“Un firmamento di stelle” di Rosaria Andrisani

“Un firmamento di stelle” di Rosaria Andrisani

recensione di Elvira Rossi

 

Rosaria Andrisani

Le poesie della raccolta “Un firmamento di stelle” sono state suddivise dall’autrice in due sezioni.

L’elemento visivo, che colpisce prima ancora della lettura, è la brevità che caratterizza tutti i testi.

Alla poesia “Le mie parole” è stato affidato il compito d’introdurre e precisare il significato complessivo delle liriche.

Pochi intensi versi, per definire il potere evocativo della parola poetica, che danzando tra “le stelle del firmamento” eleva i momenti e i sentimenti della vicenda umana nell’atmosfera magica della rappresentazione artistica.

La brevità dei testi ha il potere di catturare l’intensità del momento emozionale dell’ispirazione, che non viene né dispersa né contaminata da alcun artificio o concetto, che le risulti estraneo.

Frammenti di un lirismo, che si propone attraverso una lettura meditata.

Tale poesia, che sembrerebbe accogliere con estrema rapidità un moto dell’animo, dovrebbe essere letta lentamente.

Testi, che come questi si avvalgono poco della musicalità dei versi e si sostengono sulla forza delle immagini, perché siano stimati, richiedono anche un istante di attenzione, per andare oltre la semplicità ingannevole delle parole, che hanno una loro densità poetica e di pensiero.

Una poesia che merita di essere letta con il cuore e con la mente.

Le poesie della prima parte sono suggerite da stati d’animo di malinconia, amarezza, solitudine, fragilità, o dal bisogno di decifrare elementi della realtà.

In uno dei primi testi “La condizione umana”, sebbene si ricorra a parole facili, si colgono figurazioni poetiche d’idee.

Infatti sono rappresentate l’incertezza e la vulnerabilità della condizione umana attraverso una connessione analogica: l’uomo ignaro cerca una verità, che non riuscirà mai a conoscere e “scalzo”, ovvero privo di protezione, stenta a orientarsi in una moltitudine di “immagini virtuali”.

Sia nella poesia “Donna” che in “Mente” è espressa l’aspirazione a decodificare poeticamente due concetti. Talvolta sembra di stare di fronte a un gioco serio di scrittura poetica, perché l’autrice parte da un concetto e, abbattendo la cortina della razionalità, lo denuda della sua concretezza.

Procede, quindi, in un lavoro di scavo, per portare alla luce l’espansività della potenzialità poetica di un termine.

Una parola, che abbia un significato scarno e limitato, qualora venisse adescata da un animo poetico, assumerebbe un numero incommensurabile di sfaccettature. Ed è quello che avviene in due componimenti “Donna” e “Mente”.

Maria Rosaria Andrisani nella parola donna scorge il mistero di una creatura, che per la grazia rivela la delicatezza di un fiore appena sbocciato e per la determinazione esterna il coraggio di nutrirsi di “attimi e di sogni”. Attraverso l’accostamento di parole comuni la poetessa definisce “La mente” nido di pensiero, generando una garbata immagine, carica parimenti di serietà e delicatezza.

Maria Rosaria Andrisani, prima ancora di comunicare con gli altri, sembra avvertire l’esigenza di guardare dentro se stessa, precisando la natura e i confini di uno stato interiore.

Tale propensione si palesa in particolare in alcuni componimenti. In “Solitudine” un silenzio smarrito accompagna la memoria di affetti lontani e l’amarezza delle assenze con l’unico conforto delle lacrime.

Tramonto” e “Malinconia” sono accomunate dal medesimo tema, una dolce malinconia, un sentimento tenue, mai struggente e tormentato, che si lega ai ricordi e all’affievolirsi dei sogni.

In questi versi s’intuiscono sensibilità ed equilibrio, inteso come capacità di controllare le emozioni.

L’animo, pur essendo consapevole delle negatività della vita, non cede la propria serenità e non si smarrisce.

Nelle difficoltà, senza alcuna deviazione, volge lo sguardo al dolore come se lo guardasse diritto negli occhi, conservando compostezza e pacatezza.

In tempo che scorre” è espresso il rammarico per la stoltezza dell’uomo incapace di riconoscere e apprezzare i momenti di gioia, da cui si allontana, per inseguire mete immeritevoli di attenzione.

In amarezza”, una delle poesie meno brevi, accanto al tema del rimpianto compare quello del rimorso, anzi dell’”aspro rimorso”.

Ed è l’unica volta che si ricorre a una connotazione dura sia per il significato che per la sonorità.

