“A mezzogiorno del mondo (una storia d’amore)” di Maria Cristina Sferra

“A mezzogiorno del mondo (una storia d’amore)”

di Maria Cristina Sferra

recensione di Elvira Rossi

mezzogiorno

“A mezzogiorno del mondo” è un romanzo breve e l’autrice Cristina Sferra ha preferito inserire un sottotitolo “Una storia d’amore”, quasi a voler definire la categoria di appartenenza.

Il testo, a mio avviso, non sarebbe da ascrivere al genere “rosa”.

Infatti a contrassegnare questa storia d’amore non sono né gli intrighi e né i colpi di scena, ma l’analisi psicologica dei personaggi e le descrizioni, caratteristiche che solitamente trovano un’accoglienza modesta nei romanzi “rosa”, anche in quelli di buon livello.

Si potrebbe parlare di un’avventura intima di una giovane donna, che sente nascere dentro di sé un sentimento, di cui inizialmente non avrà piena coscienza.

Il romanzo è ambientato a Cuba, meta di vacanza di una compagnia di giovani.

All’interno di questo gruppo ad assumere il ruolo di protagonisti sono Guglielmo e Linda, nome rivelato solo nell’ultima pagina del libro.

Linda è l’io narrante e sicuramente è il personaggio di maggior rilievo, perché a lei è affidato quel lavoro di rappresentazione dei sentimenti.

Un viaggio a Cuba non è certo un evento che sorprende di per sé e non presenta nulla di sbalorditivo.

Da parte della scrittrice non c’è la volontà di stupire il lettore attraverso la costruzione di una trama complessa, c’è piuttosto un atteggiamento di ripiegamento all’interno di un’anima femminile, protesa a riconoscere i moti del cuore.

Prevale l’interesse per l’io e per la dimensione soggettiva dei sentimenti.

È una scelta della scrittrice ritagliare e prediligere lo spazio nascosto degli affetti più intimi.

Oggi Il panorama della narrativa è particolarmente ampio e complesso e sfugge anche a qualsiasi definizione all’interno di schemi e tendenze.

Sebbene ogni generalizzazione appaia rischiosa, talvolta non si resiste alla tentazione di operare dei confronti.

In una parte significativa, ma ovviamente non totale, della narrativa contemporanea sembrerebbe che ci sia un’inclinazione a considerare la sfera individuale dell’esistenza, evadendo parimenti dallo spazio della collettività.

Privilegiare la dimensione degli affetti a quella dell’impegno sociale potrebbe essere interpretato come espressione di un disagio, generato dalla difficoltà a orientarsi in una realtà mobile e complessa, di cui è difficile stabilire le fondamentali coordinate.

Nello zona circoscritta dei sentimenti personali è possibile ritrovare qualche certezza in più a fronte di un vissuto pubblico, ricco di opportunità di incontri, ma disorientante sul piano dei valori e delle conoscenze.

Tale osservazione non implica affatto una valutazione negativa e vorrebbe essere solo una presa d’atto di una condizione presente in tanta narrativa.

Difatti la propensione a trattare gli affetti privati potrebbe proporsi anche in romanzi, che abbiano una loro dignità e che rivelino tratti di letterarietà.

L’autrice, quando ha tratteggiato il contesto della storia, ha scelto sempre elementi ritenuti essenziali e funzionali al tema centrale e non si è mai lasciata tentare da considerazioni di carattere sociale e politico, pur riferendosi a un ambiente estremamente interessante per la storia recente.

Ha visto Cuba con lo sguardo sereno e spensierato di chi sa osservare ed emozionarsi di fronte alla bellezza del paesaggio, ai colori, ai profumi dell’isola e nello stesso tempo ha trasfuso in Linda la propria sensibilità femminile e l’interesse per l’introspezione.

Linda dichiara di voler agire d’istinto, in realtà è più riflessiva di quanto lei stessa non voglia ammettere.

