Il corvo nero… tra mito e leggenda.

Il corvo nero… tra mito e leggenda.

Articolo di Lisa Molaro.

 

corvo nero

Nero come la notte, il corvo nero

Vola fra le nuvole, il cattivo presagio dalle piume lucide e scure.

Vola sotto nuvole bianche e cielo terso.

Vola.

Non proprio libero.

La maledizione ha ali infauste che incutono paura, tradimento e ingratitudine.

Tutta colpa di Apollo e del suo folle amore per Coronide?

Che colpa aveva il fedele corvo dalle piume candide, quando gli riportò la notizia che Coronide gli aveva preferito un mortale (se si fosse fatto gli affari suoi, come la cornacchia gli suggeriva…)?

Ma ha preferito essere ubbidiente e chiacchierone, dopotutto Apollo lo considerava “uno di famiglia” giusto?

Quindi, di che temere?

D’un tratto, invece, la rabbia e la gelosia accecarono la vista di Apollo  che riversò sul corvo la frustrazione che sentiva in petto e maledicendo il messaggero di cattive notizie, lo condannò ad un nero piumaggio.

Coronide significa “cornacchia”… lo sapevate?

Il corvo i latini lo chiamavano “Phoebius ales”,  l’uccello di Apollo e del sole.

Nell’immagine, il quadro: “Apollo e Coronide” di Hendrick Goltzius. Datazione: 1590

 "Apollo e Coronide" di Hendrick Goltzius. Datazione: 1590

Giriamo pagina.

Il diluvio universale.

Noè, quando sembra esser concessa tregua dalla pioggia, manda in ricognizione un corvo per accertarsi che tutti gli abitanti dell’arca possano lasciare l’imbarcazione e far ritorno sulla terra ferma, ma il corvo, rancoroso per essere in precedenza stato considerato “impuro” da Noè, rifiuta di adempiere all’incarico.

Noè si infuria, lo maledice e gli assegna l’etichetta di uccello del malaugurio.

Mosaico nella Basilica di San Paolo

Nei mosaici della Basilica di San Marco, Noè libera dalla finestra dell’arca una colomba bianca e guarda il corvo che “banchetta sulle carogne” che galleggiano sull’acqua.

Il corvo “richiama”, in questo caso, all’uomo ancora peccatore che, irriconoscente verso gli eventi salvifici divini, si attarda nelle vie di perdizione.

Sembra che anche Michabo, in una leggenda degli Algonchini (tribù degli indiani d’America) si arrabbiò con il corvo dalle piume bianche sempre in seguito ad un suo rifiuto e sempre durante la “missione per la salvezza dell’umanità”.

Si narra infatti, che dopo il diluvio universale il dio civilizzatore, per la ricostruire della Terra, volesse inviare il corvo alla ricerca di argilla.

Ma, indovinate?

Il corvo si rifiutò.

Allora Michabo inviò la lontra, ma anch’essa si rifiutò.

Fu il turno del topolino muschiato, che soddisfò la richiesta del dio portandogli l’argilla che anelava.

Persino fra le rime di La Fontaine il corvo non trova serenità e pace ma scherno e monito:

“Se ne stava signor Corvo sopra un albero
con un bel pezzo di formaggio nel becco,
quando la Volpe tratta al dolce lecco

di quel boccone a dirgli cominciò:
     – Salve, signor Corvo, io non conosco
     uccel di voi più bello in tutto il bosco.
     Se è vero quel che si dice
     che il vostro canto è bello come son belle
     queste penne, voi siete una Fenice –
     A questo dir non sta più nella pelle
il Corvo vanitoso:
e volendo alla Volpe dare un saggio
del suo canto famoso,
spalanca il becco e uscir lascia il formaggio.
La Volpe lo piglia e dice:

     – Ecco, mio caro,
     chi dell’adulator paga le spese.
     Fanne tuo pro’ che forse
     la mia lezione vale il tuo formaggio –

Il Corvo sciocco intese
e (un po’ tardi) giurò d’esser più saggio.

Povero corvo, infondo aveva solo peccato di vanità…

Tra male e bene, considerato con favore per aver nutrito il profeta Elia ((1 Re 17,2-6) ma con sfavore da S. Ambrogio che lo definì empio per non aver fatto ritorno all’arca di Noè.

Sarà che gli animali a me fanno tenerezza a prescindere, ma mi si stringe il cuore se penso al piumaggio bianco e candido che aveva prima di essere maledetto da molti.

Ancor di più soffro se leggo che Porfirio – scrittore greco che  nel III secolo d.C. –   scrisse che era possibile acquisire poteri magici mangiando il cuore di un corvo!

Oppure la ricetta nefasta del poeta Ovidio che, nelle Metamorfosi, parla della strega Medea che infuse nelle vene di Giasone una pozione di cervo invecchiato e di testa di corvo vissuto per più di nove generazioni di uomini.

Non voglio riportare le dicerie che lo associano al demonio (a dire il vero, ho paura solamente a nominarlo… figuriamoci a scriverne!).

