Intervista a Eva, personaggio del romanzo “Le dee del miele” di Emma Fenu. (Eva vs. Emma)

Intervista a Eva, personaggio del romanzo “Le dee del miele” di Emma Fenu. (Eva vs. Emma)

Intervista di Lisa Molaro

intervista Eva-Emma

 Donne madri, forti come Dee, capaci di rinascere dopo infinite eclissi.
 Donne mamme, lune piene, dolci come miele. Dee del miele.

Di seguito, la mia immaginaria intervista a Eva, una delle protagoniste del romanzo.

Ovviamente l’autrice, Emma Fenu, nelle risposte ci ha messo lo zampino ma voi fate finta che questo resti un segreto e che a rispondere sia stata proprio la piccola Dea del miele.

   Ciao Eva, che piacere incontrarti di nuovo…

  •  Ciao Lisa Molaro, ci rivediamo per la seconda volta. Credevi non mi accorgessi dei tuoi occhioni sulle pagine della mia storia? Sono bellissimi, dolci e profondi.
  •  Ti ho conosciuta, attraverso le pagine del libro “Le dee del miele” di Emma Fenu.   Eri piccola, eri una bambina. La prima volta che ti vidi camminavi da sola nel bosco. Era autunno e i tuoi piccoli piedini calpestavano foglie arancio cadute dagli alberi; forse il tepore del sole iniziava a calare visto che indossavi un delizioso cappottino di lana rossa. Ci andavi spesso nel bosco da sola? Leggendo di te, ho pensato, poi, che forse ci andavi con lo stesso spirito magico di Alice mentre cammina nel suo mondo incantato. Ho saputo, infatti, che eri convinta che le fate abitassero dentro i buchi che scorgevi attorno a te.
  •  Ero una bambina che cercava verità e segreti sopra, in cielo, e sotto, nel ventre della terra. Non conoscevo Aristotele né John Ronald Reuel Tolkien, ma sapevo che c’è un mondo in cui viviamo che è in mezzo fra due, fra almeno altri due. Per questo amavo, e amo, l’ebbrezza dell’altezza su una ruota panoramica; il volo senza paura in altalena; i fossi da scavare con il rastrello, in riva al mare, finché la sabbia nivea diviene catrame; le cripte sotterranee delle chiese antiche, dove le ossa raccontano storie. E poi ci sono i mondi paralleli, non meno affascinanti: sono quelli che ti immettono in un bosco dove impari a riconoscere lupi e agnelli e dove ogni giorno ti scopri più erede delle dee. Come entrarci? Oh, Lisa. Noi a certe domande ci strizziamo un occhio. Ovviamente i buchi sui muri, non sono quello che sembrano, prova ad avvicinare i tuoi occhioni… e vedrai, all’interno, le janas, le fate sarde dalla pelle di luna e dalle ali di farfalla, che tessono su telai d’oro.
  •  Quanto è stata importante la fantasia durante la tua crescita? I tuoi genitori appoggiavano questa tua curiosità che, fin da subito, ti muoveva? Oltre ai grandi classici che tua mamma ti leggeva da piccola – una mamma atipica e previdente, che anelava per te una cultura che poi da bambina si è fatta donna e che ora governa le tue giornate da adulta – hai particolare ricordo di libri per l’infanzia? Che letture ricorda, Eva bambina?
  • Ci sono cose per cui bisogna agire, per cambiarle davvero. Ci sono cose su cui nulla possiamo, e allora interviene la fantasia che rende felice un mondo imperfetto e rende fantastico un essere contingente. Ho vissuto un’infanzia fra fate e bacchette magiche; fra angeli riccioluti e demoni d’ombra; fra discese negli Inferi e risalite alle Stelle, nascosta dietro la tunica di Dante; fra la Montagna da cui risuonavano le Beatitudini, fra Il Monte Ventoso che sedusse Petrarca e fra la collina di Pony su cui Candy Candy rideva e piangeva alla vita. Ho letto molto, fin da piccola. Cito solo due libri, uno canonico, ossia “Piccole Donne”, perché mi sento la quinta sorella March, quella che di tutte ha un poco, bramosa di conoscere e sperimentare l’intero universo femminile, ma che è unica; e uno decisamente inadatto ad una bambina di sette anni, infatti lo trafugai dai ripiani alti della libreria dei miei genitori: i migliori, perché proibiti, perché siti oltre “il mondo di mezzo”, dove solo ci sono i “permessi”. Si tratta di “Lettera ad un bambino mai nato”. Ebbene sì: non ero certa resa partecipe in merito alle dissertazioni sull’aborto volontario e sul dolore di un aborto spontaneo, però il piccolo tomo mi ha affascinato fino ad impararne brani a memoria. Compresi che la relazione con la mamma inizia prima dei vagiti, tramite un codice segreto che scandisce una comunicazione intima ed esclusiva, per cui noi siamo prima di essere davvero e veniamo da un mondo “altro”, magico e misterioso. Veniamo dal ventre delle dee e a volte da esso non ci è dato di uscire. Ma la vita, nonostante tutto, è bella, perché “la vita non muore”. Da adulta, questa frase mi ha accompagnato sempre.
  •  Ora sei grande, Eva, anche se sulla carta il tuo nome continua ad essere uno tra i più piccoli al mondo. Tua mamma si chiama Marianna, Maria e Anna unite insieme, tu ti chiami Eva. Impossibile non notare un nesso in questo, forse sei cresciuta respirando il profumo dell’incenso che brucia sotto l’icona di San Michele. D’altra parte è il Santo Patrono del paese in cui cresciuta. Cos’è per te la fede? È importante? Se sì, se vuoi, parlamene.
