Donne che emigrano all’estero, AA. VV.

Recensione di Elisabetta Corti

 

Autore: AA. VV.

Titolo: Donne che vivono all’estero

Genere: Racconti di vita

Edizioni: Streetlib

 

DEE

Sono seduta sul divano in questa domenica pomeriggio di sole di un’estate inaspettatamente asciutta per questo paese.

Mentre a casa boccheggiano, mi sono dovuta munire della mia copertina di lana della contea di Mayo, ed indosso una felpa che in Italia mi farebbe venire caldo solo a guardarla. Mi accingo a recensire questo libro, che ho cominciato a leggere un paio di settimane fa nel volo di rientro ed ho terminato ieri mattina in fronte all’oceano.

Ho sempre bisogno di digerire le mie letture, anche se in questo caso avrei voluto scrivere di getto ieri i miei pensieri ancora confusi. La prima volta che ho letto il titolo di questo libro, ho sorriso spontaneamente. Inevitabile pensare che questo libro parlasse un po’ anche di me.

Ci sono 34 donne qui dentro, di ogni età, da ogni parte d’Italia. Sposate, single, con e senza figli, diplomate, laureate. Improbabile che non abbiate capito cosa le accomuna, il titolo non potrebbe essere più chiaro di così.

Quello che ci raccontano e come lo raccontano dipende da loro. Tutte ci spiegano come sono arrivate dove sono, magari passando da altre località prima di approdare nell’ultima (in ordine di tempo) terra straniera che le sta ospitando. Le donne protagoniste di questi racconti hanno ben più da raccontare del mero espatriare; hanno emozioni che scorrono fluide, parlano di loro stesse come libri aperti.

Quello che ho più apprezzato di questi racconti è stata l’estrema sincerità delle protagoniste nello spiegare il rapporto con un nuovo paese. Nell’intricata contrapposizione tra expat che raccontando di vivere in un sogno e quelli che sembrano approdati all’inferno, queste donne non fanno fatica a mettere sui due piatti della bilancia i pro ed i contro dei loro paesi adottivi, così come hanno imparato a guardare alla terra natìa con imparzialità.

Ho ritrovato nelle parole di alcune gli stereotipi a cui siamo sottoposti da chi resta: siamo “fortunati noi” per alcuni, incontentabili fuggitivi per altri.

In quelle di altre la gioia nello scoprirsi parte di una comunità in cui riusciamo piano piano ad inserirci ma anche il senso di estraneità che viviamo inevitabilmente in altre situazioni.

Ognuna di queste donne ha fatto una rinuncia per un salto più o meno al buio, è uscita dalla propria comfort zone per scoprire che ci sono altri orizzonti, altre culture, altri cibi, altre lingue.

Tutte (ma proprio tutte) hanno avuto a che fare con la solitudine – un mostro che spesso si cerca di evitare riempiendo le giornate fino al colmo- e di lei hanno fatto un’amica da consultare più spesso di quanto fossero abituate a fare.

I racconti spaziano per tanti e diversi luoghi del pianeta terra. Luoghi solitari e silenziosi, oppure caotici e disordinati. Calde ed assolate spiagge si alternano a paesaggi innevati e gelidi, piatti esotici ed estivi a dolci ipercalorici da gustare con una cioccolata calda. A volte lo stesso luogo è raccontato dagli occhi di due persone diverse, che vedono e sentono cose diverse a seconda del loro modo di essere e del loro stato d’animo.

Tutte queste donne dispensano consigli, sono generose di dettagli utili; dalle loro parole traspaiono l’impegno, la fatica, i dubbi che le hanno accompagnate una volta messa in moto l’ingegnosa macchina del trasferimento.

Dopo questi 34 racconti ho potuto confermare quello che penso da tempo: partire non è affatto un po’ morire. Ma partire per un lungo periodo crea una frattura nel cuore, insanabile, ma dal quale entra una luce che a volte fa un bellissimo arcobaleno.

Sinossi

Trentaquattro italiane emigrate in ogni angolo del mondo si raccontano.
Lo fanno a ruota libera, soffermandosi di volta in volta su aspetti specifici del proprio vissuto – la vita quotidiana, gli affetti, il lavoro, gli usi e costumi del nuovo paese, il cibo, l’arte, la musica, le bellezze naturali, le atmosfere. Parlano dell’eccitazione del cambiamento, delle difficoltà di integrazione, del dolore e della malinconia, del distacco dalla propria terra di origine.
Ancora, si interrogano sui diritti civili, sulle discriminazioni razziali e di genere, sulla povertà, la disuguaglianza sociale, e tanto altro.
C’è molta sincerità, in questi racconti: questa capacità, prettamente femminile, di mettersi a nudo, è ciò che lega tra loro le diverse esperienze.
Per comprendere il significato profondo dell’espatrio nell’era digitale, per vivere e capire le emozioni di donne che hanno fatto la valigia e sono diventate delle moderne migranti.

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