IL NONNO di Rossana Bacchella

AMARCORD
IL NONNO
DI ROSSANA BACCHELLA

Sempre ti vedo, così voglio vederti. Seduto sulla bassa seggiola impagliata a ridosso delle spesse mura della casa, su quello stretto corridoio di cemento che la preserva un poco dalla polvere dell’aia. Ai tuoi piedi piccoli fiori dai caldi colori, bianco giallo rosso…, senza profumo. Le turgide foglie aguzze sono forza e grazia pura imprigionata tra l’arida terra sabbiosa e il grigio cemento.
Ti guardo dal ‘cantinino’ di fronte, solo, stagliato sul muro giallognolo e scrostato. Tagli la tua pesca -anche la frutta mangiavi col pane- nel sole del pomeriggio che tra poco sparirà sotto l’ombra del fienile.
Col coltello in mano mi fai un gesto, segue appena di un attimo il tuo sguardo che, entrato nell’ombra, ora mi nota. “Vieni, vieni far la merenda che c’è la golosa!”.
Ancora mi addolora dolcemente il ricordo delle tue belle mani, mani che ritrovo sempre negli uomini che amo, mani rigide da vecchio, mani che hanno portato il fucile, raccolto fiori e zucchine, zappato la terra, picchiato col grande martello per controllare le ruote dei treni. Mani che hanno sfiorato o violato donne… la nonna?
Lascio volentieri la fresca solitudine dei giochi quieti con piccole bambole da vestire e svestire. Solitudine addomesticata nel cucire minuscoli abiti, mai rifiniti, che, troppo stretti sul collo, infilo a fatica sulle loro grosse teste.
Corro incontro al tuo nero e sdentato sorriso e già so dell’odore di vinaccia e sigaro che mi spiace sentire nei tuoi baci. Ma è poca cosa. Ti abbraccio forte.

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