“Il buio oltre la siepe” di Harper Lee

“Il buio oltre la siepe” di Harper Lee

recensione di Anna Fresu

siepe

Era il 1960 quando Harper Lee, nata a Monroeville, in Alabama, il 28 aprile 1926 e scomparsa il 19 febbraio 2016, pubblicava negli Stati Uniti “To Kill a Mockingbird”, e successivamente in Italia la traduzione sotto il titolo “Il buio oltre la siepe”.

Erano gli anni di John Fitzgerald Kennedy, che sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti l’anno seguente, di Martin Luther King, di Malcom X e delle loro battaglie per i Diritti Civili. Sarà solo nel 1964 che verranno abolite dal Governo Federale le leggi sulla segregazione razziale dei neri negli Stati del Sud, quasi cento anni dopo la loro entrata in vigore, con il Civil Rights Act e nel 1965 con il Voting Right Act.

C’era voluta Rosa Sparks che nel 1955 si era rifiutata di cedere il posto ad bianco su un autobus extraurbano contravvenendo alle leggi sulla segregazione che definiva spazi separati per bianchi e neri su mezzi di trasporto, bagni pubblici, scuole, ospedali, istituzioni religiose, chiese.

C’era voluto il suo arresto e il boicottaggio pacifico organizzato da Martin Luther King sulle autolinee di Montgomery per 381 giorni.

C’era voluto l’arresto del leader nero e di altre 90 persone di colore che però vinsero il ricorso in appello e il 4 giugno del 1956 la sentenza emanatada una corte distrettuale dichiarava anticostituzionale la segregazione razziale sugli autobus.

C’era voluto l’ingresso degli Stati Uniti nell’Organizzazione delle Nazioni Unite che rendeva sempre più difficile criticare ed opporsi alle ingiustizie razziali di paesi di altri continenti quando loro stessi negavano gli stessi dirittti ai concittadini di colore.

C’era voluta l’indipendenza che proprio in quegli anni gli stati africani stavano finalmente conquistando.

Ci sono volute tante cose, tante volontà, tante leggi ed emendamenti, in un cammino che non è ancora del tutto finito.

È il 1930 il tempo in cui si svolge la vicenda narrata nel libro, tempo della Grande Depressione che in quegli anni aveva sconvolto l’economia mondiale e aveva fatto recedere gli Stati Uniti che, dopo la Grande Guerra, avevano conosciuto un periodo di grande prosperità.

Il luogo è Maycomb, una cittadina dell’Alabama, dove la vita sembra scorrere tranquilla nel rispetto delle regole e delle gerarchie di sempre.

Una cittadina dai confini ben marcati al suo interno e che non devono essere valicati: le casette con giardino di stile ancora vagamente coloniale, le siepi basse che limitano ma non occludono le proprietà, la chiesa come luogo d’incontro e rito di conferma e appartenenza della comunità, i salotti dei tè metodisti riservati alle signore per riconoscersi fra simili e magari tagliare i panni addosso a chi non lo è o non lo è del tutto e celebrarne l’emarginazione, la scuola apparentemente per tutti ma non di tutti.

E poi, ai margini, – distanti al punto giusto – le case dei poveri, dei nullafacenti, dei saltimbanchi del quotidiano. E più in là ancora le baracche dei neri.

Tutti insieme ma mai mescolati, ciascuno con un ruolo preciso per mantenere in armonia una società che già si sta disfacendo senza che nessuno se ne renda conto.

Fino a che non accade qualcosa che – almeno per un po’ e per gli uomini di buona volontà – non spezza l’illusione. In questa società tutto è blando, mistificato, ipocrita, privo di passioni e chi sfugge a questi canoni consolidati dev’essere emarginato o rimesso al suo posto.

Certo non rientrano nello schema Atticus Finch e i suoi figli Jean Louise (Scout), una bambina di sei anni all’inizio del racconto, e Jeremy (Jem) maggiore di quattro anni.

Atticus ha perso la moglie e ha educato i suoi figli, con l’aiuto di Calpurnia, la governante nera, alla libertà e al rispetto.

I ragazzi sono liberi di giocare dove vogliono e di vestirsi come vogliono, pantaloni e tute senza differenze di genere; imparano presto a leggere con l’aiuto del padre e sono divoratori e inventori di storie che accompagnano le loro giornate e si trasformano in gioco, in teatro. Atticus Finch fa l’avvocato e non ha grandi ambizioni se non quella della giustizia.

