Adolescenza: c’e’ sempre il “tempo delle mele”

“Adolescenza: c’è sempre il tempo delle mele”

di Giulia la FaceAdolescenza: c'è sempre il tempo delle mele

“Amo gli adolescenti perché tutto quello che fanno lo fanno per la prima volta” (Jim Morrison)

L’amore lascia il segno sempre. A qualsiasi età. Da adulti crediamo di averne capito tutto, conosciuto ed esplorato ogni angolo di piacere, di emozione, di dolore.

Applicato strategie e tamponi alle ferite. Abbiamo una somma sufficiente di teorie, aneddoti, sicurezze -così le proponiamo- da lastricare le strade del paradiso e dell’inferno.

Ed è con questo armamentario che ci proponiamo, chi più chi meno, ai nostri figli, quando il venticello delle emozioni comincia a penetrare attraverso lefessure delle nostre case.

Non appena l’Adolescente palesa di aver sostituito l’oggetto d’amore -il padre, la madre, il cagnolino, la bambola, il gam boy- con uno sguardo vivo, un profumo differente e sconosciuto.

“E’ un periodo inconsapevole l’adolescenza. Ti attribuiscono amori umori, rumori. Ti dicono “devi” “vedrai” “capirai”. “(Anton Valigt, Mai troppo folle)

Non illudiamoci: la nostra esperienza sarà sminuita, le nostre granitiche certezze su come, quando e dove innamorarsi e coinvolgersi e dare e darsi, saranno ascoltate con aria di sufficienza. Soprattutto se non saremo coerenti con le nostre scelte di vita e ciò che vibriamo sottilmente.

E’ il momento per noi di ricordare come eravamo, come ci sentivamo e come abbiamo affrontato i nostri primi turbamenti,le nostre oscurità, i nostri segreti.

Ecco: eravamo dei pionieri per noi stessi, esploratori ed esploratrici di una nuova giungla. E se osavamo parlarne con mater o pater era per rassicurarci di essere diversi e quindi anche più capaci…

Anche perchè, ammettiamolo, quasi mai ci veniva raccontata la verità, bensì ciò che rappresentava il possibile percorso che i nostri parents desideravano per noi.

Quindi, senza ipocrisie vi racconto che non solo ho gettato alle ortiche tutto questo minuetto, fatto di rassicuranti bugie e doppia morale, ma mi sono guardata attraverso lo specchio del Tempo.

Perchè? Per evitare ipocrisie, bugie comode, spesso più foriere di sensi di colpa e di distanze siderali che di effettiva utilità.

Ecco allora che dalla fiducia e la confidenza sono scaturiti i primi incontri dei “fidanzati “ di mia figlia. Arrivano a casa con gli occhi brillanti, in qualche caso ho condiviso con loro una sigaretta e qualche battuta.

Qualcuno è transitato più a lungo, per poi piangere sulla mia spalla. Lacrime di delusione sotto   la visiera del cappellino di traverso e quello smarrimento che conosciamo, al momento che l’illusione termina.

Devo dire che nelle mie ricerche sui social ho scoperto che l’amore è vissuto in modo un tantino più rapace e furtivo rispetto alla mia generazione.

Si conoscono molto spesso tramite agganci virtuali, attraverso fotografie postate su varie piattaforme, in cui si rappresentano. Spesso senza avere alcun contatto reale se non quando decidono di incontrarsi, sicuri di aver conosciuto l’amore…

Poi si ritrovano con brufoli inaspettati che un sapiente photoshop aveva cancellato. Con voci che sono lontane dalle fantasie che avevano coltivato in estenuanti dialoghi muti in chat e con un contatto che facendosi reale spesso li spiazza.

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L’amore poi è anche altro ancora. E’ una pornografia precoce cui hanno un triste e facile accesso. La visione dell’amore, se non compensata da incontri positivi e da un dialogo con adulti consapevoli, con figure educative strutturanti, si riduce a una fattualità che li fa sentire oggetti che usano oggetti
E scambiare tutto questo per una relazione amorosa.

Infine arriva “il tempo delle mele”, quando, se si è sufficientemente lavorato su questa prime deludenti ( e violente) bordate della realtà odierna, in qualche modo il cuore comincia battere.

Il tornado delle emozioni si abbatterà su di voi in ogni caso. Sia che stiate partecipando, perchè invitati, alla vita della /lo vostra/o Adolescente , sia perchè sarebbe comunque impossibile sfuggire al terremoto che inevitabilmente coinvolgerà anche voi.

Sguardo assente, uscite e ritardi continui, telefonate e chattate chilometriche, fino alla presenza costante di lui o lei in casa. Al punto che ti rassegni ad avere un nuovo figlio o figlia tra le mura domestiche.

