“Mi ricordo” di Ilaria Biondi

Contest Amarcord

Mi ricordo i “cassalét” (caccialetto), una polentina molle a base di farina bianca stesa direttamente sul piano di legno e condita con sugo povero rosso, che consisteva in cipolla dorata nel burro e concentrato di pomodoro. Un piatto poco costoso, che apparteneva a un’epoca solcata di miseria. Una pietanza di cui serbo, in bocca e nella memoria del cuore, il calore gioioso e accogliente delle mani della nonna Carmela e il sorriso allegro di noi tutti, aggrappolati attorno al tavolo per mangiarla a cucchiaiate avide di golosità.

Mi ricordo il guizzo scarlatto e impudente dei gerani della nonna Olga. Il piccolo cortile davanti alla sua casa era trapunto di corolle sgargianti, che sfidavano ardite il vento antico di cui odora, da sempre, il mio piccolo borgo. Vasi di coccio sbrecciati e carezzati da granelli di muschio. Vecchi catini di zinco ammaccati e arrugginiti dalle troppe piogge e dalle mille fatiche. Due pitali smaltati di bianco con una riga blu sull’orlo, destinati per nascita a un uso meno nobile, ma ai quali la traboccante passione floreale della mia nonna aveva inconsapevolmente regalato un destino di piccola felicità, tra terra umida di rugiada e petali innamorati dell’estate.

Mi ricordo la sveglia di mia zia Maria, con i pulcini disegnati sul quadrante bianco, e la gallina dal collo semovente, che scandiva l’inesorabile scivolio dei secondi becchettando invisibili chicchi di grano che solo lei riusciva a scorgere. Nelle domeniche assolate, quando la campagna rigogliosa reclamava il sudore di tutta la famiglia, io sgattaiolavo furtiva nella camera degli zii e frugavo, con curiosa impazienza, tra la biancheria fresca di lavanda, alla ricerca di quel tesoro nascosto, comprato per poche lire, che la Maria segregava  stizzita nel fondo dell’armadio, esasperata nelle lunghe ore di buio e insonnia dal ticchettio impertinente di quella chioccia, alla quale avrebbe volentieri tirato il collo!

Mi ricordo le lunghe giornate di giugno. Il verde quasi gracile delle foglie nel vento che ondeggia tra le nuvole spumose, dietro l’abbraccio morbido delle fronde della quercia. Il celeste sfilacciato del cielo soffia sogni e sospiri in seno al tramonto che si avvicina. Cala il velo dolce della sera e le lucciole zampillano sulle spighe croccanti. Spalanco la finestra che dà sul prato davanti casa e mi incanto davanti a quel brillio intermittente che ha un lieve palpito di miracolo. Nel silenzio squarciato, appena, dal sordo canto dei grilli, la loro danza di carezza si posa limpida sul grembo nudo della mia anima. Oggi, come allora…

 

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