Intervista a Lisa Molaro, autrice di “Un secondo lungo una vita”

A CURA DI TIZIANA MERAGLIA

Autore: Lisa Molaro

Titolo: Un secondo lungo una vita

Edizioni: Youcanprint, 2015

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Oggi è qui seduta accanto a me la scrittrice Lisa Molaro.

Ciao Lisa, benvenuta e grazie per aver accettato il mio invito. Ho preparato una piccola merenda. Tea o limonata?

Ciao Tiziana, impossibile non accettare questo tuo invito a fare due chiacchiere insieme, comodamente sedute all’ombra di questi splendidi alberi, sorseggiando una bevanda fresca.

Prendo un bicchiere di acqua e menta se c’è, grazie.

 

Ecco, serviti pure! Parliamo del tuo romanzo “Un secondo lungo una vita”. Già nel titolo si comprende come il secondo sia da intendersi non come fredda unità di misura del tempo, ma come concetto relativo, legato alla soggettività. Secondo te, quando un secondo si dilata e quando invece si congela?

Che bella domanda, offre numerosissimi spunti di riflessione e ne potremmo parlare per ore.

Ho scelto queste parole come titolo del mio libro, proprio per evidenziare l’importanza di questa piccolissima unità di misura,  perché ritengo “il secondo” capace di trasformarsi in goccia d’acqua trasparente, quasi anonima; cadere silenziosamente dentro il secchio pieno d’acqua e creare tanti piccoli cerchi che via via si espandono. Un secondo può essere esattamente questo, può scivolarci addosso, mescolandosi ai precedenti e ai successivi e creare le ore che viviamo.  Può rimanere anonimo oppure lasciare un segno tangibile dentro al nostro vissuto personale. Non ti fai male quando stai cadendo, o quando ti rialzi… ma quando tocchi il suolo, e quell’unità di misura è quella del secondo. Ne ricorderai la paura che lo antecedeva e l’effetto che ne seguiva. Proprio per questo ha la capacità di congelarsi e rimanere intrappolato dentro il cuore di ognuno e di dilatarsi poi nel tempo continuando a rimanere in vita ogni volta che la mente ne richiama la memoria. Anche l’attimo in cui una madre ascolta il primissimo vagito di suo figlio, dura un secondo, ma l’emozione immagino sia talmente grande da riempirle tutti i giorni a venire. Un secondo, dunque, nel bene e nel male, può sempre essere lungo una vita.

Ligabue canta: “L’amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte?”. Tu nel tuo romanzo evochi un amore eterno, senza tempo. Un amore che è vita, che va al di là della morte. Puoi spiegarci meglio questo aspetto?

Certo, ovviamente nel rispondere ci metto il mio punto di vista che non ha presunzione di verità universale ma personale.

Io amo la leggenda del filo rosso: quando due anime si riconoscono – in amore, amicizia o binomio con animali domestici – si crea un invisibile filo rosso capace di tenerle unite al di là del tempo e dello spazio.

I legami veri, quelli che ci fanno provare emozioni forti e sincere, rimarranno per sempre. Credere, ad esempio, negli angeli e nella vicinanza delle persone che fisicamente non ci sono più al fianco, non significa essere persone poco realiste e per nulla terrene; non significa avere la testa piena di nuvole e i piedi che fluttuano nell’aria… al contrario, significa ascoltare col cuore tutto ciò che ci circonda, nella speranza di riconoscere uno svolazzo di ali di farfalla, diverso dal solito, magari più vicino degli altri.  Non significa fare alcun male al prossimo ma trarre il bene da ciò che ci circonda e sentirsi meno soli quando le mani non hanno vicino altre mani da poter stringere. Quando la mancanza di quelle precise mani diventa talmente imponente da togliere quasi fisicamente il fiato, ecco che il rievocarne il volto e i ricordi, che a quelle mani ci legano, fa muovere il già citato capo del filo rosso e magari una carezza dolce può sfiorarci il cuore.

Personalmente amo alzare lo sguardo al cielo e dire Grazie, mi piace pensare che qualcuno mi stia sentendo, mentre lo faccio. Non scomodo aspetti esoterici, non vado in giro con bastoncini d’incenso nella borsa, non sono una persona “invasata”. Sono semplicemente una donna che non si limita alle apparenze, mai!

L’amore è vita. La morte fa parte di essa. Non esistono libretti di istruzioni, non esiste un modo giusto di affrontare un dolore e ognuno di essi va rispettato e vissuto e, per quanto difficile, a questo non c’è scampo. Anche scappare è una opzione, esattamente come “non scegliere” è comunque una scelta. Credere che ci sia vita, oltre la vita; sentirci l’un per cento di questo universo che abitiamo, è un modo di comunicare; parlare attraverso il cuore, con chi non vediamo con gli occhi, è alla fine ascoltare veramente se stessi. All’interno del libro ho utilizzato la figura dell’uovo, simbolo a me caro di “unione cosmica”, trinità, insieme, origine. L’uovo richiama la purezza originaria, quella a cui il saggio ritorna dopo aver compiuto il suo cammino spirituale. Numerose figure mitologiche greche e indiane dall’uovo sono nate.

Volendo zoomare di parecchio, Beatrice potrebbe essere un uovo: la durezza del guscio, la parte fragile e malleabile subito sotto di esso e il tesoro custodito all’interno, invisibile, se non si rompe il guscio, ma fulcro di tutto, conoscenza, gemma feconda. Le tre parti possono sembrare distinte, ma così non è… tra visibile e invisibile.