Il titolo del libro in inglese “Non uccidere l’uccellino” si riferisce agli insegnamenti che il padre trasmette ai figli invitandoli al rispetto per chi è più fragile, indifeso e inoffensivo.

Fragile e indifeso è Boo (Arthur Radley), che i genitori hanno chiuso in casa fin da ragazzo per evitare il riformatorio o l’obbligo di frequenza dell’istituto industriale imposto dal giudice a lui e ai suoi amici per schiamazzi e frasi oscene che per un momento hanno turbato la comunità.

Boo non è mai più uscito, se non forse di notte e su questo esistono solo fantasie ma non prove, da quella casa che solo una siepe separa dalla casa dei Finch e riempie l’immaginario dei ragazzi.

Il buio oltre la siepe – che dà il titolo all’edizione italiana del libro è il mistero, che separa la “normalità” dalla deviazione, dalla follia, da ciò che non si conosce e non si capisce e che si cerca in ogni modo di interpretare, di arginare.

Il buio è ciò che separa la vita di tutti i giorni dagli altri, dai diversi: dementi, come probabilmente ciò che Boo è diventato con la segregazione; violenti, come Bob Ewell che non ha mai fatto niente per migliorare la sua condizione sociale; tragressivo, come il signor Raymond che convive more uxorio con una donna di colore da cui ha avuto dei figli e che si finge alcolizzato per non rendere conto a nessuno delle sue azioni.

O semplicemente nero, non importa se gran lavoratore e pacifico, come Tom Robinson che viene accusato di stupro nei confronti di Mayella la figlia di Bob Ewell per mascherare invece il degrado e la violenza domestica. Sarà Atticus Finch a curarne la difesa in una causa che coinvolgerà tutta la comunità e che gli regalerà il titolo di “negrofilo”.

L’avvocato renderà nulle tutte le prove a carico del suo difeso ma ciò non impedirà la condanna dell’imputato che, non credendo alla possibilità di una rivalsa in appello come sostiene Finch, cercare di fuggire e sarà abbattuto “come un uccellino indifeso” lasciando moglie e figli in estrema povertà.

Scout e Jem, trasgredendo gli ordini del padre, assisteranno al processo, seduti sugli spalti riservati ai neri. Questo sarà altro motivo di scandalo per la comunità e occasione di vendetta per Bob Ewell che cercherà di ucciderli non avendo sopportato le evidenze del suo crimine presentate dal padre. Sarà Boo che uscirà allo scoperto per salvare i ragazzi, uccidendo Bob Ewell.

Il Buio oltre la siepe è un romanzo di formazione, il racconto del processo di crescita e di presa di coscienza della realtà e delle conseguenze delle proprie azioni, dei valori che vale la pena condividere da parte di Jem e di Scout.

Sarà una lezione su cos’ è il vero coraggio:

“Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda”.

La vicenda è raccontata dalla piccola Scout con il linguaggio diretto e lieve, a volte ironico e impietoso, a volte stupito, con cui scopre il suo mondo e ne smaschera i pregiudizi.

Harper Lee il 5 novembre del 2007 ha ricevuto per il suo romanzo la più alta onorificenza civile statunitense, la Medaglia presidenziale della libertà che, secondo la motivazione del premio:

“Ha influenzato il carattere del nostro paese in meglio.

È stato un dono per il mondo intero.

Come modello di buona scrittura e sensibilità umana questo libro verrà letto e studiato per sempre”.

Titolo: “Il buio oltre la siepe”
Autore: Harper Lee 
Edizione:  Universale economica, Feltrinelli, 1982

 

 

 

Emma Fenu

Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente.

Sono Laureata in Lettere e Filosofia e ho, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.
Scrivo per lavoro e per passione.
Mi occupo da anni di storia delle Donne, critica, letteratura al femminile e iconografia di genere; tengo un corso di scrittura creativa; recensisco libri, intervisto scrittori; organizzo e partecipo ad eventi culturali; gestisco siti e blog dedicati al mondo della cultura, fra cui “Cultura al Femminile”.

Ho pubblicato un saggio, “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena”, un romanzo – inchiesta, “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”, sul lato oscuro della maternità, racconti, fiabe e poesie e una saga familiare, “Le dee del miele”, che si snoda in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove sono le donne le custodi della vita e della morte. Scrivo fiabe, racconti e collaboro per varie antologie.

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