Perchè  e questo è un dato: la maggior libertà e confidenza dei nostri tempi, unita alla nostra intenzione di essere spesso genitori all’altezza delle sfide che a noi furono precluse ( il primo moroso che ho portato a casa è stato l’uomo che ho sposato, tanto per intenderci, avendo superato entrambe abbondantemente la maggiore età), faranno sì che avrete nuove e fameliche bocche da sfamare e vi affezionerete come l’ape al suo favo.

E finirete per piangere anche voi quando l’amore, il loro, sarà diventato un ricordo.

Poi litigano. Litigano moltissimo. Forse troppa televisione ha sdoganato questi litigi plateali e assurdi. O forse la virtualità con cui si sono esercitati procurandosi una “diseducazione sentimentale” a suon di sentimenti aggressivi senza filtri ( dietro la tastiera si sa, non ci sono filtri, limiti, mediazioni), li rende incandescenti nelle loro reazioni sopra le righe.

Litigano perchè in chat sono on line ma non sanno con chi, diffidano reciprocamente, la fiducia non è il sentimento prevalente, insomma amarsi per loro non è affatto facile..

Queste dinamiche che osservo e analizzo da tempo mi fanno pensare che è necessaria una nuova stagione sotto il vessillo della “educazione sentimentale gentile”. Attraverso cui ridare loro strumenti quali l’ascolto, di sè e dell’Altro da sé.

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Offrire spunti di riflessione quando si precipiteranno da voi con l’ira nelle pupille perchè il loro o la loro partner hanno detto un qualsivoglia “no”. Educare a tollerare la frustrazione e comprendere che ci sono anche i bisogni dell’altro.

Aiutarli a comprendere che ascoltare il proprio corpo è cosa buona e giusta.

Così come prendersi tutto il tempo necessario per conoscere e rispettare sia il proprio corpo che quello altrui. Che attraverso il corpo manifestiamo emozioni. Che dire sì o no a qualsiasi gesto ha un valore per sé e per l’altro. Che il piacere non è peccato ma scoperta di sé. Per questo va esplorato senza sensi di colpa, ma senza confondere i propri bisogni con quelli dell’altro, bensì imparare a riconoscersi e riconoscerli.

L’educazione sentimentale è il percorso dimenticato che noi genitori e adulti dovremmo riscoprire, offrire e intraprendere. Questo è il grande vuoto che avverto nei discorsi di questi giovani che frequentano la mia casa. Che leggo attraverso i social. Che mia figlia mi fa incontrare.

Mi sono posta sempre più questo tema e questo obiettivo. L’amore che oggi per la prima volta la mia di Adolescente sta vivendo, mi dà la misura di quanto sia importante aiutarli a “tradurre” le proprie emozioni e i propri sentimenti.

Superare le paure di essere se stessi, perchè “fuori” non si è quasi mai se stessi.

Si è invece spesso un  riflesso di ciò che per alcuni anni si è costruito attraverso la dinamica dei contatti virtuali. Sottesa vi è la paura di dare un nome alle emozioni e di sentirsi fragili: imparare , e ci vuole tempo, che l’amore non è debolezza ma forza.

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E’ stata una grande emozione per me vedere Pater parlare con l’Adolescente.  Aiutarla a comprendere come le sue paure, di esporsi, di lasciarsi andare, sono identiche a quelle che spaventano il suo ragazzo. Che parlare fa bene, che ascoltarsi e confrontarsi è la strada.

Educhiamo al sentimento e all’amore i nostri figli e avremo una generazione nuova.

Molti danni sono già stati perpetrati, ma io sono fiduciosa, credo nella teoria della “massa critica”, per cui un giorno lavorando sul cambiamento, arriverà quell’ n a far cambiare di segno il mondo.

“I ragazzi che si amano si baciano in piedi
contro le porte della notte
e i passanti che passano li segnano a dito.
Ma i ragazzi che si amano
non ci sono per nessuno
ed è la loro ombra soltanto
che trema nella notte
stimolando la rabbia dei passanti
la loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia.
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno.
Essi sono altrove molto più lontano della notte
molto più in alto del giorno
nell’abbagliante splendore del loro primo amore.
Jacques Prévert

 

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giulilaface

Lettrice compulsiva e onnivora da sempre, mi piace ascoltare le storie altrui e scriverne. Viaggiatrice per bisogno, madre e moglie per scelta, canto per passione, lavoro come educatrice e counselor .Ma appena posso mi immergo nella musica e nella ricerca di poesia e di immagini. Adoro cucinare. Per questo invito spesso amici a condividere nuovi piatti e sapori. Ma è nella solitudine che mi ritempro e incontro tutti i miei pensieri.

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