LA GENEROSITÀ’ DELLA CORTE DEI MIRACOLI di Paola Caramadre

 amarcord
La generosità della corte dei miracoli

Nella mia vita ho sperimentato molti miracoli, nel senso che ho visto al di là del mio sguardo grazie alle persone che ho incontrato. Una sera, di molti anni fa, mi ritrovai in piena notte, da sola, in una città sconosciuta. Dovevo aspettare che riprendesse la circolazione e il passaggio del tram che mi avrebbe riportato all’alloggio, nel frattempo avevo fame e solo qualche monetina nel portafogli. Vicino la fermata c’era un distributore automatico, mi avvicinai per prendere qualcosa. Appena aperta la borsa e preso il portafogli una mano cercò di strapparmelo. Mi ci aggrappai accecata dalla disperazione di perdere i miei preziosi documenti di straniera. Alzai lo sguardo e mi ritrovai sola e accerchiata da un gruppo di uomini dalle facce poco rassicuranti. Non so per quale motivo, ma successe qualcosa di inatteso. Incontrai lo sguardo del più anziano del gruppo e sorrisi. Un sorriso istintivo, folle per certi versi e miracoloso. Il vecchio disse qualcosa al tizio che stringeva un lembo del mio portafogli. Lo lasciò. Mi chiese qualcosa. Gli dissi che ero straniera e avevo fame. Rassicurò il gruppo e mi invitò a seguirli. Mi unii a loro. Con serenità e una folle ingenuità. Camminammo per strade che non avevo mai visto in una città vuota e desolata ma stranamente accogliente. Chiacchierammo, erano dei disperati, vivevano di espedienti, qualche furto, qualche scippo, qualche truffa ai turisti. Una banda di mutuo soccorso. Li seguii in cuniculi, passaggi segreti, entrammo dal retro in un locale malmesso e mangiai con loro. Mi offrirono della birra, qualche liquore. Alle 5.25 il vecchio di nome Milan mi disse di sbrigarmi. Mi ritrovai alla fermata del tram. Salì con me. Pensai di scendere qualche fermata prima della mia per una forma di precauzione. Milan mi lasciò, proseguì la corsa. Ci salutammo come fossimo amici. Con tanto di abbraccio. Mi aveva offerto il cibo, mi aveva dato asilo non potevo rifiutare un saluto affettuoso. Mentre camminavo in fretta nella luce dell’alba mi tastai la giacca e sentii qualcosa. Forse un fazzoletto. Pensai fosse un biglietto con un indirizzo, chissà perché. Era una banconota da 200 corone. Mi sentii commossa. Non vidi più il mio benefattore, ma quando da anziana mi metterò a pregare lo ricorderò nelle mie preghiere.

PAOLA CARAMADRE

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