Pink Floyd: la rivoluzione del rock

Pink Floyd: la rivoluzione del rock

A cura di Chiara Minutillo

Pink Floyd

Dark side of the moon

Un nome cambiato dopo poco, ridotto all’essenziale, a ciò che possedeva di più importante e solenne. Un nome che è già una garanzia. Un nome che deriva da altri nomi, Pink Anderson e Floyd Council, due grandi bluesman. Un nome che si è fatto un nome.

I Pink Floyd sono nati a Londra nel 1965, quando il chitarrista Syd Barrett si unì a un gruppo musicale di studenti di architettura. Barrett sostituì il cantante Chris Dennis e iniziò a collaborare con Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright e Bob Klose. Il gruppo, inizialmente chiamato The Tea Set, si affermò subito come una tra le più popolari formazioni underground di Londra. Fu Barrett stesso a proporre il cambio di nome, trasformandolo in The Pink Floyd Sound. La parola Sound venne presto rimossa, mentre l’articolo The rimase fino al 1970 e definì nettamente i lavori dell’epoca Barrett.

Non posso molto tempo, in realtà, che Bob Klose, più affezionato al mondo del blues che a quello del rock, abbandonò il gruppo, anche dietro pressione del padre, dopo aver registrato un solo demo. Syd Barrett rimpiazzò Klose alla chitarra e iniziò a scrivere canzoni, influenzato dalla corrente psichedelica del momento. I brani vennero eseguiti nei locali simbolo dell’underground londinese. Tra la fine del 1966 e gli inizi del 1967 il gruppo riuscì a formare, con l’aiuto di due manager, una società finalizzata alla produzione e distribuzione di due singoli, Arnold Layne e See Emily Play. Fu proprio il secondo brano a raggiungere la posizione 6 nelle classifiche e permettere alla band di apparire per la prima volta in tv.

Il disco di debutto e l’abbandono di Barrett

Dopo soli due mesi, quindi, uscì l’album di debutto, The Piper at the Gates of Dawn, universalmente considerato il primo esempio di musica psichedelica britannica. Fu questo disco a aprire le porte allo space rock. I testi poetici, in gran parte scritti da Barrett e contenenti molti riferimenti all’uso di LSD, si mescolano al folk, alle sperimentazioni sonore. Anche negli show, il gruppo cercò, con successo, di introdurre immagini e un efficace impianto luci.

“Lime and limpid green, a second scene
A fight between the blue you once knew
Floating down, the sound resounds
Around the icy waters underground
Jupiter and Saturn, Oberon, Miranda and Titania
Neptune, Titan, Stars can frighten”
(Astronomy Domine)

Il genio di Syd Barrett, tuttavia, non ebbe modo di durare nel gruppo. Lo stress e l’abuso di droghe minarono la sua salute mentale. David Gilmour, suo amico, dovette unirsi al gruppo per aiutarlo a cantare e suonare dal vivo. La situazione, però, divenne presto insostenibile e la band si vide costretta a escludere Barrett.

“Music seems to help the pain
Seems to cultivate the brain.”
(Take up thy stethoscope and walk)

I due manager che avevano aiutato il gruppo a emergere, decisero quindi di abbandonare la formazione per restare con Barrett, convinti che la band non potesse andare avanti senza di lui. Barrett, dopo aver inciso due album da solista, si ritirò a una vita tranquilla fino al momento della sua morte, non senza aver prima lasciato un ultimo dono ai suoi compagni di musica, il brano Jugband Blues, che comparì nell’album A Saucerful of Secrets, sicuramente il disco dei Pink Floyd più pieno di esperimenti sonori.

La nuova era

L’uscita di Barrett decretò una nuova era per il gruppo. Gilmour, Waters e Wright guidarono la band con parità di peso. Ognuno di loro era influenzato e influenzava le composizioni con diversi stili. Waters puntava più su testi simbolici e complessi, accompagnati da riff jazzisti di basso. Gilmour si dedicava a pezzi blues, con uno stile elegante, meno graffiato rispetto a Barrett. Wright introduceva la parte elettronica con l’uso di tastiere e dell’organo elettronico. Come è facile immaginare, una collaborazione di tale tipo non continuo a lungo. Alla fine fu Waters a essere considerato leader del gruppo.

