“Frida” di Julie Taymor

“Frida” di Julie Taymor

Recensione film di Carolina Colombi

Frida

Frida, pittrice di fama internazionale

 Frida Kahlo (Salma Hayek) viene  raccontata da Julie Taymor.

Attraverso l’obiettivo della sua macchina da presa, la regista descrive con dovizia di particolari la vita sofferta e travagliata dell’artista.

Il film, del 2002, è stato tratto dal libro A biography of Frida Kahlo di Hayden Herrera, e distribuito in Italia dalla Buena Vista International.

 Interpretato da attori quali Salma Hayek, Alfred Molina, Ashley Judd, Geoffrey Rush, Antonio Banderas e Valeria Golino, la pellicola è di quelle da guardare con il fiato sospeso.

 Il vero nome della pittrice era Frieda.

 Dal germanico Fried, ovvero pace, da lei declinato in Frida per contestare la politica nazista della Germania.

 Il Messico dei primi decenni del’900 è il periodo in cui ha inizio la narrazione.

 Periodo in cui viene presentata una Frida, appassionata frequentatrice di una scuola d’arte, in tutto il fulgore della sua giovane età.

 In lei si possono scoprire i segni di una personalità forte.

 Di uno spirito indipendente e passionale, oltre che di un vivace desiderio di trasgressione.

 Trasgressione che la porterà a essere una femminista ante litteram, in anni in cui il femminismo era una mera utopia, soprattutto in un Messico ancora arretrato.

 Di lì a poco, sarà un grave incidente, a bordo di un tram, a essere lesivo per il prosieguo della sua esistenza: dovrà sottoporsi a ben 32 interventi chirurgici e non tornerà mai a recuperare del tutto la sua fisicità.

 La sua obbligata permanenza in un busto di gesso la esorta a coltivare la sua passione per l’arte.

 Dipingerà con notevole forza di volontà.

 Da ogni singolo quadro emergerà il suo inno alla vita, nonostante le sue difficili condizioni.

 Perché è gettandosi nella vita, con la voglia di afferrarla e viverla in concretezza, che Frida metabolizza i suoi malanni.

 Ed è nello stesso modo che esorcizza il dolore e la sofferenza i quali covano nel suo corpo, e forse anche nella sua anima.

Frida incontra Diego Rivera (Alfred Molina), illustre pittore di murales.

Ella è desiderosa di mostrargli le proprie opere.

Il pittore è un comunista convinto e un impenitente dongiovanni.

 Tuttavia la giovane se ne innamora, e corrisposta nel suo sentimento, i due si sposano.

 La loro unione sarà però tormentata.

 Seppur colma di passione, a causa dei continui tradimenti di Diego, che non esita a preferirle altre donne, fra cui la sorella di Frida.

 Pur con menti brillanti e creative, entrambi non sfrutteranno del tutto le loro potenzialità.

 Anzi, rinunceranno a occasioni in cui avrebbero potuto realizzare, anche economicamente, il frutto del loro lavoro.

 Ma la libertà, e più di tutto la libertà d’espressione, sono un imperativo a cui la coppia non si può sottrarre.

 Questo accade soprattutto nel loro periodo americano.

 Periodo in cui a Rivera viene offerta l’opportunità di diventare un artista di fama mondiale.

 Ma in nome del suo credo politico che ha sempre animato la sua vita, e di cui le sue opere sono l’espressione evidente, rinuncia a riconoscimenti professionali e materiali.

 I due, riluttanti a ogni convenzione sociale, torneranno in Messico.

 Condurranno la vita in nome della trasgressione, sbandierata come un vessillo di cui andare fieri.

 Anche se non c’è nulla di cui andare fieri nel bere e nel fumare in maniera esagerata.

 Eccessi questi, che la donna pagherà cari in termini di salute: perderà infatti il figlio che desiderava, e che il suo fragile grembo non è in grado di accogliere.

 Ad aggiungersi ai suoi problemi, la vita mostrerà a Frida la sua durezza attraverso giorni di dolore, per le sue precarie condizioni fisiche.

 I continui tradimenti di Diego, la porteranno ad allontanarsi da lui.

 Anche se poi si pacificheranno, suggellando così il loro eterno sodalizio, fatto d’amore oltre che di passione per l’arte.

 Frida intreccia una relazione sentimentale con Lev Trotsky (Geoffrey Rush).

 L’esule russo verrà assassinato proprio a Città del Messico.

 La pittrice verrà accusata della sua morte, e trascorrerà un periodo in carcere che aggraverà le sue già instabili condizioni di salute.

 Tuttavia, la prigionia non le impedirà di continuare a dipingere e a ottenere notevoli riconoscimenti. Non certo quanti ne avrebbe meritati.

 Ad attrarre i suoi ammiratori sono soprattutto le tematiche che emergono dalle sue opere.

 Esse sono un misto di dolore e di forza, forza con cui ha affrontato e combattuto la precarietà della sua vita.

 Perché è nella pittura, che Frida ha sempre trovato il modo per esprimere se stessa.

 Dando vita a quel suo particolarissimo modo di dipingere, di forte impatto emotivo.

 Un modo che sta a metà tra l’arcaico e il moderno, con rimandi all’archeologia messicana, parte integrante della sua arte.

 Sempre continuando a dipingere, purtroppo, all’età di quarantasette anni, nel 1954, Frida lascerà questa vita.

 Pellicola intensa quella su Frida Kahlo, dove con maestria vengono descritti fedelmente luoghi e personaggi che hanno fatto parte della vita dell’artista.

 L’ambientazione è quella di un Messico dove sono predominanti i valori tradizionali, quello dei legami familiari in primis, tratteggiati con cura e abilità.

 Film coinvolgente, tanto che lo spettatore partecipa con vero interesse alle vicende dei protagonisti.

 Essi appaiono autentici, verosimili, sicuramente come erano nella loro quotidianità.

 Il film nulla aggiunge e nulla toglie alle due figure, di grande valenza ed espressività, le quali hanno avuto, e tuttora hanno, un ruolo importante nell’arte moderna.

 Tanto che Frida viene considerata la più grande pittrice del’900.

 Alcuni dei quadri proposti nel film, e attribuiti a Frida Kahlo, sono stati in realtà dipinti da Salma Hayek.

 Salma Hayek, la protagonista, ha interpretato il ruolo della pittrice con passione.

 Numerosi sono stati i riconoscimenti tributati alla pellicola: nel 2003 il Premio Oscar, il Golden Globe e il Premio Bafta.

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