“Il fantasma dell’Opera” di Gaston Leroux

Recensione di Chiara Minutillo

Autore: Gaston Leroux

Titolo: Il fantasma dell’Opera

Editore: Newton Compton Editori

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(Christine) sembrava aver reso l’anima a Dio. […] Quella bella e dolce fanciulla aveva portato quella sera, sulle scene dell’Opera, qualcosa di più della sua arte, aveva portato il suo cuore. Nessuno degli amici dell’Opera ignorava che il cuore di Christine era rimasto puro come a quindici anni, e […] per comprendere ciò che era accaduto alla Daaé era necessario immaginare che avesse appena amato per la prima volta! Soltanto l’amore è capace di compiere un simile miracolo, una così folgorante trasformazione.

Una maschera sul viso. Un mantello nero sulle spalle e un cappuccio ben calcato sul capo. Una corda tra le mani. E una voce che irretisce, affascina, chiama. Il Fantasma dell’Opera è pronto a entrare in scena. Anzi, a nascondersi dietro le scene per lasciare il posto alla sua musa, la sua diletta, il suo amore: Christine Daaé.

Christine, pura e innocente giovane cantante svedese, orfana, iniziata alla musica dal padre violinista. Vive ancora della leggenda dell’Angelo della Musica, quella che suo padre le raccontava da bambina, dicendo che, alla sua morte, l’angelo avrebbe fatto visita anche a lei, per seguirla e istruirla nella nobile arte del canto.

E come la giovane Lotte della storia, Christine sente davvero la voce di quell’angelo, quel genio che appare nei suoi sogni, che sente attraverso le pareti del suo camerino, mentre la chiama dolcemente e canta con voce celestiale.

Il Fantasma dell’Opera, scritto nel 1910 da Gaston Leroux, è un romanzo geniale, spesso dimenticato o trattato come privo di valore. Originale nel suo modo di affrontare “la bellezza del mostro”, la storia di Erik, compositore, musicista, cantante, architetto, non può far altro che conquistare. È il suo amore per la bella e inesperta Christine a rovinarlo, ma anche a salvarlo. È grazie al suo amore che la giovane diventa la nuova diva dell’Opera. È grazie alla profondità dei suoi sentimenti che Erik riesce a conquistarla, ammaliarla, istruirla, far sgorgare dal suo petto una voce sublime, capace di incantare Parigi.

E mentre Erik consuma così la sua storia d’amore, l’Opera prende vita, divenendo molto più di un teatro. Diventa il doppione di Erik, parte stessa di lui. Erik vive per il teatro, il teatro vive grazie a lui. E la storia travolge. Come una spirale minuscola, che si allarga piano piano, le vicende nascono in un piccolo camerino, per poi evolversi, svilupparsi in tutto l’edificio, dal palco ai sotterranei, dalla platea al tetto. Tutto diventa sfondo e protagonista dell’intensa macchina narrativa costruita da Leroux.

Il fantasma dell’Opera è così, un romanzo disarmante, che mette i brividi, lascia perplessi e fa innamorare. Innamorare di quell’Angelo della Musica insperato. Ma, in fondo, chi può dire quale dovrebbe essere il giusto aspetto di un Angelo della Musica? Dopotutto, anche un mostro ha il diritto di amare. E di essere amato.

Da certi modi forsennati che aveva avuto di accostarsi a me con i due buchi neri del suo invisibile sguardo, avevo potuto valutare l’efferatezza della sua passione. Perché non mi avesse preso tra le bracci allorché non potevo opporgli alcuna resistenza, bisognava che dietro quel mostro si celasse un angelo, e forse, in fondo, Angelo della Musica un poco lo era, e chissà che non lo sarebbe stato interamente se Dio l’avesse rivestito di bellezza anziché ricoprirlo di putredine. […] Assistetti annientata, palpitante, pietosa e vinta allo sbocciare di quegli accordi giganteschi in cui era divinizzato il Dolore; poi, i suoni che risalivano dall’abisso si raggrupparono all’improvviso in un volo prodigioso e sinistro e il mondo sembrò infiammato da una sinfonia tanto trionfale che intuii che l’opera doveva essere finalmente compiuta, che la Bruttezza, sollevata sulle ali dell’Amore, aveva osato guardare in faccia la Bellezza!

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