“La Stella Incantata. Una fiaba della buonanotte”

“La Stella Incantata. Una fiaba della buonanotte” di Antonia Romagnoli

Recensione di Ilaria Biondi

Stella Incantata

Quando ero piccola ricordo che la mia nonna, contadina dalla mente svelta, i modi spicci, la risata fragorosa e la dolcezza del grano che profuma di papaveri, aveva sempre pronto il giusto rimedio ogni volta che inciampavo in qualche malanno.

Per i guasti dell’anima mi somministrava invece dosi massicce di un farmaco davvero efficace.

La sua voce d’ambra mi affidava alla carezza e all’abbraccio di una bella storia.

Che fosse capace di cullarmi come una ninna nanna.

Dal sapore morbido di una fetta di pane con burro e zucchero e dal profumo allegro di fragola e biscotti al forno.

Di certo la mia nonna avrebbe amato la fiaba di Antonia Romagnoli, La Stella Incantata.

E me l’avrebbe letta, o forse raccontata, mentre impastavamo insieme il pane o preparavamo i tortelli di ricotta per San Giovanni.

Nella certezza che il coraggio, la tenacia e il cuore generoso della piccola protagonista avrebbero stillato gocce di calda consolazione sulle mie inquietudini infantili.

Sul terrore che aggricciava la mia anima al pensiero feroce che la mia mamma potesse star male e allontanarsi da me.

E lasciando scivolare i pensieri sulla voce limpida di nonna, avrei accompagnato Stella nei suoi vagabondaggi tra i coriandoli del Sole e i petali della Luna.

Tenendomi salda alla sua mano soffice e aggrappandomi al celeste limpido dei suoi occhi.

Stella è una bambina speciale e vuole un gran bene alla sua nonna, che si occupa di lei da quando la mamma ha smarrito i colori del cielo, dell’erba e delle farfalle, rinchiusa fra quelle lenzuola che odorano di grigio e lacrime.

Come ape golosa di nettare, la bimba sgambetta fra i fili d’erba goccianti rugiada.

Nel velo trasparente delle ali degli insetti.

Nella melodia sgargiante degli uccellini del bosco.

E rapita dal respiro stupito della Natura, per qualche istante si sforza di non pensare al sorriso senza luce e alla voce di nebbia della sua mamma.

Insegue, birichina, il passo lesto della sua curiosità infantile, allontanandosi per un frammento di luce dalle raccomandazioni della nonna e dal suo braccio sicuro.

Perde il sentiero trapuntato di grappoli di fragole e certezze, ma schiude la porta al fruscio di foglie sconosciute e al rumore lieve di una pioggia nuova.

Veleggia su cespugli di nuvole, danze di stelle e ali d’arcobaleno dell’Uccello del Paradiso, nel biancore del cielo intrecciato di lumini.

Stella Incantata

Conducendo paure e sogni nel labirinto sospeso di mondi che traboccano meraviglia, alla ricerca caparbia del dono magico capace di far guarire la sua mamma:

«In un posto lontano da qui, oltre il bosco verdeggiante, la città e la montagna, oltre i mari e i deserti sabbiosi, ci sono magici regni incantati.

Dove il giorno si incontra con la notte e dove l’alba e il tramonto possono toccarsi, c’è la porta che conduce laggiù.

Io vivo nei boschi di quei regni, e gli alberi sono di nuvola e l’erba è fatta di pioggia.

In quei boschi il vento parla, e racconta tutto quello che ha raccolto viaggiando per il mondo.

Io ascolto sempre quello che dice il vento, e mi ha svelato questo segreto: nei regni del sole e della luna esiste un oggetto diverso da ogni altro, che racchiude in sé il potere di tutto curare, tutto riparare, tutto riportare?

Ha la forma di una stella, come una stella brilla, e il suo splendore è ciò che ti occorre per la tua mamma.»

Protetta da un’armatura di coraggio e tenacia e guidata dall’arcobaleno della speranza, Stella intraprende un viaggio avventuroso e insidioso.

Solcando le strade lastricate di gemme e colori del Regno del Sole e attraversando la notte d’argento, gelida e sbiadita, del Regno della Luna.

La suprema bellezza delle melodie di luce sprofonda Stella in un sonno magico dove non esiste più la tristezza.

In un ballo estroso di profumi e fiori che le fa dimenticare per un attimo il dolore che le punge il cuore.

Ma Stella si riscuote dal torpore carezzevole e funesto dell’oblio.

Sguaina la spada luccicante della forza d’animo e del desiderio di vincere la battaglia contro il supremo nemico che tiene incatenata la sua mamma a un letto di ombre.