Questo è il mio pensiero che, come dicevo prima, è mio e non ha pretese di convincere alcuno.
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Ricco di metafore realistiche e di una profonda introspezione, “Un secondo lungo una vita” è un viaggio nell’interiorità del dolore e nell’elaborazione del lutto. Quanto ti sei ispirata alla realtà? Quanto c’è di Beatrice in te?

Il mio romanzo prende vita da fatti realmente accaduti. Una mia carissima amica ha vissuto un’esperienza simile  e da lì ho iniziato a scrivere di Beatrice – che non è il vero nome della mia amica. Al nastro di partenza erano quindi alla pari, la mia protagonista di carta e la mia amica in carne e ossa. Poi “la starter” (io)  ha dato il via alla gara e ognuna di loro ha preso strade diverse… giungendo però all’arrivo, entrambe, con la consapevolezza di non essere – e soprattutto non sentirsi – mai sole.

Ci sono, dunque, attimi di vita realmente vissuta, da me o da terzi, che si romanzano dentro attimi che vivono di vita propria, nata dalle dita che digitavano frenetiche sulla tastiera.

Personalmente amo scrivere di emozioni perché di emozioni vivo. Gioia e dolore mi tatuano i secondi vissuti ed è per questo che riesco (anche se non spetta a me giudicarmi) a usare metafore realistiche.

Nessuno vive senza soffrire. Io seziono ogni emozione che mi scivola sottopelle, con precisione quasi chirurgica sviscero le lacrime e i sorrisi, da ciò imparo ad ascoltarmi e a descrivere le emozioni nei miei scritti.

 

Pur nella tristezza della vicenda narrata, dai un messaggio positivo: l’importante ruolo che ha una famiglia nella vita di ciascuno di noi. La famiglia è complice nei momenti di svago e di allegria, ma anche ancora di salvezza quando si è in balia di una tempesta in mare aperto. Credi che la famiglia di oggi riesca sempre in questo intento?

Per me la famiglia è una quercia secolare al cui tronco appoggiare il palmo della mano per sentirsi “a casa”, è fronda verde sotto cui trovare riparo dalla calura estiva, è radice che esce in superficie, su cui sedersi per ammirare ciò che ci circonda. È concretezza, storia, patrimonio. Al giorno d’oggi le notizie di cronaca si fanno sempre più pregne di avvenimenti tristi, dolorosi, crudeli. Questa è la vita e questa è la realtà, sbagliato e ingiusto sarebbe nasconderla! Ma esistono pure le famiglie sane, solide, capaci di farsi reciprocamente tronco, alternandosi nel mantenere solido l’equilibrio. Non è favola, non è magia, non è utopia: è la realtà. Perché non parlarne? Perché non circondare Beatrice da persone che vivono di rispetto reciproco? Ho fatto nascere in questo contesto una Beatrice allegra, retta, positiva. Una bambina che diventa donna con facilità, e proprio per questo impara fin da subito a ridere ma non a piangere. Come si affronta un dolore che ti riguarda in prima persona, se fino ad allora – non da viziata – ti sei sempre sentita protetta all’interno del tuo uovo familiare?

Voglio svelarti una cosa: certe scenette, certi rituali che lei ha con i suoi familiari, appartengono alla mia quercia, alla mia famiglia. Ridere è importante tanto quanto dialogare, se non lo si fa in famiglia… dove? Non sempre è facile, non tutti hanno la fortuna di poter vivere in un ambiente sereno, lo so bene e non lo do per scontato.

Non possiamo scegliere la nostra famiglia, ma possiamo scegliere con chi intersecarci, facendoci nucleo di della nostra cellula.

Mi piacerebbe solo che chi ha la fortuna di vivere circondato dall’amore se ne renda conto e non si vergogni di dire “Grazie” o “ti voglio bene”… perché sono parole che si pronunciano in un secondo ma che, appunto, si dilatano nel tempo.

Particolarmente dotata nelle descrizioni, capace di sviscerare i pensieri più profondi, rendendoli quasi palpabili, mi chiedo se hai in serbo qualche altro progetto con cui deliziare noi lettori.

Che bei complimenti mi fai! Spero che chi legge il mio libro possa sorridere, trovarne sollievo, riflettere su certi temi o semplicemente vivere delle emozioni aperte e chiuse, in sé.

Beatrice è qui, mi fa l’occhiolino dal monitor. La sua cartella è vicina a quella di Gustav, il nuovo personaggio che è venuto a camminarmi in testa spalancando la porta in modo poco silenzioso. D’altra parte lui ha la grazia di un elefante, una mole imponente e la voce baritonale. Al contrario di Bea, lui non si congela ma continua ad affrontare la vita – e tutto ciò che ne comporta – con calore, di petto, sole in faccia senza crema protettiva. Io lo adoro! Ma sono di parte…

È stato un vero piacere chiacchierare con te. Grazie per i concetti profondi che hai espresso e che condivido. Grazie Lisa per essere stata con noi.

Grazie a te, Tiziana, per avermi fatto queste domande dandomi la possibilità di parlare di certi aspetti su cui ancora non avevo detto nulla.

Grazie per la delicata attenzione e curiosità.

Ho finito l’acqua e menta, refrigerio estivo… chissà se la prossima volta parleremo di Gustav, davanti ad una fumante tazza di thè allo zenzero…

Non vedo l’ora di conoscerlo. Grazie ancora!

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