“Il dolore del tiglio” di Laura Scanu

“Il dolore del tiglio” di Laura Scanu

Recensione di Altea Alaryssa Gardini

 

il dolore del tiglio copertina

Vivevo in uno stato di speranza. Ho vissuto in un mondo di luce ma sopravvivevo su di uno stuolo di ombre. Ero abbacinata dalla luce che la mia immagine rifletteva negli occhi di chi, di me, non ha conosciuto altro che il nome.

Strano, eppure erano così vicini da potermi toccare.

Curioso, visto che quello che rimase di me furono i brandelli della colpa in echi di folla nell’Odeion che recava il mio ricordo.

Sono stata una persona, figlia, amica e sposa.

Per un certo periodo, ho sperato che avrei donato la luce al mio frutto, nonostante sia stata la necessità della mia cultura a seminare il terreno in cui le lucciole prendono vita. Lo avevo pensato, prima di quel colpo, quell’ultimo calcio all’altezza del mio grembo fecondo.

Io ero Regilla, una donna che ha posseduto se stessa, in un mondo dove la mia voce viveva nelle tenebre di qualcosa di più in alto di me. Il mio lungo percorso verso la mesta barca, su cui ho capito che il tocco di Caronte sarebbe stato l’ultimo che mi avrebbe “sfiorata”.

Per molto tempo, dopo l’ultima volta che sono stata consigliata su cos’è l’amore, il mio spirito ha urlato cosa mi era accaduto ma come può l’animo umano ascoltare ciò che l’Umano sovrano mise a tacere.

Ci furono solo petali di Tiglio a sottolineare la mia femminilità, unica goccia tra le scapole di un feto rannicchiato per proteggersi. Avranno le loro corolle lenito la mia pena?

Era il 160 d.C.

Io Ero Regilla.

Io sono Lucilla.

Vivevo una vita di attese di gioia. Ho vissuto in una città di abbacinante luce ma non so se sopravviverò allo stuolo di ombre con cui mi cingo le spalle, potrà la luce delle lucciole aiutarmi a trovare la via?

Una donna, una figlia, una sposa,  ho posseduto me stessa e  in un momento, ho perso la percezione della differenza tra il calore di una carezza e il calore dell’unica cosa che il mio essere non recepiva da mio marito. Lui mi spiegava cos’è l’amore e io mi piegavo sotto il calore di ali di arpia che sbattono sull’acqua di uno stagno.

Se solo riuscissi a comprenderlo, lui mi bacerebbe?

Mi terrebbe tra le sue braccia e concederebbe quello che era il sé stesso di quando ci siamo conosciuti? Vivrei in questo Limbo?

E’ il dolore del Tiglio questa pioggia di petali che mi ricopre o anche per me, come per quell’anima antica con cui tanto ho in comune, le corolle sono qui per lenire il lento divenire di qualcosa che avrei dovuto sapere?

Cos’è l’amore?

Non succede molto tempo fa, non sono lontana. Ieri parlavi di me con la tua vicina.

Ieri ti ho guardata negli occhi mentre passeggiavi per strada.

Ho letto questo meraviglioso piccolo libro: “il Dolore del Tiglio” di Laura Scanu. Sono precipitata in un luogo dove finiamo tutti, in un modo o nell’altro: l’antro della negazione, la stanza dei segreti, esattamente tra la polvere sotto al tappeto. Siamo sempre noi ed eppure non lo siamo, capaci di decidere ma spaventati dal rumore dell’aspirapolvere. C’è una via ardua da seguire e spesso perdiamo il tempo che ci occorre, a tentare di capire se quei piccoli esserini che ci stanno indicando la via, sono frutto della nostra immaginazione o sono davvero lì per noi.

In confronto al tempo, chiedersi il perché  non dovrebbe essere la priorità.

Davvero un libro splendido, ben scritto e dallo stile leggero ma incisivo come rime di petali affilate come rasoi.

Titolo: Il dolore del tiglio
Autore: Laura Scanu
Genere: Romanzo
Edizione: Twins edizioni
Anno:2016
Pagine: 82

Sinossi:

Le donne sono in intima relazione con il dolore. Hanno la stessa capacità del metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate.
Per un metallo la resilienza è il contrario della fragilità.
Per una donna anche.

Link all’acquisto:

https://www.amazon.it/dolore-tiglio-tramonta-preparare-nuova/dp/8869841251/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1473164491&sr=8-1&keywords=il+dolore+del+tiglio

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