“Sei pietre bianche” di Daisy Franchetto

“Sei pietre bianche” di Daisy Franchetto

Recensione di Altea Alaryssa Gardini

sei pietre bianche

 

Senza coperchio, chiave né cerniera

uno scrigno cela una dorata sfera.”

Lo hobbit – Tolkien

Le pareti sono lisce, tangibili e fragili. Non puoi vederle ma puoi attraversarle e ad un tratto sei dall’altra parte del muro. Tutto non sarà mai più come pensavi che fosse.

Un filamento della tua luce si è rotto, è bruciato ed ha lasciato un solco, la voragine che ti permette di guardare nel vuoto, il vuoto che ti fa spiare nell’abisso ed è allora che li vedi.

I mondi che ti accarezzavano e tu non percepivi, quello che può fare la tua percezione sensoriale ma che ti rifiutavi di toccare, il pozzo è profondo e buio ma tu non hai più paura.

Lunar è una luce senza tempo, una stella caduta portando con sé la sua luce, la sua presenza e la sua voce.

“Loro provano, così intensamente a mostrarci la loro luce. Cercano di farci conoscere la loro esistenza prima della loro scomparsa. Io ammiro questo semplice ed onesto desiderio”

 Zetsuen non tempest – Fuwa Aika

C’è una lunga strada tortuosa, una Casa, sei lapidi e un obelisco.

Ci sono immensi cuori, immensi sbagli, immense ragioni e perduti spergiuri. Allungare la mano e prendere la vendetta, usarla come uno scettro per dimenticare ciò che è perduto, ciò per cui si è perso interesse. Perché cos’è che mi rimane se non posso avere vendetta?

La bontà, le buone intenzioni, la luce del mondo passa attraverso un fuoco le cui fiamme bruciano creando.

Non è difficile toccarlo, ciò che è terribile è la conoscenza delle responsabilità che derivano dal tuo gesto. Non è compito delle spade alate proteggere ciò che tu non puoi comprendere? L’ambizione non è una spada da usare con leggerezza, la lama taglia e ti attanaglia diventando una catena e ad un tratto hai perso l’unica cosa che ti faceva brillare.

Un mondo dove qualsiasi emozione si muove in onde forsennate, vivono di una volontà che è avida di emozioni. Lì mi sono ritrovata, appesa a delle pareti mentre tentavo di trovare qualcosa di realmente importante.

Cercavo la ragione, il pensiero e la forza di un cuore, la forza perduta di amare, non posso smettere di cercarla, il mio mondo ne ha bisogno, io ne ho bisogno, le madri e mia sorella ne hanno bisogno.

Il viaggio di Lunar sarà lungo, pieno di pericoli e di strane creature. Perché strane? La risposta è molto semplice ma non sta a me rendervi facile il cammino.

Lunar ha dovuto perdersi sebbene non lo volesse, a volte è altro che sceglie per noi.

Memorie antiche si risvegliano scatenando equilibri nascosti e spostando veli di coscienza nascosti dalle nuvole e da pioggia di piume bianche e nere.

Non posso evitare di emozionarmi davanti a questo libro di Daisy Franchetto.

Un fantasy che ha un sapore di memoria, mia come vostra. Sei pietre bianche, sei mondi racchiusi in uno scrigno per cui non c’è cerniera se non il velo della coscienza: chi cerchiamo, chi sogniamo e chi abbiamo perduto. Ci sono profezie che non puoi fermare neanche se lo vuoi, ci sono regole che sono nate solo perché l’universo potesse osservarti mentre le infrangi.

Una notte di pioggia, nel giorno dell’eclissi o in qualsiasi altro momento.

Il tempo si circonda e si infrange, torna indietro e può essere afferrato e cambiato.

Autore: Daisy Franchetto
Titolo: Sei pietre bianche
Genere: Fantasy
Editore: Self publishing
Anno: 2016
Pagine: 368

Sinossi:

Pensato come prosieguo di Dodici Porte, primo romanzo della trilogia che ha come protagonista Lunar, Sei Pietre Bianche è stato concepito con una narrazione che lo rende un romanzo indipendente, che può essere letto e apprezzato anche da chi non conosce il primo episodio.

Sei pietre bianche circondano un obelisco nero.
Sei varchi dimensionali.
Un nuovo viaggio alla scoperta delle proprie origini.
Un bambino da salvare, una Dimensione corrotta da una materia oscura, un Amore che ha atteso cento anni per potersi annunciare.
Lunar è tornata.

A tre anni dall’esperienza nella Casa e dalla violenza che l’ha messa di fronte a un duro processo di trasformazione, la giovane protagonista di Dodici Porte non è più una ragazzina.

Abita da sola in un piccolo appartamento in città, studia e lavora. Accanto a lei il fedele cane Sinbad, su cui grava una maledizione che Lunar non conosce, e l’anello che le ricorda costantemente il legame con la Terra dei Morti.
Dopo l’ultima visione avuta fuori dalla Casa, nella quale un bambino veniva rapito da un gigante, la giovane non ha più avuto esperienze del genere, o contatti con altre Dimensioni.

A volte stenta a credere che ciò che ha vissuto nella Casa sia davvero accaduto. Ma c’è l’amico Sinbad a ricordarle chi lei sia.
Lunar ha stretto amicizia con Odilon, un bambino dal passato misterioso che vive in orfanotrofio. Proprio la scomparsa del piccolo, ad opera di un essere spaventoso, riporterà la nostra protagonista e il suo amico a quattro zampe a contatto con le Dimensioni parallele.

Lunar e Sinbad, con l’aiuto di Altea, proveniente dai Cieli Razionali, si metteranno sulle tracce dei rapitori di Odilon. Ha inizio il viaggio attraverso sei portali dimensionali rappresentati da sei lapidi bianche.
Di nuovo un percorso che è insieme scoperta di se stessi e di luoghi sconosciuti.
Di nuovo avventure formidabili che svelano quanto ci sia di sublime e oscuro nell’inconscio.

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