Via da casa di Ornella Aprile Matasconi

Recensione di Mirella Morelli

via da casa

Titolo: Via da casa

Autore: Ornella Aprile Matasconi

Editore: Acca Edizioni, Roma

Anno di pubblicazione: ottobre 2015

… Siamo due donne diverse, io e Mariana, viviamo con determinazione la nostra condizione di donne in carriera. Eravamo lontane ma ora siamo vicine. L’età è diversa, la nazione diversa, ma ora siamo vicine. Tante volte (…) ci siamo lamentati dell’eccessiva burocrazia italiana, delle interminabili file per uffici, i permessi difficili da ottenere se non dopo estenuanti percorsi. Marche da bollo e timbri. Impianti a norma e leggi da rispettare. Quante volte gli ho detto che volevo andarmene via dall’Italia… (…) Quante volte mi sono detta che volevo andare via, sfinita; ogni volta che la commercialista mi chiamava e mi faceva il resoconto di quello che c’era da pagare, e quante volte ho maledetto di essere nata qui. E quando la rabbia ha il sopravvento immagino un paese diverso, forse la Germania, dove dicono che tutto sia più semplificato, oppure l’Inghilterra. A volte si parla dell’Australia, chi ne parla lo fa facendola apparire come l’Eldorado. Ora ho davanti a me gli occhi di chi è via da casa…”

Sono parole dell’autrice, una delle protagoniste di questa storia vera, e forse di una visuale di oggi, di chi è qui, di chi non è partito…

…ma il libro  ha inizio con lo sguardo e la visuale di chi, al contrario, ha fatto le valigie. Anche più e più volte – come me lettrice, come chiunque un giorno sia salito su un treno, un aereo, una nave o semplicemente una macchina.

A costoro, ma ovviamente non solo a costoro, “Via da casa” lascia dentro una commozione malinconica  che si sviluppa già dalle prime pagine.

Ed è questa emozione empatica la cosa su cui voglio porre l’accento.

La narrazione ha il suo incipit con una coppia – Augusto e Antonietta, ma come loro una moltitudine di coppie – in partenza da Montefalcone Nel Sannio in Molise – ma potrebbe essere un altro luogo qualsiasi, con destinazione Argentina – od ovunque nel mondo.

La descrizione della notte che precede il distacco tocca il cuore e poi lo strazia:

Dovrei essere contenta – sussurrò Antonietta- Augusto svegliati – gridò poi…

-Sono sveglio, non riesco a dormire neanch’io – rispose suo marito. (…)
Antonietta rimase seduta per lo più in fondo al letto, lo sguardo fisso nel buio, il silenzio rendeva l’attesa del nuovo giorno angosciante.
(…)

Un simile viaggio richiedeva coraggio. Per qualche tempo, la durata del viaggio e l’adattamento alla nuova vita li avrebbe visti senza identità, senza valore (…) , diversi in casa d’altri.”

Vorrei richiamare l’attenzione su questo concetto di “senza identità”, che ritengo essere il fulcro centrale del libro.

Partire da un minuscolo paesino all’interno del quale ogni persona ha un proprio ruolo e una propria immagine, dove spesso il privato non esiste e tutto diventa comunitario. Lasciare un piccolo paese dove ci si chiama tutti per nome, ci si saluta incontrandosi per strada e, se la mancanza di privacy è cosa che alle nuove generazioni sta molto stretta, non così era in passato, allorquando vivere in promiscuità, ravvicinati negli spazi e nelle vicissitudini, poteva addirittura rappresentare la salvezza.

Con uno stile di vita siffatto, pur nella talvolta pettegola definizione, all’interno del paese si era SEMPRE qualcuno: identità specifiche, insostituibili e uniche che, tutte insieme, costituivano  LA comunità.

Quanta sicurezza nasceva dal contare qualcosa anche per la sola presenza, il solo esserci! 

Ed esistere aveva un gran bel senso: quello dell’appartenenza!

Augusto e Antonietta sapevano, quella notte, che abbandonando la comunità perdevano la propria identità.

Il loro strazio, la loro insonnia, quella lunga inevitabile notte ad occhi sgranati nel buio in fondo a un letto erano quasi la sofferenza fisica di un altro parto, così come l’attesa dell’alba era l’incognita di una nuova nascita: chi sarebbero divenuti?

Ornella Aprile Matasconi mi ha aiutato finalmente a comprendere cos’era quel timore, quel panico della partenza dei migranti… Non l’ansia del luogo lontanissimo e sconosciuto li straziava, come potrebbe sembrare di primo acchitto, ma la loro morte identitaria, che loro stessi stavano provocando, volutamente.

