Il Rogo di Campo dei Fiori – di Sabrina Granotti

Il Rogo di Campo dei Fiori

di Sabrina Granotti

Recensione di Lisa Molaro

Sabrina Granotti

Con melanconia, mi ritrovo a volgere l’ultima pagina del bel libro di Sabrina Granotti. Cosa ho appena letto? Una storia d’amore?

No, molte storie d’amore che non sempre si contornavano attraverso carne e senso del tatto.

Incasellare, no, delimitare… nemmeno.

Rendere infinito lo spazio e allo stesso tempo ridurlo a “UNO” cosmico.

Ecco, questa è stata la “storia” a cui ho appena assistito.

Per quanto grandi, per quanto piccoli, siamo monadi che interagiscono fra di loro, trasformandosi ogni qual volta una scissione avvenga.

Mens super omnia oppure Mens insita omnia ?

Questo libro di Sabrina Granotti, non è una lezione di filosofia, ma di essa si pregna e, ancora, con essa si sviluppa.

Evolvendosi come le menti delle persone in continua ricerca.

La mano del Diavolo segna la neonata dagli occhi verde smeraldo, occhi di natura.

La mano del Diavolo firma sul capo la bambina,  e la sua firma si fa  inchiostro con grafia dai capelli rossi fuoco; capelli da rapare, da bruciare… bambina da vendere in fretta, senza vergogna o senso di colpa.

Era il 26 marzo 1597, quando Sabrina diventò Simone.

Un bambino varca le soglie di una prigione che, da luogo nefasto, saprà sfumarsi nei contorni, divenendo per lui, nuova genesi.

Non voglio svelare la trama, non voglio alterare il gusto di una portata eccellente da assaporare.

Vi dico solo che, Simone, imparerà a leggere, a scrivere, a padroneggiare il volgare quanto il latino, conoscerà i segreti del sapere e la seta della curiosità.

Riconoscerà i passi del suo maestro, nei suoi e imparerà a percorrere il labirinto della conoscenza seguendo percorsi suoi indipendenti.

“Colui che vede in se stesso tutte le cose è al tempo stesso tutte le cose”

Giordano Bruno.

Nelle carceri del Santo Uffizio si delinea anche un’altra importantissima figura, quella di Claudio.

Si vocifera egli sia il figlio di un cardinale e di una prostituta.

Al lume di una candela, tenendo una piuma d’oca in mano, qualcuno scrive, studia, fa compiti.

Fuori dalle celle, le dita vengono puntate su bocche che si rifiutano di abiurare.

Si usa violenza, si umilia, si alza la voce… in nome della Mens super omnia.

Si serrano le lingue dentro a morse feroci, che non lasciano scampo al libero pensiero; si costruiscono pire, si appiccano fuochi, si incita la gente… e poi, ci si lava le mani dalle dita inanellate.

In nome di un Dio che, sicuramente, chiudeva gli occhi per non assistere a tali barbarie.

La carne brucia, sfigura volti, il cielo accoglie grida e cenere…

La cenere ricade al suolo, si ritrasforma in vita.

Le acque del Tevere scorrono, la loro voce costante è un brusio che sa parlare all’anima di chi sa ascoltarla.

La accoglie, quell’anima, in un matrimonio mistico d’amore puro.

Congiunzione di anime, unione di spiriti. Energia in continuo circolo.

Cappucci di lana grezza celano volti deturpati e cuori bisognosi.

Maddalena accoglie, ascolta, purifica.

Passi trascinati, passi pesanti, passi silenziosi, celati.

Passione, libri, Ipazia, martiri del libero pensiero, Giordano Bruno, Demetrio, Alessandro, Caterina, Lucia, infanzia rubata, erbe, cura, ascolto, boccetta di veleno.

Paura, coraggio, ignoranza, verità.

“Strappare una lingua è una soluzione meno rischiosa del dover controbattere a ciò che essa ha da dire”

Il calendario di Papa Gregorio XIII reca la data 12 gennaio 1599.

Ennio sghignazza, il suo volto deturpato si crede corazza invincibile, acciaio eterno detentore di verità che ha, in fondo, connotazioni vili e volgari mascherate con abiti e tessuti pregiati.

Smarrirsi per ritrovarsi, soffrire per rinascere dal fango più melmoso.

Sperare, imparare di nuovo a lasciarsi avvicinare.

Palpiti, fughe, dipinti, Michelangelo in fuga egli stesso (mi chiedo se fuggisse per i bosco per fuggire alla condanna di omicidio che su di lui gravava…)

L’acqua del Tevere è lì, continua a scorrere.

Occhi verdi che riflettono il bosco. Filosofia della Natura. Fuoco che brucia. Acqua che non si cheta, continuando a sussurrare al vento la sua melodia.

“Quando il potere diventa fanatico di sé stesso, uccide i saggi e ne protegge gli assassini”

Lupus in fabula, forse.

Del fuoco è rimasta qualche scintilla capace di rianimarsi al vento.

L’ignoranza continua ad alzare la voce spinta da Mens super omnia.

2016.

Cercare, studiare, leggere e, soprattutto, riflettere…  cercare incessantemente la propria ragione, rendendola in continua trasformazione, verità mai scritta e mai ritenuta inossidabile.

Mettere in discussione, sempre, ciò che ci circonda, cercare il dibattito con chi non la pensa allo stesso nostro modo, cercarlo con voglia di rafforzare o smorzare la propria convinzione.

Sentirsi piccoli.

Sentirsi mutevoli.

Sentirsi responsabili delle proprie azioni.

E respirare l’aria, toccare l’acqua, calpestare l’erba, alzare gli occhi al cielo e sentirsi pieni di VITA, sentirsi NATURA…

Gran bel libro.

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Titolo: Il Rogo di Campo dei Fiori
Autore: Sabrina Granotti
Casa editrice: self
Distribuito da: Amazon Media EU
Genere: romanzo storico – filosofico

Sinossi:

Romanzo storico. Durante l’Età della Controriforma, una bambina, venduta dalla famiglia alla Curia sotto le mentite spoglie di un ragazzino, viene destinata a servire nelle carceri pontificie. Ivi incontra Giordano Bruno, il quale ne intuisce le sorprendenti capacità intellettive, facendone la propria ultima, straordinaria allieva. Dopo l’esecuzione del filosofo, ella intraprenderà un proprio cammino sulla via della Libera Ricerca…

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