IL SAPORE DELLA LUNA IL PROFUMO DEL SOLE di Francesco Falcone

Francesca Bleu
Il SAPORE DELLA LUNA IL PROFUMO DEL SOLE – cap III

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Questo manufatto abbandonato, che una volta apparteneva al complesso dove abitava, si trovava al di là della larga strada polverosa che passava proprio davanti al cancello che chiudeva la recinzione della villa, e si raggiungeva inoltrandosi per pochi metri in discesa verso la riva del fiume per un sentiero ormai completamente sommerso nella vegetazione.
Poggiata su di una struttura alta sull’acqua e ancora ben solida, in cemento, la parte abitabile superiore era stata una volta una specie di casamatta fluviale per la guardianeria, costruita quando venticinque anni prima ospitava una lancia a motore armata, e il personale di sorveglianza.
Da lì si controllava la grande ansa, ove il fiume si allarga e bagna, una di fronte all’altra, le due grandi città: Brazzaville, costruita dall’italiano conte Savorgnan di Brazza, ora capoluogo dell’Africa Equatoriale Francese; e Leopoldville battezzata così in onore di Leopoldo II, re del Belgio, che sin dal 1879 aveva cominciato a investire i suoi interessi e le sue fortune nel vasto e ricco bacino del Congo, convincendo poi nel 1885, col trattato di Berlino, le nazioni
europee a essere riconosciuto sovrano prima di fatto, poi di diritto dello Stato Libero del Congo; costituendo poi la colossale “Compagnia Internazionale del Commercio” nella zona di libero scambio, con la quale aveva legato i principali gruppi commerciali e minerari d’Europa.
Nella villa di Couragin, prima suo nonno, e ora suo padre erano per tradizione Agenti del Governo in queste attività e rappresentanti di una serie di Aziende nazionali e private, che avevano ancora lì, dopo tanti anni, un intrico di compartecipazioni e di intrallazzi.
All’epoca la stazione di posta, ora in disuso, ove si era rifugiato Couragin serviva sia come base di comunicazione fluviale, che, come detto, quale punto di controllo per ogni eventuale intrusione di indesiderati per la via d’acqua. In quei tempi le Compagnie commerciali che operavano in Africa avevano ognuna le proprie milizie e polizie militari a protezione e tutela dei tanti imprevisti che provenivano da territori in parte ancora inesplorati.
E in un primo tempo la strana combinazione d’affari che legava Re Leopoldo alle varie etnie e tribù dei Bantù, dei Bakuba, dei Bolongo etc… aveva creato una specie di reame assortito e sempre in fermento, nel quale tutti erano regnanti e tutti si dovevano ben guardare le spalle…
I Francesi di fronte, si erano assestati con il controllo e il dominio sulle etnie del basso Congo al di là del fiume nella A.E.F.
A est, subito dopo il Trattato di Berlino, i tedeschi per non esser da meno, avevano anch’essi provveduto a metter piedi e uniformi nei territori del Ruanda e del Burundi, come protettorato dell’Africa Orientale Tedesca; e da allora le loro cannoniere perlustravano il largo fiume, apparendo sovente come un tacito avvertimento.
Le loro torpediniere minacciosamente armate, servivano sopratutto a mantener deste e vigili le smanie militaristiche delle nazioni europee che avevano colà insediato le loro colonie.
In segreto il loro obiettivo politico era primariamente di sobillare e mantenere concentrata nella lontana Africa le attenzioni e la competizione coloniale fra Inghilterra e Francia affinché quest’ultima oltretutto fosse distratta dal pensar sempre all’Alsazia e alla Lorena.

FRANCESCO FALCONE

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