E prosegue intrepida e caparbia il suo cammino, decisa a portare a compimento la sua missione d’Amore.

La Stella Incantata di Antonia Romagnoli ricrea nel lettore lo stupito incantamento delle fiabe tradizionali, alle quali si richiama (si pensi a Cappuccetto Rosso e alla Bella Addormentata nel Bosco) e di cui utilizza abilmente stilemi e componenti:

  • la crisi iniziale
  • lo smarrimento nel bosco
  • il sonno come soglia che spalanca le porte a universi di magia
  • il viaggio e le prove da superare
  • l’antagonista, l’aiutante magico
  • il risveglio prodigioso
  • lo scioglimento dell’incantesimo nefasto
  • l’incantamento melodioso prodotto dagli strumenti musicali
  • la ripetizione di brevi filastrocche che fungono da formule magiche.

Il sortilegio che si sprigiona dalle pagine della Stella Incantata però non è solo legato a un impianto fiabesco dalla struttura solida, ma anche al soave lirismo delle descrizioni.

Nota di originalità questa rispetto alla fiaba tradizionale, nella quale luoghi e personaggi sono descritti in maniera sommaria ed essenziale, in funzione dello svolgimento della storia.

Innovativo, nella Stella Incantata di Antonia Romagnoli, è anche il richiamo esplicito alla realtà odierna, alla quale l’eroina appartiene.

Stella è una bambina che al pari dei suoi coetanei a volte fa i capricci quando deve fare i compiti, vive in una città dove ci sono supermercati e fabbriche, la sua nonna è un’arzilla signora che guida l’automobile.

Il testo inoltre è intriso di una bonaria, allegra e garbata ironia, che si esprime soprattutto attraverso l’artificio retorico dell’intervento metatestuale (tipico, fra gli altri, di certa letteratura dell’immaginario come il racconto fantastico, ma non della fiaba), con la voce narrante che esce dalla trama della storia per interpellare direttamente il lettore, cercando di convincerlo che quella narrata è una vicenda reale:

“Quello che successe dopo, però, non fu un sogno. Te lo dico perché nelle favole spesso è questo che accade: ci si addormenta e si sogna tutto. Ma Stella non sognò affatto […].”

Operando infine una felice contaminazione tra la favola e la fiaba – pur senza abbracciare il tono didattico e paternalistico della morale favolistica – l’autrice suggella la storia di Stella con una filastrocca in rima che ne “sintetizza” con estrema grazia il messaggio denso di saggezza.

Messaggio che tutti noi lettori, grandi e piccoli, non possiamo che accogliere con gratitudine, facendolo nostro:

“La vita non è sempre gioia e colore

fa parte del gioco anche il dolore

a piccoli e grandi occorre coraggio.

Sto per narrarti la grande avventura

di una bambina che affrontò la paura

e per la sua mamma iniziò un lungo viaggio.

Scoprì che le lacrime hanno grande valore

ma quello che vince, è sempre l’amore.”

Non vi ho volutamente rivelato come si conclude questa avventura di sogno…

Potrete scoprirlo voi stessi, in una sera di stelle, unendovi ai bambini che insieme a me leggeranno a voce alta La Stella Incantata.

Sceglieremo un bel prato, stenderemo una comoda e calda coperta e, coccolati dalla brezza d’estate, voleremo sulle ali magiche di una storia che inizia così:

“C’era una volta, non molto tempo fa, o forse ieri, o addirittura oggi, una bambina che si chiamava Stella.”

Autore: Antonia Romagnoli
Titolo: La Stella Incantata
Genere: Fiaba
Editore: Self
Anno edizione: 2016

 

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SINOSSI

Stella è una bimba molto triste: la sua mamma è da tempo malata e nessuno sa trovare una cura.

Un giorno, durante una gita nel bosco insieme alla nonna, Stella incontra Penelope, un uccello magico, che la conduce con sé alla ricerca di una stella incantata che può guarire ogni malattia.

Inizia così un viaggio fantastico, attraverso i regni del Sole e della Luna, dove sogno e realtà si mescolano, dove la magia confonde le cose e dove nulla è mai come sembra.

Riuscirà Stella a salvare la sua mamma?

Un racconto nato per essere letto ad alta voce, per accompagnare i più piccini nel sonno, ma adatto a chi si cimenta con le prime letture, grazie al linguaggio semplice, alla divisione in brevi capitoli e alla narrazione fiabesca che richiama le storie più classiche, ma con un tocco di modernità.

Per trasmettere un messaggio di speranza e di fiducia ai piccoli lettori.

Dall’autrice de “Il mago Pasticcione e le lettere dell’alfabeto”.

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