“Esempio di vita” di Carolina Colombi

“Esempio di vita”

di Carolina Colombi

Contest Amarcord

Esempio di vita

Esempio di vita – Photo by George Marks

Contest Amarcord: “Esempio di vita – di Carolina Colombi.”

 Mai, prima di allora, mi ero soffermata a parlare con lei.

 L’ho fatto invece in un giorno di primavera tardiva, di estate ancora lontana e non esplosa in tutta la sua completezza, nonostante un soffoco di aria calda, e refoli umidi ad appiccicarmi addosso i vestiti di metà stagione.

 Vedendola lì, accanto a una panchina in pietra, neppure troppo pulita, mi sono avvicinata.

 E ad accogliermi ho trovato un sorriso, candido, come raramente ho incontrato in vita mia.

 Poi, con una spontaneità quasi fanciullesca, dalla sua bocca hanno preso a uscire parole e frasi.

 E nel suo italiano incerto, ha cominciato a esprimersi con fiducia, offrendomi un esempio di vita.

 Nei confronti degli uomini e del mondo intero.

 Il suo parlare non era il frutto di un’ingenuità infantile, semmai di una sorta di saggezza d’altri tempi.

“Come procede il lavoro, Melanie?”

 Ho azzardato, senza voler essere curiosa.

“Bene. Sempre in libreria, devo mettere i prezzi… sì, le etichette con i prezzi, mi piace, sono contenta, molto. Soddisfatta, anche se faccio un po’ fatica.”

“E la mamma? E’ da tempo che non la incontro.”

“Non è d’accordo che io vada a vivere con il mio ragazzo. Si preoccupa per me, come quando ero piccola…”

“Be’, noi mamme siamo così. D’altra parte teme che tu non possa farcela da sola.”

 A quel punto mi sono trattenuta, non sono andata oltre.

 Non era compito mio ricordarle che le preoccupazioni di sua madre erano più che giustificate, data la sua condizione di persona diversamente abile, e costretta a stare in carrozzella per quasi tutto il giorno.

 E in silenzio ho aspettato di ricevere quello che sarebbe stato un esempio di vita.

 Per  darle il tempo, se lo avesse desiderato, di aprirmi il suo giovane cuore.

 E, dal suo sguardo acceso, ho capito che aveva voglia di raccontare, di farmi ancora partecipe dei suoi progetti di vita.

“Abbiamo trovato casa, piccola, ma accogliente, con un giardinetto per piantare i fiori… mi piacciono tanto i fiori. Adesso che Lucio ha un lavoro fisso abbiamo deciso di vivere insieme…”

“Sono contenta Melanie, contenta di vederti serena e felice.”

“Sì. Felice, sono tanto felice.”

 Ha aggiunto la giovane.

 E per un po’, pur nella semplicità del suo parlare, Melanie ha continuato a sciorinarmi piccole perle di saggezza che io non sono mai stata capace di formulare.

 Però apprezzarle sì, apprezzare la profondità del suo sentire sapevo farlo.

 Poi ha proseguito, con la sua cadenzata inflessione straniera e con il suo sorriso, candido, a illuminare quella giornata per metà uggiosa.

 E mentre Melanie mi elargiva semplici istruzioni di vita, spiegandomi che ci si deve accontentare delle piccole cose; anche se le sue difficili condizioni fisiche avrebbero giustificato un certo malumore, io mi sono vergognata delle mie lamentele quotidiane.

 Del freddo, del caldo, delle strade intasate dal traffico, del parcheggio che non si trova mai, e delle altre futili cose di cui spesso sono insofferente.

 Poi, a intrecciare le nostre esistenze, ancora parole fra noi.

 E mentre la giovane continuava a snocciolare frasi su frasi, nei suoi occhi scurissimi brillava la luce di un’ anima pulita, quella della felicità all’idea di veder realizzato il suo sogno d’amore.

 Infine, quando con una stretta di mano mi sono congedata da lei, ho avuto la certezza che Melanie avesse compreso ciò che davvero conta nella vita.

 E con un peso nel cuore mi sono allontanata.

  Un peso che non era dovuto solo a un leggero senso di colpa per non sapere apprezzare abbastanza ciò che ho, ma dovuto anche a una sensazione di smarrimento, riconoscendo in me una sorta di pochezza.

 Possibile, mi sono chiesta, che in età adulta avessi bisogno delle parole di una persona giovane e disabile, che mi spiegasse ciò che davvero è importante da quello che lo è in misura minore?

 Un esempio di vita, quindi.

 Quest’insegnamento mi è arrivato a illuminare una grigia giornata.

 Perchè quello che alloggiava nel suo animo era un esempio di serenità.

 Un animo nascosto dalle disarmonie di un corpo non proprio perfetto come quello proposto dagli odierni canoni di bellezza.

Schegge di quotidianità, positiva, vera, elargite non per moda, ma in cui Melanie credeva davvero.

 Lei non conosceva le frivolezze mentali dei molti, fra i quali, forse senza saperlo, c’ero anch’io, che ostentano parole come un vessillo sbandierato da mani fasulle e pregiudizievoli.

Cultura al femminile

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