“Le dee del miele” di Emma Fenu

“Le dee del miele” di Emma Fenu

recensione di Marilena Viola

 

le dee del miele

Ho letto con cuore trepido e aperto il romanzo “Le dee del miele” di Emma Fenu!

Ogni pagina una emozione, un sussulto, carta e penna al mio fianco, mie compagne, per fermare non solo nel cuore quello che la lettura provocava dentro di me (che gran potere!!).

Non era solo l’atmosfera che in esse era evocata, un mondo antico, patriarcale, sepolto, ma la convinzione che, a tutte le latitudini, in ogni realtà geografica passata o odierna, ci sono stati e ci sono canoni di vita comuni, ripetuti, noti.

Sicuramente ho vissuto, forse solo in fase finale, questo ambiente, questa vita rurale intensa e densa di significato, al mio paesino dell’entroterra campano, dove “Le dee del miele” erano le stesse, conducevano la stessa vita di quelle sarde, erano le regine dei loro focolari; dove esistevano”le janare“(janas) sempre presenti nella vita del paese.
Similitudini e connessioni, paralleli di vita a distanze considerevoli che hanno ordito la trama della nostra vita, quella odierna.
Questo il mio primo impatto emotivo con la lettura del romanzo “Le dee del miele”.

Un testo, uno scritto intriso di “POESIA”, senza rime, una poesia dell’esistenza che la narratrice, come un cantore melodico e armonioso, ci racconta, pigiando con le dita” le corde” di un violino la cui cassa armonica, di fine legno asciugato al sole della campagna sarda, fa risuonare ed imprimere nel cuore echi di musica lontana, carezze per l’anima.

Poesia del ricordo, nostalgia di mondi infantili e puri, appena conosciuti, ascoltati e raccontati, ma di cui è impregnata ancora la nostra esistenza.

Figure del passato,umili, semplici che hanno intorno e vivono in un alone di virtuosismo e grandezza, come solo gli eroi sanno fare, perché a quelle condizioni, fisiche e spirituali, ci vuole davvero “il coraggio” e la forza di vivere!
Narrazione di gesta non differente dalle narrazioni omeriche se non per spazi e luoghi o per fantastici ingigantimenti, lì dove Ulisse ritorna e ritrova la sua patria del cuore, Itaca, così la piccola Eva (Emma?) scopre “Lu suiddatu“, il tesoro della sua antica famiglia, giunto fin lì a testimoniare il pathos di un vissuto che ha impegnato mente cuore e viscere!
Paralleli ancora a cominciare dall’uso dei soprannomi che distinguevano le varie famiglie del paese, i quali prendevano origine da una abitudine o da una caratteristica o dalla provenienza geografica della singola stirpe.
La citazione dei Santi Medici, Cosma e Damiano, patroni ancora oggi di un paesino della Calabria, in cui è stato eretto un santuario in devozione.
La tradizione “dell’occhio” (lo faceva anche mia zia,anni ’60!) per sapere,con elementi naturali come acqua sale e olio, se c’era il malocchio!
Le usanze intorno al “mestruo“, uguale e molto sentito dalle donne dell’epoca, non escluso l’accostamento alla luna (…lunatica è la donna,cangiante come le fasi lunari!…) e, non ultimo, quell’orgoglio di madre (citato a pag.29) nel presentare il suo bel figlio” salvato” con le magiche pratiche di Caterina:

Luigi?È il più forte dei miei figli!rispose Caterina con la voce fiera di una Cornelia ornata di molti e preziosi gioielli!“.

Quel pezzetto di stoffa bianca (nel mio dialetto campano”a pupatella”) intinto in acqua e zucchero da dare al neonato da succhiare…beh…, credetemi, mi ha letteralmente provocato le lacrime!

L’ha dato mia madre alla mia prima bambina, Marica, in clinica, appena nata, prima che comprassimo il ciucciotto! Che ricordi!Grazie Emma per avermelo evocato!

Caterina muore da eroina di una fiaba/storia che vede lei protagonista, più di tutti, lei che ha partorito nel dolore ed ordito, punto dopo punto, trame forti, tele resistenti con una fatica ed una consapevole audacia che è prerogativa dei

Poveri in spirito”,degli”Afflitti”,dei”Miti”,dei”Giusti”,dei”Misericordiosi”,dei”Puri di cuore“(citazione dei Salmi, pagg .42/43).

Da Caterina la storia continua attraverso le vite intense di Lisetta, Marianna, Eva, accanto a figure maschili altrettanto valide, a creare un unico quadro d’epoca dipinto in prevalenza dal colore rosso sangue, che è passione e nello stesso tempo dolore e morte.

Ancora una dolcissima immagine, quasi all’epilogo del romanzo, è quella di Marianna che prende tra le braccia la propria bimba Eva e …

(pagg.116/117) “la melodia, che cullò i propri mesi di vita, si fece strada da sola dalle viscere del passato, arrivando come miele sulle labbra, eco di un antico ricordo…

immagine questa che mette “il miele” in bocca, un miele incontaminato che sgorga fluente dalle Api/Dee!

Ed ora… avrei solo voglia di far girare quella bambina bionda dal cappuccetto rosso che incede impavida nel bosco, per vedere il suo viso!

Emma Fenu è riuscita a portarci in questo mondo, a coinvolgerci e noi lettori la ringraziamo!
Sei stata brava Emma!

(citazione pag.135)”Questa è una storia di donne. Donne madri, forti come Dee. Donne mamme, dolci come il miele. Dee del miele…

e tu Emma hai ritrovato in essa il tuo “suiddatu”, il tuo tesoro nascosto!

Un’ultima parola sullo stile letterario.
È la stessa Emma di “Vite di Madri”,si vede, si sente, la stessa autrice che intinge prima la penna nel cuore e poi la arricchisce di cultura letteraria e di cultura popolare, alla stessa stregua, con lo stesso rispetto, facendo assurgere a linguaggio codificato anche il delizioso dialetto sardo.

 Cosa, quest’ultima, che testimonia non solo la padronanza del linguaggio, la fierezza di una appartenenza ma anche la romantica, nostalgica voglia e desiderio di usarla la propria lingua natale, di esserne testimone ed affidataria.

E così sullo stesso parallelo intellettuale, alla stessa latitudine si pongono Shakespeare, Dante, Deledda, Kafka, Marquez, Austen, Dickens del primo romanzo con le nenie di paese, i detti, le litanie propiziatorie, le ninnananne, i proverbi, intesi come voci dello stesso coro, espressioni di varia umanità, elementi di un’unica armonia, di quello strano groviglio di relazioni che è la vita.

Si potrebbe dire che forse il secondo romanzo “Le dee del miele” sia propedeutico al primo”Vite di madri”, pubblicato dopo, partorito postumo dalla mente ma già esistente nel cuore, nel DNA dell’autrice!

Con le certezze emotive acquisite in famiglia Emma affronta le tematiche di oggi e si proietta combattiva e carica verso il futuro, verso il superamento di nuovi odierni ostacoli, anche fisici.

Autore: Emma Fenu
Titolo: “Le dee del miele”
Edizioni: Milena, 2016
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Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrivo per lavoro e per passione. Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui "Cultura al Femminile".Ho pubblicato un saggio, "Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena", un romanzo - inchiesta, "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, "Le dee del miele", che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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