Rimorso generato da parole non comprese o forse da frasi incautamente pronunciate, ipotesi sostenuta dai primi versi:

Non sapevo di dover scegliere”/ Non sapevo di poter piangere”.

Si reputa che le poesie siano state disposte secondo un ordine cronologico, seguendo il percorso spontaneo dell’ispirazione.

Nella prima fase la poetessa si pone in ascolto di se stessa e si svela attraverso momenti di piena intimità. Cattura con rapidità le proprie sensazioni, le traduce con altrettanta celerità in frammenti, che con tratti essenziali e significativi disegnano idee fitte di poesia.

Nelle prime liriche al desiderio prevalente d’incontrarsi con gli aspetti più reconditi dell’animo corrisponde un atteggiamento di maggiore distacco dalla realtà esterna.

Tuttavia l’autrice non alza mai delle barriere tra sé e il mondo ed è incline ad armonizzare il sentimento e il pensiero, l’emotività e la razionalità, l’interiorità e l’esteriorità.

Quando concentra l’attenzione su un singolo sentimento è solo per illuminarlo e condurlo a livello di coscienza, per poi rimetterlo in gioco in una visione conciliante e totale della vita.

Nella seconda parte i versi con modalità esplicita alludono a un cambiamento, che comporta un’adesione più convinta alla sfera dell’esistenza dopo un periodo di prevalente meditazione.

Tuttavia non è che si possa parlare di nuovo corso della poesia, in quanto gli elementi distintivi, tematici e stilistici, restano immutati.

L’unica modesta alterazione attiene a una diversa distribuzione di attenzione, che sarà più favorevole alle vicende meno intimistiche.

Le poesie “Cambiamento”, “Giorno nuovo”, “Rinascita” sono titoli emblematici, che già anticipano i nuclei focali dei testi. In questi versi è espressa la volontà di non lasciarsi condizionare troppo dagli eventi passati:

“…la mia forza e la mia volontà/di correre e non guardare indietro…

Desidera vivere il presente con serenità, se non addirittura con gioia:

“…la mia forza e la mia volontà…di condividere istanti e gioia…”.

Manifesta un’attesa più fiduciosa rispetto al futuro:

Nuovo risveglio di un’alba che nasce”, “Mi specchio nel mio volto nuovo”.

La ”Mente”, che prima è stata definita nel suo immobilismo, ora acquista una nuova vita e un diverso movimento, da “nido di pensieri” diventa “viaggio della mente”.

La poetessa con fierezza acquista maggiore consapevolezza della propria forza, che la spinge ad allontanarsi dagli spazi opachi, per avviare un confronto sincero con la verità del presente.

Il velo di sottile malinconia, più accentuato nelle prime poesie, tende a dissolversi, lasciando spazio a uno stato d’animo improntato alla fiducia e alla promessa di felicità:

Rinasco ogni giorno nell’attesa di un nuovo miraggio”, “Vorrei indossarle/ le ali della felicità nei miei inverni”.

L’epilogo, che conferma l’affermazione della propria individualità e della propria determinazione, è nell’incontro con gli affetti familiari: “Con voi”, “Con gli occhi dei bambini”, “La gioia”.

Nei versi si intuisce una nota di misurata commozione, sia quando esprime la propria gratitudine per gli affetti familiari sia quando sottolinea la forza rigeneratrice dello sguardo luminoso dei bambini e in particolare della figlia.

Non è una condizione fortuita che a chiudere tale raccolta ci sia la lirica “Gioia”, sentimento che s’identifica con la propria bimba.

I sentimenti espressi dalla poetessa, o che si tratti di malinconia o di gioia, sono sempre contenuti e frenati da un temperamento, che non è avvezzo né allo smarrimento e né all’esaltazione.

Inoltre la dimensione emotiva e quella razionale non entrano mai in conflitto, ma tendono ad armonizzarsi attraverso un reciproco accordo.

I versi sul piano della connotazione stilistica prescindono dal rigore di una poetica tradizionale e sfruttano le potenzialità sonore ed espressive della parola.

Le forme lessicali, che non attingono a un repertorio letterario, derivano prevalentemente da un registro medio della comunicazione e attraverso insoliti accostamenti creano figure analogiche, rilevanti sul piano della trasmissione emotiva Versi liberi con un gioco naturale di assonanze e termini dai suoni prevalentemente dolci creano un’andatura piacevole e solo lievemente ritmata.

Titolo: “Un firmamento di stelle”
Autore: Rosaria Andrisani
Edizione: Flower-ed, 2015

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *