Le perle del drago verde – di Lisa See

Le perle del drago verde – di Lisa See

Recensione di Lisa Molaro

Lisa See Le perle del drago verde

Come spesso accade, quando ci si trova dinanzi ad una gran quantità di cose da dire poi non si sa da dove iniziare, proviamoci.

Innanzitutto specifico che questo libro di Lisa See  è il secondo capitolo della saga delle sorelle Chin, proseguimento del romanzo: “Le ragazze di Shanghai”.

Il fatto di non aver letto il primo romanzo non nega la possibilità di “affrontare” questo librone che offre spesso dei richiami al romanzo antecedente e ne spiega quindi i vari passaggi.

Si può quindi benissimo iniziare a leggere i romanzi della See partendo da questa storia.

Ho usato il verbo “iniziare” perché sono certa che poi vorrete leggere ogni suo scritto.

Sarà sicuramente più bello e ricco, visto che una delle principali caratteristiche di Lisa See è, a mio parere, la grandissima quantità di sfumature con cui dipinge i suoi personaggi e tutto ciò che li circonda.

L’autrice ci permette così di crescere assieme a quasi ogni nome citato nel suoi libri.

Ora però parliamo di questo romanzo.

Tutto ha inizio con la speranza, giovane, di una ragazza che crede di avere la convinzione e la forza di un  ideale politico sicuro. Ragazza che, però, dopo aver provato una grande delusione familiare, si sente sdoppiata nel cuore e crede che il suo “uno” si trovi in una Cina maoista.

Nonostante abbia amato profondamente il padre che l’ha cresciuta ora le è fondamentale conoscere il padre naturale: Z.G. un famoso e affermato artista ai servizi di Mao.

Lei  crede che questa necessità si sposi bene con la sua voglia di rispondere alla chiamata che Mao fa a tutti i cinesi, compresi quelli d’oltreoceano, di unirsi al lavoro collettivo di crescita del Paese…

Joy ha diciannove anni quando di nascosto, in una notte graffiata dalle lacrime, lascia in silenzio Chinatown per raggiungere Shanghai.

19 anni.

Non voglio raccontare tutto quello che via via le accadrà però posso assicurare che si tratti di un intero mondo racchiuso in poco più di 400 pagine!

Tanto sono minuziose le descrizioni di quasi ogni singolo passo, fatto da piedi ben chiusi e protetti in scarpe eleganti o da piedi scalzi, dalla pelle coriacea.

Piedi capaci di calpestare terra di campagna sopra cui sono stati sparsi pezzi di vetro per “concimare” il terreno. Piedi piccoli, fasciati, ed incapaci di sostenere il peso di anziane donne.

Tanto minuziosi, questi laceranti dettagli scritti da Lisa See.

Tanto è spessa la patina che copriva la Cina del Grande Balzo all’occhio occidentale!

La vita delle campagne. Vita di comunità gestite da capi brigata. Vita sconosciuta nelle città del Paese.

Tant’è che ad un certo punto emigrare dalla campagna era assolutamente vietato al fine semplice di evitare il divulgare della miseria e del fallimento che certe propagande avevano creato. Ovviamente Joy si ritrova impantanata in tutto questo schifo politico e in tutta la cattiveria e la brutalità che spesso l’ignoranza unita alla fame genera.

Questo è un romanzo basato su documentazioni vere.

Libro di passioni a tutto campo. L’amore sicuramente regna in quasi ogni pagina, ma non si tratta di amore banale e semplice. E’ mai l’amore banale poi, mi chiedo?

In questo caso è amore capace di smuovere sia le montagne, che per Mao rappresentano i maschi, sia l’acqua che invece simboleggia le donne.

Interessante è la diatriba che ad un certo punto si scatena, durante la lettura, in una sessione di critica all’individuo che ha infranto le regole:

Le montagne si ergono al cielo, innalzandosi e dimostrando la loro altezza mentre l’acqua scorre in basso, dimostrando la sua bassezza…

no… dice qualcuno…

non è così lineare: l’acqua scorrerà anche in basso ma con la sua imprevedibilità e costanza è capace di smuovere le montagne annullandone l’immensità e corrodendone la base!

Non ho riportato fedelmente le espressioni usate, il pezzo è lungo quasi un capitolo e sarà bello per voi leggerlo, se lo vorrete.

C’è storia in questo libro, ce n’è tanta da far accapponare la pelle!

Si banchetta con Mao tra portate deliziose e super abbondanti.

Si ascoltano le sue parole con convinzione ed asserimento.

Si dipinge per lui, con voglia di soddisfarlo e di brillare ai suoi occhi, ma via via i soggetti cambiano e si dipingono murales pieni di messaggi verso l’esterno, con un gufo e con l’immagine di Cristo nascosti tra le cortecce degli alberi, ben sapendo che l’altoparlante appeso ovunque lancia sempre il messaggio implicito.