Tra il 1968 e il 1970 uscirono altri due album e il gruppo partecipò alla stesura di alcuni brani utilizzati come colonne sonore di vari film. La vera fama arrivò nell’ottobre 1970 con l’album Atom Heart Mother, la cui copertina divenne una delle più famose della storia del rock: una mucca che pascola in un parco. Il nome, invece, trasse spunto dalla notizia di una donna con un pacemaker che era riuscita a partorire nonostante le difficili condizioni di salute. Fu con questo album che la band abbandonò le sonorità psichedeliche per avventurarsi nel progressive rock che li avrebbe caratterizzati da quel momento in poi e avrebbe influenzato gruppi del calibro di Genesis e Dream Theater.

Nonostante lo stacco con il passato, l’amore per le sperimentazioni non aveva abbandonato il gruppo. La traccia che dà il titolo all’album è lunga 23 minuti. È un brano complesso, rock e orchestrale, frutto, in gran parte, di improvvisazioni in studio. Ma il cambio musicale non spaventò il gruppo e tantomeno i fan. L’album ottenne i migliori risultati allora prodotti dai musicisti dei Pink Floyd. Guadagnò la prima posizione in Gran Bretagna e la 55a in America, dando il via a un tour anche negli USA.

a boat lies waiting

A Boat Lies Waiting

I successivi anni

I successivi cinque anni videro una certa stabilizzazione nello stile che assume una perfetta sfumatura dei tre musicisti principali: nel 1971 uscì Meddle, considerato da critici e fan il primo vero album della band e l’anno successivo i Pink Floyd ricevettero la possibilità dal regista Adrian Maben di girare un film-concerto nell’anfiteatro romano di Pompei. Sempre nel 1972 i Pink Floyd incisero l’album Obscured by Clouds, colonna sonora del film La Vallée. Pur non essendo stato accolto con tanto entusiasmo dalla critica, proprio questo album conteneva la prima traccia a essere passata con una certa regolarità nelle radio. Non solo. Obscured by Clouds fu l’ultimo album a contenere testi scritti da Gilmour. Per ritrovare il chitarrista tra gli autori si sarebbero dovuti aspettare altri 15 anni.

“Who are you and who am I
To say we know the reason why?
Some are born
Some men die
Beneath one infinite sky
There’ll be war
There’ll be peace
But everything one day will cease
All the iron turned to rust
All the proud men turned to dust
And so all things time will mend
So this song will end”
(Childhood’s End)

The Dark Side of the Moon

1974. Nuovo anno, nuovo album. The Dark Side of the Moon è forse l’album dei Pink Floyd più famoso. Quello che è certo è che è il terzo album più venduto del mondo, rimasto nella classifica Billboard 200 per 741 settimane, record tuttora imbattuto. I testi, ad alto contenuto filosofico, vennero scritti interamente da Waters. Il bassista esplora le tematiche della nascita, dell’infanzia, la vecchiaia, la morte, la religione, l’avidità, il consumismo, le malattie mentali e il libero arbitrio.

A causa del grande successo avuto dal prisma (la copertina di The Dark Side of the Moon raffigurava un prisma, su sfondo nero, colpito da un raggio di luce bianca che si scompone nei colori dell’arcobaleno), i Pink Floyd decisero di produrre un nuovo album totalmente diverso, in modo da evitare paragoni tra i due lavori. Nacque così Wish You Were Here, un disco che, come si comprende dal titolo, tratta il tema dell’assenza, a cominciare dalla mancanza di umanità nel mondo della discografia per arrivare alla mancanza di Syd Barrett nel gruppo.

Nuove evoluzioni

Più la popolarità cresceva, più i contrasti si facevano forti. Il nuovo album, Animals, fu interamente da attribuire a Waters. Lo stesso dicasi per un altro dei dischi simbolo dei Pink Floyd, The Wall. Fu proprio durante la fase finale di registrazione di questo album, nel 1979, che Waters allontanò Wright. Le ragioni furono lo scarso impegno e la dipendenza dalla cocaina.

I rapporti tra Waters e Gilmour si fecero sempre più tesi. Secondo il chitarrista, Waters considerava la musica solo un tramite per i suoi testi, senza prestare attenzione al sound. Da qui, la decisione del bassista di abbandonare il gruppo, nel 1985, dichiarando che i Pink Floyd fossero uno spreco di energie. Spinto proprio dall’idea che il potenziale musicale non fosse del tutto sfruttato, già nel 1978 Gilmour aveva pubblicato il suo primo album solista, a cui aveva dato il suo nome e nel 1984 era arrivato il secondo, About Face.