La tendenza all’autoanalisi, mentre accomuna Linda all’universo femminile, segna una linea di confine con un mondo maschile, che raramente si sofferma con la medesima intensità ad ascoltare il proprio vissuto sentimentale.

Non a caso la scrittrice ha voluto che la storia fosse raccontata da una prospettiva femminile.

Nel romanzo il viaggio non assume il significato di un’evasione, al contrario sembra favorire l’incontro con se stessi.

“Il viaggio ci porta lontano, ma più lontano ci porta tanto più ci avvicina a noi”.

La ripetitività dei gesti quotidiani spesso induce a restare in una pigrizia mentale, al contrario l’imprevedibilità del viaggio ha il potere di smuovere prima il corpo e poi la mente, impegnando sensibilmente lo spirito.

Il viaggio consente la massima espansione dell’energia vitale e Cuba, con la vivacità delle musiche caraibiche, i colori caldi e accecanti, le atmosfere briose ed eccitanti, è l’ambiente più idoneo a simboleggiare l’esuberanza della vita.

La storia incomincia a costruirsi nel momento in cui Linda è costretta a condividere la stanza di albergo con Guglielmo. Linda, che non si riferisce mai al proprio passato, si svelerà attraverso le riflessioni e gli atteggiamenti.

La giovane donna vuole vivere intensamente, ama essere un attore sulla scena della vita e, rigettando il ruolo di comparsa, s’impone presto come protagonista.

Manda sempre indietro la stanchezza, per non perdere nulla né del giorno né della notte.

Litiga con la notte, desiderando di prolungarne le suggestioni. Litiga con il giorno, quando si arrende alle luci, che la strappano dal letto.

Nei giorni vissuti a Cuba, Linda con un entusiasmo quasi infantile si abbandona alla scoperta di un ambiente denso di colori e suoni e aderisce con pienezza alla vita.

I sentimenti di Guglielmo sono esposti in maniera meno dettagliata e diretta.

I giovani di giorno non vogliono perdersi di vista, si cercano senza darlo a vedere, camminano senza toccarsi, insomma si comportano come amanti clandestini.

Si indirizzano a distanza sguardi carichi di sottintesi e di promesse, o forse solo di desiderio.

I loro silenzi sono pregni di significati. Sono strani magneti, che di notte attraendosi si avvicinano e di giorno respingendosi si allontanano, come se avessero voluto perdersi”.

L’attesa rende speciali tutti gli attimi e li trasforma in respiri straordinari e immemorabili di un cammino verso l’amore.

Dormire avvinghiati, il primo abbraccio, il primo bacio, il primo contatto ravvicinato di corpi, sono singole note sussurrate dallo stesso canto d’amore.

Le parole e i gesti di Linda e Guglielmo si ammantano di pudore e riservatezza e i loro corpi si sfiorano e si incontrano con delicatezza.

Dietro queste immagini così misurate si intuisce una nota leggera e tenue di sensualità, che alla fine troverà l’occasione per rivelarsi.

La ridondanza del pudore, che tende a nascondere la sensualità e a soffocarla, perderà inaspettatamente la sua energia e romperà gli argini, svelando la passione dirompente.

Chi avesse letto le poesie di Cristina Sferra, riconoscerebbe in tante sequenze narrative la stessa sensualità, sempre temperata dalla dolcezza e tenerezza dei sentimenti.

Gli eventi concreti, che si succedono nelle giornate cubane, costruiscono lo scenario narrativo su cui è proiettata la vicenda intima vissuta da Linda.

Intorno ai protagonisti una miriade di personaggi secondari, ciascuno dei quali attraverso pochi segni eloquenti riesce ad acquistare una precisa identità.

Molto interessante è il personaggio di Ester, una donna intelligente ed enigmatica, che ha affrontato l’esperienza del viaggio con uno spirito totalmente diverso da quello di Linda.

Non si lascia travolgere dalle novità, resta fedele a un suo ritmo di vita e spesso sembra estraniarsi da tutti.

