“Il tempo delle lucciole” di Francesca Gnemmi

Recensione di Chiara Minutillo

Autore: Francesca Gnemmi

Titolo: Il tempo delle lucciole

Editore: Silele Edizioni

copertina-libro

Quello era il tempo in cui ancora c’erano le lucciole, in un mondo che sapeva ospitare la loro fragilità assieme a quella degli altri esseri viventi. Certo, quelli che all’epoca erano solo bambini avrebbero potuto vederle ancora per molti anni prima che scomparissero quasi del tutto, ma vissuta da piccoli era un’esperienza speciale, che ogni volta sembrava nuova e affascinante. […] “Camminare tra le lucciole è come trovarsi in cielo, nella Via Lattea, come essere sospesi in una notte silenziosa e buia, che all’improvviso viene inondata di luce”.

Secondo una leggenda, le lucciole ottennero la loro caratteristica luminosa dalla luna, la quale le premiò per il loro coraggio, donando loro un piccolo raggio di luce che permettesse ai piccoli insetti di muoversi senza pericolo e di illuminare l’oscurità della notte, anche quando lei stessa non fosse stata in grado di farlo.

Emma è come quelle lucciole che tanto ammira nelle sere d’estate, lungo i fossati e i campi di grano sparsi nella sua amata pianura. Una bambina vispa e solare, capace di illuminare la vita e l’esistenza di amici e famigliari. È come una di quelle lucciole coraggiose della leggenda, disposta a affrontare con intrepidezza il buio della foresta, da sola, per salvare una cavalletta ferita.

A essere ferita è sua mamma, Bianca. Lo sono i nonni e le zie. Tutte vittime di Giulio, suo padre, un uomo egocentrico, orgoglioso e autoritario. Vittime di sotterfugi, segreti e bugie che Emma porta sulle sue delicate spalle sin dall’infanzia, dapprima inconsapevolmente, per poi trasformarsi, prima del tempo, in una donna matura. E, mentre la sua vita, quella della sua famiglia e quella dell’intera nazione viene stravolta da eventi piccoli e grandi, Emma cresce, sempre di più, acquisendo nuove certezze che la porteranno a confidare in quella luce che dentro di lei continua a splendere. Anche quando sembra volersi spegnere.

Francesca Gnemmi firma un romanzo ricco e profondo, ambientato tra le pianure parmensi, le calme acque del Lago di Garda e le maestose montagne tirolesi. Un romanzo che si sposta non solo nello spazio, ma anche nel tempo, ripercorrendo la storia di Emma e della sua famiglia in un’Italia che cambia, si modifica radicalmente e profondamente, a cavallo tra le due guerre mondiali.

Il tempo delle lucciole” combina perfettamente gli elementi di un romanzo storico con quelli di un romanzo di formazione, accompagnando per mano il lettore nella crescita di Emma e fornendo uno scenario storico dettagliato che non appesantisce, ma arricchisce. Temi profondi, descrizioni che sembrano pennellate esperte, una storia che attrae e trascina sono gli ingredienti di un romanzo da assaporare a piccoli sorsi, per vivere con l’immaginazione o, per alcuni, con i ricordi, anni passati, dolci e amari, fatti di valori radicati e rispettati a ogni costo. Anni ricchi di difficoltà e scelte complicate, ma durante i quali le lucciole ancora riempivano i campi e il loro chiarore era in grado di sorprendere e ammaliare, permettendo a ognuno di ritrovare un poco di quella luce dentro di sé.

Una sera, mentre scendeva dai pascoli verso casa, saltellando spensierata come una bambina tra i prati, con le braccia a penzoloni lungo il corpo e le mani aperte e impegnate a accarezzare l’erba alta e setosa, vide apparire poco distante, come per magia, una piccola nuvola luminosa. Decine di lumini iridescenti che pulsavano a intermittenza, disegnando forme fantastiche nella notte nera che la stava rapidamente avvolgendo. […] Quella semplice vista le toccò il cuore e lo sentì battere forte e prepotente. Si rianimò di colpo. […] Doveva trovare il modo per riprendere in mano la propria vita e, anche se ciò avesse comportato un inevitabile allontanamento da sua madre, non si sarebbe tirata indietro, non questa volta.


Sinossi:

1915 l’Italia entra in guerra. Tre anni di scontri che lasceranno profonde cicatrici nel nostro paese, famiglie distrutte, altre riunite. Un uomo stanco e provato si ferma davanti al cancello di casa Montali, nella pianura parmense; scorge una bimbetta dallo sguardo vivace e l’espressione curiosa. Riconoscerebbe quegli occhi ovunque. Emma sa che quello è il suo papà, assomiglia un poco alla fotografia che sua madre le mostra quando parla di lui. Corre ad abbracciarlo, per la prima volta. Tra i due nasce un rapporto esclusivo, che nel tempo si trasformerà in conflitto. Una battaglia silenziosa e dolorosa tra un padre padrone e la sua unica figlia, che segnerà la crescita di una giovane donna, forte e determinata a proteggere se stessa e sua madre, per ritrovare il sorriso e il suo posto nel mondo.

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