Da quel momento, Gilmour e Mason, gli unici due rimasti nel gruppo, portarono avanti il gruppo pubblicando quasi subito un nuovo album, A Momentary Lapse of Reason. Waters era sempre stato l’autore dei testi, quindi per questo lavoro i Pink Floyd si rivolsero a una serie di parolieri esterni tra cui Jon Carin, Roger McGough, Carole Pope e Richard Wright stesso che viene reintrodotto nel gruppo. Dal punto di vista musicale, tuttavia, l’album presenta l’influenza maggiore di Gilmour, con arrangiamenti complessi e numerose parti strumentali.

The Division Bell

The Division Bell rappresentò per molti anni l’ultimo album dei Pink Floyd. Anche questo, come molti altri nella storia della band, è un concept album che tratta il tema dell’incomunicabilità tra individui. In esso si fa riferimento a Waters, a Barrett e alle cause legali e ai divorzi che i musicisti hanno affrontato. Lo stesso Gilmour, reduce dal divorzio dopo un matrimonio durato 20 anni, introdusse la fidanzata e giornalista Polly Samson come scrittrice dei testi. Fu lei, assieme a Gilmour, a scrivere quello che forse è uno dei testi più belli dei Pink Floyd, High Hopes e fu proprio nel 1994 che Gilmour e la Samson si sposarono. Da questa unione, nacquero tre figli.

“Looking beyond the embers of bridges glowing behind us
To a glimpse of how green it was on the other side
Steps taken forwards but sleepwalking back again
Dragged by the force of some inner tide.”
(High Hopes)

A parte qualche concerto, per i Pink Floyd ci fu il silenzio totale. Poi, il 5 luglio 2014, Polly Samson annunciò attraverso Twitter la pubblicazione di un nuovo album intitolato The Endless River. Il disco conteneva sessioni rivisitate del 1994 e mai pubblicate, registrate ancora con l’ormai defunto Richard Wright. Louder than Words, il cui testo fu scritto proprio da Polly Samson, fu il singolo che aprì la strada all’album.

Gilmour+Samson

Polly Samson, figlia di un diplomatico e di una scrittrice di origini cinesi che era stata arruolata con il grado di maggiore nell’Esercito Popolare di Liberazione di Mao Zedong, è stata anche l’autrice della maggior parte dei testi dell’album On an Island, uscito nel 2006. Con questo album, Gilmour ha guadagnato il disco di platino in Canada. Samson ha scritto molti testi anche per l’ultimo album solista del marito, Rattle That Lock, uscito nel 2015. Il disco ha portato Gilmour in concerto anche in Italia, a Pompei. Qui, Gilmour ha ricevuto la cittadinanza onoraria.

in any tongue

In Any Tongue

A Boat Lies Waiting e In Any Tongue

Proprio in questo album compaiono due tra le più belle collaborazione Gilmour/Samson, nelle quali il chitarrista si occupa della parte strumentale e la moglie dei testi. Torna la tematica dell’assenza, della perdita e della mancanza di qualcosa. A Boat Lies Waiting esprime chiaramente il concetto nella frase What I lost was an ocean. Now I’m drifting through without you in this sad barcarolle.

Ancora più incisiva è In Any Tongue, quarto singolo estratto dall’album. Si tratta di un brano poetico in cui, tra l’altro, fa il suo debutto, suonando il pianoforte, Gabriel Gilmour, figlio del chitarrista. È una canzone dal ritmo delicato, in netto contrasto con il tema della futilità della guerra. Un brano che esprime  ciò che si prova a combattere, quando si vedono innocenti morire. Un testo che parla di come la vita diventi amara quando la guerra porta via una parte di sé a chi la combatte.

Home and done it’s just begun
His heart weighs more, more than it ever did before.
What has he done? God help my son!
Hey, stay a while, I’ll stay up;
No sugar is enough to bring sweetness to his cup.
I know sorrow tastes the same on any tongue

How was I to feel it
When a gun was in my hands
And I’d waited for so long.
How was I to see straight
In the dust and blinding sun,
Just a pair of boots on the ground.

On the screen the young men die,
The children cry in the rubble of their lives.
What has he done? God help my son!
Hey, stay a while, I’ll stay up;
The volume pumped right up is not enough to drown it out.
I hear “Mama” sounds the same in any tongue.

How am I to see you
When my faith stands in the way
And the wailing is long done.
How am I to know you
With a joystick in my hand
When the call to arms has come.

© Images by Serena Mandrici

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