Scelgo di omettere, quindi, riti sciamanici che lo vedono troneggiare sul podio del male.
Mi piace, invece, immaginarlo mentre vola, secondo la mitologia di alcune stirpi indiane, mentre porta nel becco dei ciottoli e ogni tanto ne lascia cadere qualcuno nel mare, permettendo alle isole di formarsi.

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(foto presa da internet)

Mi piace saperlo raffigurato nei totem dei nativi indiani e aborigeni,  saperlo veggente e in grado di sconfiggere la cattiva sorte.

Il contrario del riflesso che lo specchio cattivo vuol riflettere! 
In Irlanda si dice che il corvo aiuti ad imparare dal passato, ma senza aggrapparvisi, consentendo la crescita spirituale della persona.

Nelle storie celtiche infatti, il corvo ha mantenuto il candido piumaggio.

Mi piace  l’immagine che lo vuole infinito, senza limiti,  in contatto diretto con il Grande Spirito, può avere proprietà curative nei confronti della persona che lo evoca con la magia.

Mi piace la spiritualità, quella buona, quella pacifica che irradia luce bianca.

Bianca come le piume senza peccato…

Odino

Odino (divinità principale delle mitologie germaniche) ha due corvi, appollaiati sulle sue spalle.

Uno è messaggero, l’altro è guardiano.

Uno si chiama Hugin – “Il pensiero”- e l’altro si chiama Munin -“La memoria”. Tutti i giorni Odino li libera permettendo loro di volare “sul mondo” e ogni sera loro fanno ritorno e gli riferiscono quanto hanno visto, spettegolando “sugli affari degli uomini”:

” Huginn e Muninn
volano ogni giorno
alti intorno alla terra.
Io ho timore per Huginn
che non ritorni;
ma ho ancora più timore per Muninn. ”

tratto dal poema eddico Grimnismal al XX canto.

Un’altra storia che li vede tristemente annerirsi, è quella raccontata dagli indiani americani delle pianure:

Non c’erano ancora cavalli e fucili e la caccia era dura e molto pericolosa.

Gli uomini cacciavano i bisonti… e i bisonti guardavano e ascoltavano il cielo.

I corvi, loro amici, se dall’alto vedevano arrivare i cacciatori, li avvisavano affinché potessero mettersi in salvo.

La tribù doveva porvi rimedio, così si riunì in consiglio e decise di fare una trappola per il corvo: un giovane cacciatore coraggioso si travestì da bisonte (l’intento era quello di catturare il grande corvo bianco, ritenuto il capo dello stormo) e si unì agli animali veri del branco (con molto coraggio, devo dire! Io di certo avrei preferito di gran lunga saltare i pasti a venire!).

A quel punto i cacciatori scesero dalle colline e, come previsto, i corvi avvistandoli iniziarono a gracchiare per avvertire i loro amici del pericolo imminente.

Tutti gli animali prontamente fuggirono.

Tutti tranne uno.

“Forse è sordo e non mi ha sentito” pensò il grande corvo bianco “Scendo ad avvertirlo”  immagino disse con generosità e senso dell’amicizia.

Tanto è che scese davvero e si posò in groppa all’animale gracchiando più forte e più da vicino possibile per essere udito.

Che tristezza, che tradimento!

Il finto bisonte, che assomigliava troppo (secondo me) all’uomo ingannevole che era in realtà, lo afferrò velocemente e gli legò le zampe con una corda.

Appena giunto all’accampamento lo gettò nel fuoco per liberarsene!

Spirito di sopravvivenza?

Cattiveria?

Per fortuna la corda con cui erano legate le zampe del povero corvo, prese subito fuoco permettendo all’uccello di prendere, anche se malamente, il volo verso la libertà.

Pfui… io e la mia capacità di immaginare ciò che leggo!

Batto le mani, ora, mentre me lo immagino, stremato e spaventato, salire in alto, lontano da quello strano bisonte che da amico in un secondo è diventato nemico.

Lo spavento fu tale però, da fargli promettere che più nessuno della nazione dei corvi avrebbe dato l’allarme ai bisonti. Da allora le sue piume sono rimaste nere.

Essere buoni e solidali, non sempre è buona cosa!

Non tutte le persone che sembrano amiche, lo sono davvero dentro al cuore e il tradimento è tristemente spesso in agguato.

Punti di vista.

Il cacciatore aveva fame e doveva trovare una soluzione.

Punti di vista.

Nel bianco c’è il nero e nel nero c’è il bianco, dentro un cerchio che è unione.

corvo

Di storie, di aneddoti, di leggende, sui corvi ce ne sono moltissime… io ne ho riportate solo alcune, tratte da mie ricerche su internet oppure da qualche libro che ho in casa (Atlante della Mitologia del mondo, Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze…) se vorrete, sul web ne troverete a bizzeffe!

Io ero partita cercando notizie per un articolo sui bestiari medievali (che farò presto) e mi sono persa dietro il volo di un corvo bianco…

Capita così, quando si è curiosi!

Chiudo con una citazione che mi sembra racchiudere tutto il mio articolo:

“L’aquila non perse mai tanto tempo come quando si sottomise a imparare dal corvo.” – William Blake.

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