  • Lisa, Lisa… tu troppo conosci me, o forse troppo conosci Emma. “Le dee del miele” esordisce con una preghiera a Santa Susanna, madre di Sant’Anna, che fu madre di Maria. Non è un caso: il romanzo parla di donne, di parti, di attese di concepimento in tarda età, come per la Anna dei Vangeli Apocrifi, di tentativi di premonizione per controllare, con il potere della sacralità femminile, il mondo spesso oscuro e invocare le forze del bene. Il nome Marianna indica, dunque, il duplice ruolo di figlia e madre che definisce il personaggio in ogni fase della propria vita, anche nel rapporto con la propria bambina. L’Arcangelo Michele non è nominato nel libro, ma c’è. C’è la sua forza nel combattere il male, quale principe che brandisce la spada della Verità e della Saggezza contro il Drago serpentiforme, per proteggere, ma, al contempo, invitare al coraggio. Ho un rapporto molto semplice con la fede: io credo. Credo nell’Infinito, nell’Assoluto, nel Bene, nell’Amore, nella Giustizia, nella Bibbia e nelle favole. Emma è più complicata, invece, pur condividendo i miei stessi ideali.
  • Nel libro che ho letto, ad un certo punto una piuma scende dal cielo e si attacca al miele. Simboli, premonizioni, messaggi, parole dette da labbra che non si muovono. Tum Tum Tum… il battito del cuore è un ritmo che si fa motivo andante. C’è qualche cosa di particolare che vuoi raccontarmi, riguardo alla tua evoluzione? E riguardo all’involuzione? 
  • Io mi evolvo ogni istante. Guardami: sono già cambiata! Riguardami… ecco, lo vedi?!Sono affamata di vita e di mele del sapere, sono assetata di mare, lacrime, latte, sangue. Vedo il futuro perché Egli si compie con me, è mio amico. Non involvo. Ho avuto dolori, ho affrontato fallimenti, ho dovuto rialzarmi ancora e ancora. Ma quando l’involuzione pare compiuta e mi ritrovo ad essere, per un poco, ancora bambina, comprendo, proprio allora, che sono adulta davvero. Sono Donna.
  • Ho saputo che, fra le altre mille cose, oggi hai un Dottorato in iconografia. Puoi star felice: chi ha scritto di te, in “Dee del miele”, forse, come tua mamma Marianna, immaginava già ciò che saresti diventata e ti ha circondato di simboli. Immagino tu abbia letto il libro, c’è qualcuno di essi che senti particolarmente affine a te, Eva adulta?
  • Eva adulta è la prima donna del creato e l’ultima del romanzo, affinché sia di nuovo prima e libera, per chiudere il cerchio lunare della storia di chi la ha preceduta. Io sono in tutti i personaggi del libro: sono nella fede e nella forza di Caterina; nel sogno e nella passione di Lisetta; nell’equilibrio fra tradizione e progresso di Marianna. E sono anche nella dolcezza di Marta, nelle contraddizioni di Benedetta, negli occhi color miele di una donna senza nome, nei sospiri notturni degli spiriti, nei battiti d’ali delle fate. Sono realtà e simbolo, svelo e più svelo più sono da comprendere, perché l’enigma del femminile vive in me e in noi. E in voi.
  •  Ho letto da qualche parte della tua eterna ricerca sulla figura femminile. Mi viene in mente la Venere di Willendorf, risalente al Paleolitico: non ha volto, non ha braccia, ma ha seni gonfi e ventre ampio. È un evidente richiamo alla fertilità, alla capacità di generare vita, partorendo. Cosa significa per te, la parola Madre?
  • Madre è colei che dà vita. E non la dona solo a bambini, ma anche a idee, progetti, sogni, speranze… libri! E si palesa fertilità e accoglienza con amici, con mariti, con i propri padri e le proprie madri, e perfino con se stesse. Ci partoriamo infinite volte.
  • Oltre alle cose di cui abbiamo parlato, c’è qualche altro aspetto della tua vita di cui vorresti parlare? Cosa hai ereditato dalle donne del tuo passato e cosa vorresti avere la possibilità di poter tramandare a tua volta?
  • Io sono nata nel tempo divoratore del progresso, la mia generazione ha sentito l’eco del passato e della tradizione e ha vissuto un percorso storico rapido: dalle cabine telefoniche a gettoni al cellulare, da pacman a facebook, dalle ginocchia sbucciate alle conquiste in campo medico, dai ciondoli sulla pancia, per indovinare il sesso del nascituro, alla fecondazione assistita e alla maternità surrogata. Mi piace il progresso, è un bene: ti ricordo che il mio amico futuro e seduto qui, fra noi. Sono anche grata al passato che mi ha donato memorie, profumate di naftalina e pane, e diritti, impregnati di sudore e sangue, per cui molti e molte lottarono affinché io li avessi. Io voglio tramandare la memoria di ciò che eravamo, in un tempo lontano: Dee, Sibille, Sacerdotesse. Io voglio tramandare la memoria di ciò che siamo diventate con lo scorrere delle epoche, di quanto abbiamo subito e lottato e sperato e perso e vinto. Io voglio donare il miele del racconto, che nutra le menti e le anime, perché il futuro ci trovi forti e dolci, divinamente femmine.
  • Ora ti farò un piccolo elenco di parole, associa ad ognuna di loro la prima parola che ti viene in mente.

