IL SORRISO TRISTE DEI GIRASOLI di Liliana Gheorghe e Ulisse Mariani – Recensione

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Un grido: Si eleva alto in cielo nella speranza di essere udito. Accarezza o schiaffeggia, a seconda dei punti di vista, a seconda della sensibilità con la quale quel grido viene accolto. Un bisogno estremo di lottare contro se stessi nella speranza in fondo al proprio cuore che non sia una lotta contro i mulini a vento , triste e deludente. Sperando che sia una lotta proficua, che porti solo vincitori e non vinti e feriti. Anche se le ferite di guerra, della lotta in battaglia, ci sono state, ci sono e ci saranno. Un grido si eleva dall’alto dai campi di girasoli, che non sorridono, ma si voltano verso il sole perché è l’unica cosa che sanno e possono fare: rivolgersi al calore, al sole, centro dell’universo, centro di tutto. Fonte di vita, fonte di calore, fonte di sussistenza per la crescita e la vita di ogni essere vivente dotato di radici e corolle. Meravigliosa metafora quella del girasole che volta il suo sguardo al sole durante il giorno perché sa di essere al sicuro, mentre nella notte, quando il buio incombe, si chiude in se stesso pensando di sentirsi al sicuro. Così succede a noi comuni mortali: con la luce, tutto è più facile, tutto è più percettibile, ma con l’oscurità, tangibile o dell’anima, niente è semplice. Si inciampa, si cade, si sprofonda più facilmente. Con il sole no, è tutta un’altra cosa. Un’autobiografia piena di struggente emozione, amore e paura. Uno scritto che ti prende per mano e ti porta a calpestare con delicatezza un suolo dove può fare rumore anche un pensiero. Sta nella nostra sensibilità trovare il modo per entrare in punta di piedi in un mondo che non ci appartiene, ma che in un modo o in un atro ci accomuna tutti: perché a tutti può capitare. Siamo tutti in balia di una forza superiore, e mi dispiace per chi non crede, ma nessuno è immune a niente. Prima se ne acquista la consapevolezza, prima riusciremo ad assaporare ogni momento come fosse l’ultimo, prima riusciremo ad apprezzare ciò che ci è stato donato e non dovuto, prima riusciremo a lasciarci andare e a creare un contatto con chi ci circonda. Trattare il tema della depressione non è certo una passeggiata saltellante tra le margherite in un giorno di Primavera. Direi più che è un metodo più che terapeutico per uscirne, difatti spesso gli psicologi sono i primi a consigliare la scrittura come arma di sfogo, per raccontare e raccontarsi. Ti auguro, LG, che tu abbia ritrovato il tuo coraggio, che tu abbia ritrovato la forza di sentirti donna, che tu abbia smesso di ascoltare la bambina che è in te che ti incolpa come solo i fanciulli sanno fare, mentre che tu dia ascolto all’amore che emani, all’amore che riesci a provare, all’amore che solo tu puoi darti. Perché nessuna persona sarà con te fino alla fine come te. Dopotutto, “..la meraviglia non passa.” Ah, come vorrei conoscerti! Avrei così tante cose da chiederti, così tanto da imparare. E tu avresti così tanto da donarmi. Mi arricchiresti! Ti auguro che tu abbia trovato un motivo, anche uno solo, che valga la pena saper ricordare, perché il ricordo, anche se doloroso, ci permette di saper portare fieri quelle ferite che ci hanno forgiato, che ci hanno rafforzato, che ci hanno corazzato. E che il sorriso dei girasoli, adesso, non sia più tanto triste.

Potete trovare la recensione anche nel mio blog personale: https://snidgetphoenix.wordpress.com/2016/05/16/il-sorriso-triste-dei-girasoli-di-liliana-gheorge-recensione/

Maria Chiara Chiti

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