carta di annali di famiglia.

La brava Tracy non si è smentita nemmeno questa volta; pur con un linguaggio a tratti triviale ma funzionale alla caratterizzazione dei personaggi, affascina e trascina il lettore attraverso la storia col suo tocco leggero e discreto.

Sinossi:

Nella prima metà del XIX secolo James e Sadie Goodenough giungono nella Palude Nera dell’Ohio dopo aver abbandonato la fattoria dei Goodenough nel Connecticut.

Il padre di James, un vecchio scorbutico cui Sadie non è mai andata a genio, ha parlato chiaro un giorno: meglio che il suo secondogenito, e la sua giovane e troppo prolifica consorte, andassero a cercare fortuna altrove, all’ovest, magari, dove la terra abbonda.
La Palude Nera è una landa desolata: l’acqua puzza di marcio, il fango scuro si appiccica alla pelle e ai vestiti e la malaria d’estate si porta via sempre qualcuno. Anziché spingersi nella prateria dove la terra è buona e solida sotto i piedi, James Goodenough decide però di costruire la sua casa di legno proprio nella Palude Nera, in riva al fiume Portage.
La legge dell’Ohio prevede che un colono possa fare sua la terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi.

Una sfida irresistibile per James Goodenough che ama gli alberi più di ogni altra cosa, poiché gli alberi durano e tutte le altre creature invece attraversano il mondo e se ne vanno in fretta. In quella terra perciò, dove gli acquitrini si alternano alla selva più fitta, James pianta e cura poi con dedizione i suoi meli: un magnifico frutteto di cinque file di alberi col piccolo vivaio in disparte.

Un frutteto che diventa la sua ossessione; la prova, ai suoi occhi, che la natura selvaggia della terra, con il suo groviglio di boschi e pantani, si può domare.

La malaria si porta via cinque dei dieci figli dei Goodenough, ma James non piange, scava la fossa e li seppellisce. Si fa invece cupo e silenzioso quando deve buttare giù un albero.

La moglie, Sadie, beve troppa acquavite e diventa troppo ciarliera quando John Chapman, l’uomo che procura i semi delle piante alle fattorie lungo il Portage, si ferma a cena. In quelle occasioni, James la vede con altri occhi: scorge il turgore dei seni sotto il vestito azzurro, i fianchi rotondi e sodi nonostante i dieci figli. Ma poi non se ne cura.

Finché, un giorno, la natura selvaggia non della terra, ma di Sadie esplode e segna irrimediabilmente il destino dei Goodenough nella Palude Nera, in primo luogo quello di Robert, il figlio dagli occhi d’ambra quieti e intelligenti, e della dolce e irresoluta Martha.

Romanzo che si iscrive nella tradizione della grande narrativa americana di frontiera, I frutti del vento è un’opera in cui Tracy Chevalier penetra nel cuore arido, selvaggio e inaccessibile della natura e degli uomini, là dove crescono i frutti più ambiti e più dolci che sia dato cogliere.

Scheda libro:
Titolo: I frutti del vento
Autore: Tracy Chevalier
Genere: romanzo storico
Editore: Neri Pozza
Data edizione: 2016
Pagine: 249

Link di vendita:

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