“è necessario colpire l’uccello che solleva la testa”.

Testa comune da colpire dipingendo di orgoglio le loro piume da pavone ma, allo stesso tempo, dipingere, sperando che un domani qualcuno possa capire ed arrivare in soccorso!
Questi colori sono stati fatti quando ancora sugli alberi c’erano foglie, fiori e cortecce.

Quando gli altiforni ancora avevano gente con la forza per lavorare ed il sangue in corpo capace di alimentare la vita nei corpi.

Poi però, tutto questo è finito e nemmeno il sangue scorreva più nelle vene delle persone sfruttate all’inverosimile e ridotte ad un mucchietto, della consistenza di una pallina di riso.

Persone che nella testa avevano una sola parole: “fame“!

Ed in tutto questo uragano di devastazione Joy concepisce…

UNA FEMMINA e si batte contro chi vorrebbe chiamare la neonata: “Maiale” o “Cane” e la chiama invece Samantha a ricordo del Padre che l’ha cresciuta a Chinatown e che si chiamava Sam.

Mai abbassare la guardia perchè assentarsi un attimo può rivelarsi irrimediabile.

Niente è mai come sembra.

Gli ultimi capitoli del romanzo si tingono di tonalità scure, realtà degna da film dell’orrore.

Le scene che via via si materializzavano davanti alla mia mente vi assicuro che mi hanno fatto temere l’insonnia!
Non è un libro facile, non è un libro easy.

Non è un libro per ridere o da leggere sotto l’ombrellone, con leggerezza.

Colore, quadri, eleganza, torte ai petali di rosa, suole fatte con giornali incollati, nasi, bocche, dita, acqua a bollire e gocce di sangue versate nell’acqua in segno di rispetto, grano, bufali d’acqua.

Mao, volti che sorridono e colori accesi, rughe e labbra viola, occhi spenti e violino stretto al petto di un bambino, buche scavate, punizioni, vergogna, senso di colpa, fiducia, speranza. Piume di gallina, tradizione, paura, polvere, scala rotta, murales, scorte di cibo, lettere, censure, biscotti e corredo per neonato, freddo, caldo, zodiaco cinese, coniglio, drago, tigre, coraggio, fasce che si srotolano e piedi che sanguinano, donne, uomini, topi… mosche.

E sopra a tutto ciò un filo: quello che divide la vita dalla morte.

Consigliatissimo a tutti, d’altra parte Lisa See non delude mai!

Siccome spesso nel libro l’autrice fa riferimento alle caratteristiche degli animali dello zodiaco cinese penso possa interessarvi l’allegato che riporto:
http://it.wikipedia.org/wiki/Astrologia_cinese

P.s: se credete che io, scrivendo tanto, vi abbia anticipato parte del libro, siete lontani dalla riva come quel naufrago  che in mezzo al mare, dalla zattera, scruta l’orizzonte blu oceano.

Niente è mai come sembra, sia nel bene che nel male!

Una foto della bella autrice, Lisa See:

Lisa See

Titolo: Le perle del drago verde
Autore: Lisa See
Casa editrice: Longanesi (18 ottobre 2012)
Pagine: 439

Sinossi:

Unite da un profondo affetto e dalle vicende di un’esistenza travagliata. Le sorelle May e Pearl Chin, dopo una giovinezza felice a Shanghai, la “Parigi d’Oriente”, vivono nella Los Angeles degli anni Cinquanta costrette dal padre a un matrimonio d’interesse con i fratelli Louie.

Nella Chinatown della città, le due famiglie hanno allevato Joy, ora diciannovenne, che scopre per caso, con dolore, di non essere figlia di Pearl e Sam, come ha sempre creduto, bensì di May e del suo grande amore di gioventù, il pittore cinese Z.G.

Sconvolta, la ragazza decide di recarsi nel Paese al quale sente di appartenere, per conoscere il suo vero padre.

Ma la Cina che l’attende è la Cina maoista del Grande Balzo in avanti. Un Paese in cui gli individui non contano nulla, piegati dal potere e dalle sue richieste spietate.

Lo stesso padre di Joy è osteggiato dal nuovo regime in quanto artista e sta per partire per la campagna dove dovrà “imparare dalla vita reale” e fare autocritica.

Nel suo entusiasmo cieco per il Paese che sente come suo, Joy decide di seguirlo e in un villaggio sperduto si innamora di Tao Feng, un contadino.

Nel frattempo a Los Angeles, la “madre” di Joy, Pearl, decide di recarsi a sua volta in Cina per riportare a casa “sua” figlia…

https://www.amazon.it/perle-del-drago-verde/dp/8830433225/ref=tmm_hrd_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=

 

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