Diario di bordo: le vacanze di miss Darcy

Diario di bordo: le vacanze di miss Darcy

di Antonia Romagnoli

le vacanze di miss Darcy

Care signore, nel web bisogna darsi un contegno, specie se si decide di scrivere Regency.

Mica semplice questo genere, anche se ai più può sembrare semplicemente “rosa, un po’ copiato dalla Austen“.

È sempre il principio della ballerina: prova, tu, a stare in piedi sull’alluce, saltellando a ritmo di musica, senza perdere mai il sorriso.

Così, dopo studi matti e disperatissimi per essere all’altezza della situazione e sapere tutto e di più di quella manciata di anni su cui “lavoro”, ho cominciato a darmi questo benedetto contegno e, alla veneranda età di anta e tre, son diventata miss Darcy, una graziosa signorina ottocentesca, che in base alla fantasia del lettore può essere sorella o figlia del beneamato Mister Darcy. E a lei ho intitolato il blog.

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Il mio blog rosa e vittoriano tratta di lievità: pizzi, merletti, corsetti e crinoline, e intanto studio e studio per raccontare (a praticamente nessuno) i segreti e le curiosità dell’Ottocento inglese.

Ecco. A questo punto mi si può immaginare,  fra fiocchi e trine, a ricamare e leggere classici. Immaginatemi così, mentre in punta di piedi lascio il salotto Chippendale della fantasia e torno alla realtà.

Tre figli, di cui due maschi. Una playstation e le vacanze estive.

La realtà?

Partite di calcio.

Giocattoli seminati ovunque, fra un calzino e un avanzo di cibo.

Impossibilità di mettere insieme un pasto che vada bene a tutti.

Formiche.

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Immaginate le vacanze di Miss Darcy, la signorina del blog? Chissà, magari un giro d’Europa… mentre io, quella vera,  vedrò solo il muro della casa di fronte.

Ma ora, bando alle ciance, devo occuparmi delle formiche.

Pancia a terra e armata di torcia, scopro che la stradina nera e viva si infila sotto alla cucina.

Sradico come Hulk lo zoccolo del mobile e come un militare in addestramento scivolo sui gomiti fino a vedere nei recessi oscuri dove vanno le formiche.

(Miss Darcy gradisce un tè? Oh, grazie, con un goccio di latte)

Il figlio duenne arriva, mi vede. Trova divertente il gioco e mi si affianca, mentre sotto alla cucina trovo reperti storici che potrebbero essere parte del set di un horror o di Jurassic Park.

Miss Darcy, mi onora di questo ballo? No, sono spiacente, sono libera solo per il cotillon.

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La torcia finalmente indica il punto di origine della colonna nemica: le bestiacce escono dal tubo del gas.

Il duenne è silenzioso. Attento. Vigile. So di avere un alleato valido e sono fiera.

Tutti e due, pancia sul pavimento, siamo pronti a sferrare l’attacco.

Sono armata, ho due trappole.

Perplessa, le apro e mi chiedo per quale santo motivo una formica dovrebbe cacciarsi volontariamente in quei buchi in cima al barattolino.

Fiduciosa nell’ingegneria e nel design, posiziono le trappole.

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La piccola torcia illumina il sentiero nero, le formiche sono arzille e felici, hanno trovato il giardino dell’eden, fra briciole e… non so definire il resto. Se avete figlie e/o animali, immaginerete il mio pavimento.

Miss Darcy ha letto Jane Eyre? Oh, sì, sono particolarmente colpita dalla spiritualità di Helen Burns e dal tema neogotico che  l’autrice sfiora con sapienza senza mai addentrarsi.

Aspetto. Al varco. Il nemico ora perirà.

Le trappole sono poste con crudele furbizia sul sentiero obbligato e le  formiche non possono non vederle, non annusarle, non entrare.

Il duenne, penso io, sta vivendo la mia stessa intensa emozione, in fondo è come se lo stessi portando a caccia nella foresta, apprezzerà quest’esperienza da vero uomo.

Le formiche annusano la trappola (che dovrebbe attirarle irresistibilmente).

Sono tutte lì.

Io fremo. Sento la vittoria in pugno.

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E le bestie girano attorno.

Si fanno beffe di me, dell’ingegnere, dell’azienda leader nel settore e si fanno un nuovo sentiero. Altro che entrare nella trappola e portare l’esca nel nido: posso sentire il loro disprezzo e, se avessi un udito fino, anche le loro risate.

Miss Darcy oggi nel suo salotto ospita un’autrice. La intervisterà per voi.

È adesso che ho bisogno del sostegno del mio alleato. Ho bisogno di vedere nei suoi occhi la stessa mia delusione per la battaglia perduta.

È adesso che scopro che, mentre io con la torcia studiavo le formiche, lui accanto a me si mangiava quelle che uscivano da sotto la cucina.

Miss Darcy, portami con te!

My blog, Il salotto di miss Darcy 

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