Vita: “Madre”

Eredità genetica, eredità spirituale: “Racconto”

Tradizione: “Sangue”

Amore: “Infinito”

Famiglia: “Casa”

  • Pensi che l’Eden, con i suoi quattro rami, possa mai conoscere le vallate della nostra Terra? Può scendere fra noi, il cielo? Cosa credi abbiamo maggiormente perso, in questi secoli di vita?
  • L’Eden non tornerà. Pare che una mia omonima, assai famosa, abbia morso la mela, così ora conosciamo il bene e il male e siamo dotati di libero arbitrio. E grazie ad esso faremo scorrere latte e miele, per scelta, per consapevolezza, per convinzione. Il cielo è già qui, basta allungare la mano. Oplà: guarda? Ho il dito imbrattato di azzurro! Bisogna salire, scendere, scavare a fondo, risalire. Bisogna muoversi e imparare, aprendosi all’altro, alla cultura della differenza, senza mai perdere l’identità, che è preziosa memoria. Non possiamo dimenticarci chi eravamo e non possiamo ignorare chi siamo e se vogliamo diventare Donne e Uomini di una nuova era, quella della rinascita. Il discorso teorico serve, ma a poco. Lisa: vedo che hai già le maniche rimboccate, i capelli sporchi di azzurro, i tacchi immersi nella terra. Sei pronta. Pronta per scrivere: è uno dei tanti modi per cambiare il mondo.
  • In effetti amo avere le punte delle dita azzurre e i tacchi affondati nell’erba!  Pensi che scriverai mai, Eva, una tua biografia… solo tua?
  • Sì, sono prontissima. Ahi! Ahi!