Si percepisce bene che non rientra nella schiera degli abulici o degli indifferenti, ama semplicemente ritirarsi dal mondo e stare in compagnia di se stessa.

Un tratto caratterizzante e apprezzabile del romanzo è la raffigurazione degli ambienti interni ed esterni.

Le descrizioni non sono mai convenzionali e stereotipate e si colorano di poesia, tradendo la vocazione della scrittrice.

Nella storia esse non operano mai come fattori separati, intervengono con una funzione narrativa e simbolica, interagendo con gli stati d’animo dei personaggi.

Le immagini dal notevole impatto visivo e sensitivo hanno il potere di trasferire i lettori nell’atmosfera eccitante dei Caraibi, dalla luce calda e dai suoni ritmici, che accompagnano perennemente le azioni dei Cubani.

Una nota di sottile sensualità si sprigiona anche dai colori, dai suoni, dai profumi di questa Terra, che con la sua gioiosità diffonde energia e promesse di felicità.

Cristina Sferra, pur ricorrendo a una lingua moderna libera dall’erudizione e dagli arcaismi, si muove nell’ambito della tradizione letteraria.

Privilegia la semplicità espressiva a quella scrittura dell’enfasi, che oggi definisce tanti romanzi. A tale proposito si ricorda un’affermazione del filosofo Karl Popper:”Niente è più facile dello scrivere difficile”.

Lo stile semplice è l’opposto di stile semplicistico.

Questo concetto trova molti sostenitori tra i critici prestigiosi.

La scrittrice ha operato una scelta difficile: ha adottato un linguaggio chiaro e comprensibile, lontano dalle provocazioni linguistiche e dalle forme gergali, e ha saputo sfruttare le potenzialità espressive della parola, senza rinunciare all’eleganza discreta di uno stile letterario.

Il linguaggio molto ricco e vario nelle forme lessicali non si lascia mai contaminare dalle espressioni dimesse della lingua parlata.

Il ritmo scorrevole scaturisce da una strutturazione agile dei periodi e ineccepibile dal punto di vista della correttezza formale.

Valore che non può essere dato per scontato nella dilagante produzione narrativa.

L’elaborazione stilistica di un testo è sicuramente una qualità irrinunciabile e pertanto non va ignorata.

Ci si può muovere all’interno di una tradizione o ci si può allontanare attraverso soluzioni insolite, comunque l’attenzione per la forma linguistica dovrebbe sempre palesarsi con evidenza in ogni narrazione.

E non tutte le soluzioni stilistiche fuori dall’ordinario possono essere ritenute interessanti dal punto di vista della sperimentazione letteraria.

Soprattutto non è possibile accettare il degrado e la sciatteria dello stile come elemento di modernità e innovazione, come purtroppo si registra in tanti libri.

E Cristina Sferra, al contrario di tanti scrittori emergenti, ha prestato grande attenzione a tutti gli aspetti formali del testo.

Il libro “A mezzogiorno del mondo” è lontano dall’ambizione d’insegnarci qualcosa e non aspira a trasmetterci alcun messaggio, slogan molto in voga tra i giovani scrittori.

È un romanzo che intrattiene piacevolmente il lettore (lavoro non semplice) e lo mette in relazione con l’area intima degli impulsi e degli affetti.

La principale funzione della letteratura nella sua storia non è stata forse quella di arricchire e ampliare la nostra umanità, favorendo l’immedesimazione in una molteplicità di avventure dell’anima?

Se il romanzo di Cristina Serra abbia superato i confini della narrativa, per entrare nel mondo della letteratura, è un giudizio conclusivo e impegnativo, che è preferibile rimettere a tutti i lettori e ai critici illustri.

Tuttavia dall’analisi del testo, e non certo da posizioni precostituite, è innegabile che numerosi e ragguardevoli fattori di letterarietà caratterizzano quest’opera.

Titolo: “A mezzogiorno del mondo”
Autore: Cristina Sferra
Edizione: CreateSpace Independent Publishing Platform, 2015
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Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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