“Con la mia valigia gialla” – di Stefania Bergo

“Con la mia valigia gialla” – di Stefania Bergo

Recensione di Lisa Molaro

 

Stefania Bergo

 

“Muga, mwenge Tepania!”

Con occhi di carta, Stefania Bergo, ti ho vista partire, poco prima di Natale.

Ti ho vista fuggire dal consumismo e dalla frenesia delle compere natalizia; avevi fretta di lasciarti alle spalle palline di vetro grossolanamente decorate in modo industriale, sorrisi finti e vuoto attorno.

Ti ho vista salire su quel treno, poi su quell’aereo… tu, sola, con la tua valigia gialla a farti compagnia.

Gialla la tua valigia, gialle le taniche di plastica da riempire d’acqua, a Matiri.

Quando hai appoggiato i piedi nel continente nero, eri sola, nessun cartello col tuo nome ti attendeva all’aeroporto. “Incosciente!” ti ho urlato.

Già, perché fin da subito ti ho sentita amica.

Poi ho capito anche perché, quella sera, eri sola… e in fondo, anche il tuo burrascoso arrivo si è fatto Storia vera fin da subito, whatchman compresi.

“Perchè sei partita così in fretta?” ti avrei chiesto.

Riporto un pezzo del tuo libro, come fosse una tua ipotetica risposta alla mia domanda:

“E’ vero, forse sono partita più per aiutare me stessa che gli altri. Ma, come mi aveva detto un prete a cui avevo parlato della mia voglia di partire per l’Africa come volontaria, non ci è chiesto di fare qualche cosa esclusivamente per gli altri, non ci è chiesto di soffrire come dei santi per salvare le vite altrui. Siamo modesti esseri umani. E se parte di quel bene che facciamo ci torna indietro non è una colpa e non toglie certo valore alla nostra scelta.”

E hai scelto: sei partita, tu, la tua valigia, la tua modestia, la tua laurea in ingegneria e la tua voglia di riempirti il cuore con semplice verità e vero senso del Natale.

Sms del 23.12.04, ore 22.48

Sono arrivata! Stanotte dormo dalle suore, mi sa niente coca e havana!

Hei, stasera fa freschino, solo 25 gradi… chissà domani mattina! Baci.

Dall’indomani, camminando al tuo fianco, ho iniziato a respirare il “calore della vita pulita, semplice, essenziale.”

Grazie!

I libri ambientati in Africa raramente non mi piacciono,  hanno sempre, nascosta tra le parole, l’intensità più vivida e concreta.

Mi hai presentato Angela e la sua allegria a profusione, come fosse pioggia che dona il verde in mezzo alla terra rossa; mi hai presentato Speranza e l’ho ascoltata, ad esempio, recitare la preghiera prima della cena:

“Signore, dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la serenità di accettare le cose che non posso cambiare e la saggezza per distinguere tra le due.”

… e uno ad uno, mi hai presentato anche le altre persone che con te hanno condiviso questa “avventura umanitaria”… tutte speciali, tutte alonate da profumo buono nonostante l’odore del disinfettante e dell’urgenza, cercassero di prevaricarlo.

Con voi, la sera, mi sono seduta sotto la pergola, a chiacchierare, a raccontarci la giornata, a condividere gli attimi vissuti, ad aspettarci tutti, prima di cenare.

Matiri

 

E poi i bambini… oh, i bambini!

Ma del tuo “diario” non voglio dire troppo, perché è giusto che chi ancora deve leggerti, possa avere, come me, il piacere dei primi incontri.

Matiri

Mi hai dato il permesso di pubblicare queste tue foto, ed è importante.

L’Africa non è solamente lacrime e denutrizione.

Alla televisione fanno vedere il dolore più nero e scarno, le mosche, la miseria, la morte.

E’ realtà e non è giusto far finta che non sia così… ma, troppo spesso, è più facile per la propria coscienza, girare in fretta il canale televisivo.

Sarebbe più giusto, forse, far vedere l’effetto concreto dell’aiuto umanitario: il sorriso sulla faccia dei bambini, che si fanno gioia e speranza viva!

Grazie per avermi fatto mettere le scarpe, quando dovevo camminare nell’erba.

Grazie per avermi fatto mangiare piatti tipici (alcuni, magari, te li lascio volentieri, prego, allunga tu la mano dentro al pentolone, nel buio di una capanna – ristorante, io per stavolta passo!), per avermi fatto sentire centinaia di uccellini che cantano dal Tamarindo, per avermi fatto mettere un vestito rosso a fiori, quando siamo andate a messa… che messa!

Dio è dove c’è gioia!

Dio è dove c’è condivisione.

Dio è dove c’è musica.

Dio è dove la ricchezza non si fa telefonino o villa al mare, ma mani che si stringono e bocche che sorridono con semplicità.

Lo hai respirato, ed io con te, grazie alle tue descrizioni poetiche.

Questi due bambini li hai fotografati una domenica mattina, all’uscita dalla chiesa:

Matiri

E’ bello leggere queste cose, e lo è perché le cose genuine fanno sempre bene, al di là del contesto in cui ci si possa trovare.

La beltà di sentimento è cibo per l’anima… e non è una frase fatta, non sono due righe all’interno dei baci perugina, no, è pura verità, talmente semplice da sembrare finta e banale.

Si dà per scontata, la semplicità, quando invece di quella ci si dovrebbe nutrire.

Si danno per scontate le cose che si hanno, e troppo spesso ci si dimentica di dire “Grazie”.

Se una donna, qui nel mondo civilizzato, sta per partorire, può chiamare l’ambulanza e in poco tempo (se tutto va correttamente) arriva in ospedale e partorisce la propria creatura, non senza dolore ma senza miseria.