Scusa Lisa, Emma mi ha assestato una gomitata fra le costole.

Credo voglia ribellarsi, ma sa bene che non può. A me non può dire di no.

  • No, decisamente non può! Per lei sarebbe dannoso. Conoscendoti, le martelleresti in testa fino a portarla alla pazzia. Ma che ore sono? Accidenti, come è volato il tempo! Mi sembra tu ti sia seduta solamente pochi minuti fa, di fronte a me. Potremmo andare avanti ad oltranza, ma so che hai sempre mille cose da fare. Grazie per aver risposto alle mie domande. Alla prossima e…
  • Grazie Lisa, è stato bellissimo chiacchierare con te. Prima di lasciarci, vuoi un dolcetto al miele? Ha cento anni, ma è caldo e profumato come se fosse stato appena sfornato. Ne ho solo uno, ma… “sul boccone diviso si siede un angelo”. Eccolo che arriva! Ma… è Michele!
 Ma non è finita qui, questa assurda storia…

Cari lettori, l’epilogo ve lo devo proprio raccontare!

Dunque è andata così:

“Ciao” “Ciao”

“Grazie” “Grazie a te”

“E’ stato un piacere”

“Anche per me”.

Baci, strette di mano, sorrisi, promesse di prossimi incontri… bla bla bla frenetici e cordiali; Eva ha indossato il cappotto rosso ed è uscita.

Sapete quando vi ritrovate a sorridere beatamente, dopo aver lasciato un’amica?

Ecco, io proprio con quel sorriso ebete in faccia, sono andata alla finestra sperando magari di riuscire a farle un ultimo saluto con la mano.

Ho scostato la tendina a fiori e…

Ma dov’è? Non lungo il vialetto!”

Ho provato a sporgermi leggermente, quel tanto che bastava ad ampliare il mio campo visivo…

“Ma cosa fa ancora lì, dietro la porta?”

Ho pensato, ancora sorridendo.

Insomma amici, l’assurdo è che Eva ha tirato fuori, dalla piccola borsetta nera, un dado vegetale!

Sì, sì, ve lo giuro: era un panetto piccolo!

Ne ha morsicato un angolino e… nell’esatto istante in cui il mio sorriso ebete lasciava il  posto agli occhi sgranati, un rumore mi ha fatto sobbalzare.

Veniva da dietro di me.

Il libro “Le dee del miele” di Emma Fenu era caduto dal piccolo tavolo.

Le pagine parevano ancora sfogliarsi da sole, forse l’urto della caduta le aveva scosse.

Mi avvicinai per rimetterlo a posto.

“Che strana cosa, però! Ma dove è finita Eva? Cosa stava mangiando? Come è potuta svanire così in fretta?”

Ero arrivata al libro, le pagine si erano fermate e il romanzo era aperto e fermo a ben oltre la metà della storia… la prima parola che lessi? Eva!

Un caso… ?

Le Dee del miele - Emma Fenu

Emma Fenu
“Le dee del miele”
 Milena Edizioni 2016
Sinossi:
Una saga familiare, ispirata alla realtà, che attraversa tutto il Novecento, in una Sardegna intrisa di mito e memoria. Un universo parallelo di spiriti, fate e demoni in cui spetta al mondo muliebre vegliare sulla vita e sulla morte. Quattro donne protagoniste: Caterina e Lisetta, fanciulle che diverranno consuocere; Marianna, figlia adottiva di Lisetta; Eva, figlia di Marianna. Creature diverse fra loro, per ceto sociale e vissuto, ma legate dai fili del destino fino a divenire parte l’una dell’altra, tramite un cordone ombelicale di sangue, luna, farina, miele, mistero, esoterismo e agnizioni. Eva, l’ultima nata, intenta a riannodare il filo rosso di mestruazioni, parti e aborti delle sue antenate fino a scoprire il vero segreto del “dono” di famiglia.

 

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