“Maschio o Femmina” – Contest Amarcord

“Maschio o Femmina”

Contest Amarcord

 di Lina Mazzotti

Maschio o Femmina - Contest Amarcord

Ué, ué, ué… Il primo vagito argentino nella camera spoglia con il cero della Candelora e la sua fiammella oscillante.
Maschio o femmina?
Mentre Silvia, la partoriente, annaspa l’aria nell’ultima spinta non si scorda del desiderio di avere notizie del piccino, sperando che sia maschio e senza voglie.
Gli strilli non sono molto acuti è femmina dunque…

Ma non è forse utile “fare” prima una bambina d’aiuto, come una seconda madre per i numerosi figli che verranno!

Eppure quando viene mostrato quel fagottino al babbo si scioglie in un sorriso nascosto dai baffi, la guarda e sussurra “basta che abbia la salute”.

Ué, ué, ué…Anche la piccina si lamenta, prima il bagnetto poi la medicazione all’ombelico l’ostetrica Nella ha il suo da fare, deve riuscire a eseguire tutto bene pensando alla signorina futura, stringe il nasino e i margini delle labbra, esercita una pressione sul dorso delle manine e anche sul mento.

Con il pensiero rivolto all’avvenire mette una cuffietta aderente sulle orecchie che non si pieghino sventolando e per finire fascia le gambine ben strette perché crescano dritte ma senza dimenticare di nascondere un fiocchino rosso contro lo sguardo invidioso, non si sa mai.

Ma ecco, ora arriva la nonna Minghina anche se la schiena incurva sotto il peso degli anni abbraccia quel batuffolino e il suo viso sembra ringiovanire di colpo.

Ora la stanza è piena di luce dell’amore nascente.

Sottovoce intona una filastrocca:

LA CAMPANA AD SEN SIMON

La campana ad Sén Simon
j era in tri chi la sunëva,
pân e vèn j guadagnëva,
j guadagnëva un për ad gapun
da purtè ai su padrun.
I su padrun in n’era a cà.
J era da la Ruséna mata
clà faşeva e pân con al zémpi de cân
e cân l’era un po’ vëcc
e u steva sêt e lêt.
E lêt l’era un po’ bas
e ui steva ânca e gat.
E gat l’era in camïsa
… e i s-ciupeva tôt dal rïsa.

La campana di San Simone
erano in tre che la suonavano,
guadagnavano pane e vino,
guadagnavano un paio di capponi
da portare ai loro padroni.
I loro padroni non erano a casa.
Erano dalla Rosina matta
che faceva il pane con le zampe del cane.
Il cane era un po’ vecchio
e stava sotto il letto.
Il letto era un po’ basso
e ci stava anche il gatto.
Il gatto era in camicia
…. e scoppiavano tutti dalle risa.

Tanti canti, tante stagioni e quella bambina ora  è la nonna Beatrice che passa il tempo raccontando la sua vita, la storia come se fossero  fiabe ai nipoti e ai bambini del villaggio, che raduna attorno alla stufa o vicino al tiglio del giardino. Le sue mani inquiete lavorano intrecciando fili colorati di lana e di cotone è regina nella sua sedia impagliata con i suoi ricordi.

Parla, parla fino a quando la voce tremula entra nelle orecchie e nel cuore e sale fiduciosa lassù, oltre le nuvole nere in cerca della luce che non muore.

Blog: LiZ – Handmade LAB

Lina Mazzotti [LiZ]

Ho sempre lavorato con bambini e anziani nell’ambito socio sanitario e nell’insegnamento. Lettrice vorace, amo scrivere poesie, collezionare aforismi, praticare l’handmade. Vivo a contatto con la natura e i miei dolci gatti.

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