A muoverli c’erano tuttavia motivazioni umanamente alte – il desiderio di scrollare il destino, ribellarsi alla povertà, ricercare quel domani migliore per sé e ancor più per la propria progenie: cosa, di più antico e di più attuale?

Eppure, a quale terribile prezzo lo testimonia il racconto.

Ornella Aprile Matasconi dà un avvio fortissimo al suo libro e alla bravura eccezionale di scrittrice unisce una fine psicologia, empatizzando con l’animo di una coppia di poveri contadini di un paesino dell’entroterra: lei, autrice romana e dunque di una città metropolitana.

Come lettrice la mia emozione è stata fortissima per tanti motivi: perché molisana anch’io, perchè sono partita anch’io, perché i miei bisnonni emigrarono anch’essi in quegli anni e come loro tutto il mio paesino – non c’è molisano che non abbia un proprio avo emigrante, come in una diaspora.

Sentimenti e dolori comuni che mi rendono dunque particolarmente caro e prezioso “Via da casa”, ma va sottolineato che questo è solo l’avvio del libro, e non vorrei si pensasse che il libro è tutto qui.

Al contrario, è molto altro ancora:

è il racconto di una fine ma soprattutto di un nuovo inizio, di altre generazioni che da quel sacrificio indicibile troveranno ricchezza e futuro, e buona vita o triste vita come a tutti accade;

è la storia vera di un’amicizia, anzi di una Amicizia con la A maiuscola, di quelle che possono nascere quando si incontrano le parti migliori del genere umano, di quelle che avendo conosciuto la sofferenza e il distacco sanno comprendere fino in fondo il valore di un incontro;

è il libro di tutti quelli che partono, ma anche di quelli che restano, di quelli che tornano e di quelli che aspettano un ritorno, e di quelli – come me – che non torneranno mai.

Perchè – mi pare fosse Camus ne “Lo straniero” a dirlo, correggetemi! – “sulla banchina di un porto non si è più qui, e non si è ancora là”, e Ornella Aprile Matasconi mi ha toccato il cuore raccontando con maestria la confusione emozionale che prende chiunque cambi residenza, anche se oggi apparentemente  in maniera meno traumatica di ieri.

“Via da casa” è ancora il libro della commozione gioiosa, dicevo all’inizio, e si capisce leggendo la storia di Mariana e poi di tutte le persone che le ruotano intorno, in primis la grande Nady, che spiega così la sua generazione di passaggio:

Vede, io sono figlia di migranti italiani, i miei genitori abitavano a Montefalcone Nel Sannio, un piccolo e delizioso paese del Molise, purtroppo c’era tanta povertà e furono costretti ad andare via da casa…partirono nel lontano 1910, con due valigie piene di sogni e di speranze, si trasferirono in Argentina per cercare lavoro. (…) Parliamo di tanti anni fa, io ho ottanta anni, sono nata in Argentina. (…)

Da bambina i miei genitori mi portarono un paio di volte al mio paese di origine, provarono a farmi rimanere unita alla mia terra (…) In casa parlavamo italiano (…)

Quando si nasce lontani dalla propria nazione, dal proprio paese, si rimane appesi, sospesi, nostalgici di qualcosa di cui ci si sente parte ma che non si conosce. Io mi sento italiana ma il mio cuore è diviso, mi sento anche argentina”

Della commozione gioiosa che pervade il lettore, invece, avanzando nella lettura non posso raccontare altro se non voglio sconfinare nello spoiler di una storia che ha dell’incredibile.

“Via da casa” è un racconto lungo tratto da vicende realmente accadute che ho già riletto più volte, e so che lo leggerò ancora e ancora, nei momenti di malinconia ma soprattutto in quelli di energia, e di ricerca del coraggio di vivere e di fare scelte, di andare o di restare, ma soprattutto in tutti i momenti in cui ho bisogno di credere nei begli incontri tra il genere umano.

Intanto il mio personale, personalissimo “grazie” all’autrice, Ornella Aprile Matasconi, che spero di incontrare un giorno, ma già felice di poterla annoverare tra i miei begli incontri spirituali.

Sinossi:
Una storia vera…

Montefalcone Nel Sannio – Molise. Anno 1910, una giovane coppia, Augusto e Antonietta, costretta ad emigrare in Argentina…

A completare la stringatissima sinossi, il brano che l’autrice ha emblematicamente estratto e pubblicato sul suo sito http://www.ornellaaprilematasconi.it/

Link all’acquisto:
https://www.amazon.it/Via-casa-Ornella-Aprile-Matasconi/dp/8890823453/ref=sr_1_3?ie=UTF8&qid=1466927136&sr=8-3&keywords=ornella+aprile+matasconi

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