A Matiri, invece, una donna viene messa sulla carriola e il viaggio per arrivare in ospedale può durare tantissime ore… ore in cui il sangue continua a fluire, ore in cui la vita può farsi troppo debole.

E se è fortunata, trova degli angeli come voi, pronti ad assisterla, a donare sangue, a stringerle le mani.

(…)“Cerchiamo di aiutare chi sembra averne più bisogno e finiamo con l’imparare, arricchendoci.

E’ uno scambio continuo, un prezioso flusso di informazioni, sensazioni, sapori. E’ quello che succede quando si vive insieme, mi dico, e non si condivide semplicemente lo stesso spazio.”(…)

(…) “Qui è come mettere il cuore su una tavola da surf e lasciarla scorrere sul mare.

La tavola sale, con la prua che si staglia nel cielo e sembra di volare, leggeri, euforici, cavalcando il dorso luminoso della lama d’acqua.

Ma poi l’onda s’incurva e rotola giù, a volte travolgendo il cuore e trascinandolo di sotto, togliendogli il respiro.

Altre volte l’onda si frange più dolcemente e il peggio che si sperimenta è la risacca che trascina in basso, indietro, come un elastico grave.

Puoi vedere morire un bambino, proprio sotto ai tuoi occhi e sentirti affranta e sconfitta.

E poi uscire dalla sala operatoria e vedere che quella vecchia signora, dimenticata qui da tutti, ti sorride e si alza vittoriosa dal letto per dimostrarti che non è vero che ormai è inutile.”(…)

Questo è lo spessore, la qualità, del libro in cui mi sono, in maniera fluida, calata.

Dovevo riportarne dei tratti, dovevo proprio!

Stefania Bergo è modesta, umile al limite dell’accettabile.

Suo, il progetto dell’ala pediatrica del St. Orsola; si è guadagnata il soprannome di Mwendeamata – che gli operai le hanno dato quando trasportava carriole di terra rossa; ha progettato la fontana del sole, piantato alberi di papaia e mango.

Vicino a quegli alberi ha visto poi “spuntare” anche la parabola satellitare che ha permesso la comunicazione via etere col mondo.

Ha diretto, stretto mani, imparato e ringraziato.

Ha amato ed è stata amata.

Al fianco sempre la stessa gialla valigia logora della prima volta.

Ora ha una figlia, si chiama Emma, e i suoi piedi piccoli hanno già conosciuto la terra rossa dell’Uganda, dell’Etiopia e della Tanzania… non ancora del Kenya, ma qualche cosa mi dice che non sarà troppo lontana la conoscenza.

Lo chiamano “Mal d’Africa” e io sono certa che si tratti di dipendenza da una provata intensità imperante.

Si passa anche attraverso le pagine di un buon libro? Io credo proprio di sì.

Chiudo copiando da una bellissima frase di Angela, l’amica sbirulino di Tepania:

“Pronti? Ora accendiamo il cielo!”, dice spegnendo la luce.

E adesso ancora un po’ di foto, Stefania Bergo me ne ha fatte vedere tantissime, come posso scegliere?

Mani che si stringono, uomini che pedalano portando grandi taniche di acqua, fiori dai colori accecanti, uccellini tessitori mentre fanno il nido, lacrime, scarpe lacere, donne, bambini, uomini, natura, cielo.

Impossibile, le avrei caricate tutte!

Ma devo scegliere.

Eccovi quindi la Fontana del sole (trasformata in salottino) progettata da Stefania:

Fontana del sole, Matiri

L’ala pediatrica è quella a destra, con il tetto quadrato e azzurro:

ala pediatrica del Sant'Orsola, Matiri

Questo è il giorno dell’inaugurazione:

inaugurazione ospedale a Matiri

Posso non mettere la foto del suo amato Tamarindo?

Tamarindo Matiri, Stefania Bergo

L’ambulanza, ai piedi di un arcobaleno che sa di crescita, di colori sfumati insieme e di speranza:

Matiri, arcobaleno, Stefania Bergo

I negozi fuori dall’Ospedale:

Foto di Stefania Bergo, "negozi" all'esterno dell'ospedale di Matiri

Durante una messa domenicale:

Messa domenicale a Matiri, foto di Stefania Bergo

E per ultimo, il cielo:

Foto di Stefania Bergo, cielo di Matiri

Questo libro è importante da leggere; ridimensiona, ci fa sentire piccoli granelli di sabbia in mezzo al deserto.
Ci fa capire l’importanza dell’unione.

Mandela avrebbe usato una sola parola, per riassumere questo libro, avrebbe detto semplicemente: UBUNTU.

Titolo: Con la mia valigia gialla
Autore: Stefania Bergo
Casa editrice: 0111edizioni; 1 edizione (30 aprile 2013)
Pagine: 150

 

Sinossi:

“Con la mia valigia gialla” è il racconto di un viaggio. Del mio primo viaggio in terra d’Africa, da sola, come volontaria in un ospedale rurale del Kenya. È il racconto dei piccoli eventi quotidiani (solo apparentemente banali) accaduti in quelle tre settimane, conditi con una manciata di riflessioni sulle diverse abitudini e sulla cultura locali. È la fotografia della natura spettacolare di cui mi sono innamorata, di una realtà che mi ha cambiata, intervallata alla trascrizione dei messaggi telefonici inviati da Matiri al mio amico Marco, che lui ha conservato a mia insaputa come un diario di aggiornamenti di stato.”

https://www.amazon.it/Con-valigia-gialla-Stefania-Bergo/dp/8863075158/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1466434916&sr=1-1

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *